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Domenica, 19 Maggio 2024
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Morto Sinisa Mihajlovic, la lotta alla malattia: il racconto pubblico della leucemia

Nel 2019 la scoperta della malattia, la chemio, il trapianto di midollo. I momenti belli con la famiglia, la speranza di guarigione e poi la tremenda ricaduta

"Non ho paura, la affronterò e vincerò. Lo farò per me, per mia moglie, per la mia famiglia, per chiunque mi voglia bene", con queste parole aveva annunciato in conferenza stampa, nell'estate del 2019, di avere la leucemia. Era il 13 luglio e Sinisa Mihajlovic si mostrò forte come sempre, anche se nei suoi occhi si poteva leggere il dolore. Il giorno in cui scoprì di essere malato passò la notte a piangere, le sue lacrime però non erano di paura perché la sua volontà è sempre stata quella di lottare, di combattere: le sue erano più lacrime di rabbia. Lui, come ha spesso ricordato, questa sfida la voleva vincere. La notizia della sua morte, avvenuta nella giornata di oggi, ha sconvolto il mondo del calcio internazionale. Non ha mai "voluto fare pena a nessuno" e nessuno ha mai provato pena per lui in questi anni. 

La prima fase della lotta alla malattia tra chemio e il ritorno in panchina, con il suo Bologna

L'8 ottobre 2019 Sinisa Mihajlovic veniva dimesso dal reparto di ematologia Seragnoli dell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna. Con lui la moglie Arianna Rapaccioni, con la quale era legato da quasi 30 anni, insieme erano tornati a Roma per stare alcuni giorni in famiglia. Questo era il secondo ciclo di chemio, il primo era stato ad agosto, pochi giorni dopo la scoperta della malattia. I valori ematici erano buoni e i medici si dicevano soddisfatti della risposta di Sinisa e che avrebbe forse potuto tornare in panchina per seguire il suo Bologna. 

Le sue figlie, Viktorija e Virginia, a settembre, a Verissimo, parlarono della leucemia del padre: "Eravamo in Sardegna, ho sentito mia madre parlare al telefono con lui in camera. Sono andata di là, le ho chiesto cosa stesse succedendo e lei me l’ha detto in lacrime. Pensi sempre che queste cose non possano succedere alla tua famiglia, soprattutto a una persona che fa un sacco di sport come nostro padre". "Paradossalmente - confessarono le due ragazze - è lui che dà la forza a noi. Ha superato tante battaglie nella sua vita, ha le spalle larghe, così come noi".

A dicembre 2019 in una conferenza stampa fece un appello agli italiani di diventare donatori di midollo osseo e in quell'occasione annunciò di essere stato sottoposto anche lui al trapianto: In Italia non si dona abbastanza. Siamo indietro rispetto a Paesi come quelli del nord, gli Stati Uniti e la Germania. Il trapianto di midollo salva vite, quindi donate: io purtroppo non posso più. E chiedo a tutti di schierarsi dalla parte della ricerca: donate". 

Poi Sinisa ad inizio 2020, ospite anche lui di Silvia Toffanin, per la prima volta parlò di quanto è stato difficile il periodo della chemio e del trapianto di midollo: "Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante. Sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 giorni sono i più critici. Poi dopo è tutto in discesa, bisogna avere pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli bene sarebbe già un bel traguardo". In quell'occasione scherzò anche sulla sua forma fisica sottolineando come si fosse "gonfiato" perché "dopo 4 mesi senza fare niente e prendendo 17 pastiglie al giorno"

Tredici chemio in cinque giorni e gli attacchi di panico

Ho fatto tredici chemioterapie in cinque giorni - aveva raccontato l'allenatore - ma già dopo il terzo avevano annientato tutto. Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato". Ancora una volta a dargli la forza di continuare è stata la sua famiglia: sua moglie e i suoi cinque figli.

Le buone notizie, il covid poi Sinisa e Arianna ballerini per una notte

Febbraio 2020 fu un mese buono per Mihajlovich: i risultati delle analisi buone e le sue condizioni di salute in continuo miglioramento. L'ex calciatore tornò alla vita, ma poi è arrivato il covid e per Sinisa significava solo una cosa: avere la possibilità di passare del tempo a casa con la famiglia. Il suo appello fu tanto semplice quanto importante: "I medici stanno facendo un lavoro enorme, abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti. Agli italiani dico: seguiamo le istruzioni che ci danno. Dopo il picco arriverà la discesa e sarà bellissimo".

E proprio al covid anche Sinisa risultò positivo nell'agosto 2020. Era asintomatico e dopo circa due settimana si negativizzò tornando così a seguire il Bologna.

Nonostante lo stop forzato dovuto all'emergenza sanitaria, Sinisa ha voluto vivere al massimo il periodo di tempo in cui la leucemia aveva lasciato il suo corpo. Con la moglie Arianna ha partecipato a Ballando con le Stelle, sono stati ballerini per una notte, poi hanno deciso di risposarsi e scambiarsi di nuovo le promesse di matrimonio. E poi ecco la notizia più dolce: la figlia Virginia aspettava il loro primo nipotino. Impossibile per Sinisa trattenere le lacrime. E a novembre 2021, con grandissimo orgoglio, i due neo nonni hanno condiviso sui social la foto con la loro nipotina.

Il ritorno della malattia e il secondo ricovero

Il 26 marzo 2022, in una conferenza convocata all'improvviso Sinisa tornò a parlare della sua malattia. Sembrava sconfitta e invece gli esami medici che periodicamente doveva svolgere parlarono chiaramente: la leucemia era tornata. Riniziava per lui la battaglia tra chemio e trattamenti, questa seconda volta lo prese meno alla sprovvista, ma la preoccupazione era normale che ci fosse.

Circa un mese dopo Arianna su Instagram pubblicò una foto con Sinisa accompagnata da una dolce descrizione: “Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza. Sei un Leone dal cuore tenero". Un chiaro messaggio anche in questa nuova battaglia non sarebbe mai stato da solo. A maggio finalmente Mihajlovic fu dimesso. Le sue condizioni generali erano buone e nonostante fosse ricoverato non ha mai abbandonato i suoi giocatori, infatti da remoto lui riusciva a controllare tutto, anche se le prestazioni del Bologna non erano poi delle migliori. 

E così a settembre arrivò poi la notizia della volontà della dirigenza del Bologna di cambiare allenatore e dire così addio a Sinisa. Nella nota della squadra si legge: "Una decisione che purtroppo si è resa inevitabile, nonostante il forte legame affettivo che si è creato con la società e tutta la città in questi tre anni e mezzo emozionanti e drammatici. Sfortunatamente anche i cicli tecnici che hanno dato soddisfazioni sportive, come questo, possono esaurirsi e perdere la spinta iniziale".

Gli ultimi giorni

Nelle ultime settimane di vita di Sinisa Mihajlovic non erano stati dati aggiornamenti sul suo stato di salute, ma il tweet di Clemente Mimun, pubblicato il 13 dicembre, aveva creato non poco scompiglio. "Forza Sinisa!" aveva scritto il direttore del Tg5 e questo messaggio era stato come un fulmine a ciel sereno. Un annuncio inatteso riguardo alle condizioni dello sportivo che lasciava intendere fossero peggiorate di nuovo. Un tweet che ha anticipato l'annuncio, purtroppo, ufficiale della sua morte da parte della famiglia.

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