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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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Michela Murgia presenta la sua famiglia queer: "È necessario mostrarla con un governo fascista"

Dopo aver parlato del carcinoma al quarto stadio, della consapevolezza della morte e dell'amore che ha dato e sta dando, la scrittrice ha voluto fare le presentazioni ufficiali delle persone che fanno parte della sua vita

Michela Murgia non poteva non scegliere due parole sarde per presentare ufficialmente la sua famiglia queer. "Sa sposa/su sposu", che letteralmente significano "fidanzata e fidanzato" ma che poi quotidianamente vengono usate per chiamare amici, parenti, i figli, nipoti. Un appellativo affettuoso che racchiude in cinque lettere il significato d'amore. Lo spiega bene la scrittrice che partendo proprio da "sposa e sposo" mostra le persone che da anni fanno parte della sua quotidianità - persone che ha scelto e che l'hanno scelta - e che adesso la accompagneranno fino all'ultimo secondo di vita. 

Murgia ha raccontato con estrema lucidità del tumore al quarto stadio con metastasi anche al cervello, degli ultimi mesi di vita che le restano e soprattutto di come abbia deciso di non curare il cancro ma di sottoporsi a un'immunoterapia "a base di biofarmaci. Non attacca la malattia; stimola la risposta del sistema immunitario. L’obiettivo non è sradicare il male, è tardi, ma guadagnare tempo. Mesi, forse molti" perché "dal quarto stadio non si torna indietro". La scrittrice, che da poco è tornata nelle librerie con "Tre ciotole" libro nel quale racconta cosa sta vivendo, ha comprato casa, presto si sposerà e soprattutto ha deciso di mostrare a tutti la sua "queer familiy", più che una necessità un dovere "con un governo fascista che per le famiglie non riconosce altro modello che il suo", scrive su Instagram.

La famiglia di Michela Murgia

La famiglia non è solo quella di sangue, anzi, per molti la famiglia è composta da persone che si sono scelte e che ogni giorno si scelgono. Michela Murgia su Instagram ha deciso, in nove foto, di fare le presentazioni ufficiali tra la "family" e i social: i volti (come quello di Chiara Valerio e Chiara Tagliaferri) che compaiono nel carosello non saranno ignoti a chi segue la scrittrice su Instagram, ma oggi il suo post diventa un atto politico, come lei stessa scrive. 

"La parola più queer che esista in sardo è 'sa sposa/su sposu'. Letteralmente significa 'fidanzata/fidanzato', ma nell’uso comune è piegata di continuo a rapporti con col fidanzamento non hanno nulla a che fare, così come col genere o con l’età. I padri e le madri chiamano così i figli, che la usano a vicenda e verso i genitori. I nonni e le nonne ci chiamano tutto il nipotame. Gli amici e le amiche si apostrofano in quel modo tra loro anche scherzosamente in forma tronca: 'sa spò/ su spò'. Mia zia e mia nonna mi hanno chiamata più così che col mio nome e mio fratello mi risponde al telefono tutt’ora in quel modo", con queste parole Murgia spiega a chi non è sardo, e a chi non ha amici o familiari sardi, il significato delle due parole che le servono per introdurre i suoi sposi e spose.

"È come se l’intera isola tutti i giorni tenesse insieme i ruoli attraverso la categoria del fidanzamento - scrive ancora Michela - e a pensarci bene è curioso, perché è una categoria incompiuta (una promessa) e non rappresenta alcun titolo familiare. Sposa e sposo sono parole che indicano l’elezione affettiva, non un ruolo. Lo scopo del fidanzamento è conoscersi e piacersi al punto da farsi balenare la felicità a vicenda e mi pare una postura sentimentale molto bella da esercitare".

Poi Murgia parla del perché abbia deciso di mostrare le persone a lei care: "Nella queer family che vivo non c’è nessuno che non si sia sentito rivolgere il termine sposo/sposa in questi anni. Dopo lo sconcerto dei non sardi, ha vinto l’evidenza: l’elezione amorosa va mantenuta primaria, perché nella famiglia cosiddetta tradizionale i sentimenti sono vincolati ai ruoli, mentre nella queer family è esattamente il contrario: i ruoli sono maschere che i sentimenti indossano quando e se servono, altrimenti meglio mai. Usare categorie del linguaggio alternative permette inclusione, supera la performance dei titoli legali, limita dinamiche di possesso, moltiplica le energie amorose e le fa fluire".

E infine l'atto politico: "Nelle foto, esempi di sposa e sposo stabili della mia vita. Sono personali, certo, ma non vogliamo siano più private. La queerness familiare è una cosa che esiste e raccontarla è una necessità sempre più politica, con un governo fascista che per le famiglie non riconosce altro modello che il suo".

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