Lunedì, 30 Novembre 2020

Giletti nella ditta di famiglia: “Ora che papà non c’è più sarò io a incontrare i clienti”

“Gli avevo promesso che me ne sarei occupato e adesso lo farò”, ha raccontato il conduttore che da poco ha perso il padre Emilio, titolare dell’azienda di famiglia

Massimo Giletti

Lo aveva promesso al padre e lo farà: Massimo Giletti, oltre a portare avanti i suoi impegni professionali di conduttore di ‘Non è l’Arena’ su La7, contribuirà a portare avanti l'azienda di famiglia. Il giornalista ha raccontato la sua storia personale in un’intervista al Corriere della Sera rilasciata a qualche giorno dalla morte di papà Emilio, imprenditore noto nel Biellese per essere a capo della Giletti S.P.A, tra i principali produttori di filati al mondo da oltre 100 anni.

“Giurami che, quando non ci sarò più, tornerai qui e manderai avanti la fabbrica con i tuoi fratelli” gli chiese il padre, e lui, che in quell’azienda ha lavorato sin da ragazzino, glielo promise: “Lo farò, non sarà semplice però è nei momenti difficili che capisci chi sei”, ha commentato. Come la prenderanno i clienti dell’azienda? Di certo non resteranno interdetti, ha assicurato Giletti: “Non mi trattano come il Giletti della tv, nessuno mi ha mai chiesto, che so, di Belen, parliamo di questioni tecniche. L’altro giorno li ho stupiti quando ho preso in mano una rocca di filo e l’ho tirato in un certo modo, per capire se era fatto bene (…) Me ne intendo. Sono cresciuto tra rocche e carde, ancora oggi se chiudo gli occhi respiro l’odore del cotone e della lana, quello ti resta dentro per sempre”.

Il rapporto di Giletti con il padre

Nel corso dell’intervista Massimo Giletti ha raccontato il rapporto complicato con il padre Emilio: “Da bambino ero legatissimo alla mamma e lui era... beh, piuttosto allegro sentimentalmente. La vedevo soffrire. Fu per me un dolore intenso, difficile da perdonare”, ha confidato il conduttore che, dopo aver lavorato nella fabbrica di famiglia anche durante il programma ‘Mixer’ che faceva con Gianni Minoli, decise di cambiare definitivamente mestiere “perché papà era un uomo solo al comando, non ha mai mollato, viveva per l’azienda e non delegava niente, stargli accanto era difficile, dopo ogni esame ne seguiva sempre un altro”.

“Da grande certi comportamenti li rivedi con un altro sguardo”, ha poi aggiunto in riferimento agli ultimi anni di vita del padre: “Se ci si vuole bene ci si ritrova sempre. I nostri abbracci sono diventati più intensi, quasi a compensare quelli che non avevo avuto da bambino”.

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