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Domenica, 23 Giugno 2024
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Tiziano Ferro in lacrime a Verissimo, dalla depressione alla rinascita: "Emarginato perché sfigato"

Il cantautore si è raccontato a cuore aperto, ripercorrendo i momenti più difficili del suo passato e l'arma a doppio taglio del successo

Un'intervista verità, profonda e spiazzante, quella di Tiziano Ferro a Verissimo. Il cantautore si è raccontato a cuore aperto a Silvia Toffanin nella puntata evento a lui dedicata, senza tralasciare nulla. A partire dall'infanzia e l'adolescenza, quando veniva emarginato e subiva bullismo "perché sfigato e grasso", fino ai primi anni del successo: "Dicevo che ero felice, ero molto grato e sentivo quella gratitudine come qualcosa che spingeva il mio cervello e il cuore verso quest'obbligo morale di esserci e non lamentarmi, non potevo neanche dire come stavo. Sapevo che era una cosa che non capitava a tutti e mi sentivo inadeguato - ha spiegato - Faccio canzoni, divento popolare, cosa strana per me, in più sei un cantante pop, giovane e cominciano a dirti che sei bello e bravo e io non riuscivo a crederci e mi sentivo fuori luogo. Adesso posso dirti che non l'ho vissuta bene all'epoca ti avrei detto che era tutto bello e tutto ok".

L'omosessualità e i problemi di alcolismo

Il momento peggiore quando ha lasciato l'Italia per il Messico, per poi trasferirsi a Londra: "Dopo il Messico ho preso il diploma di laurea e avevo capito che il mio pensiero libero poteva esistere soltanto lontano dalla popolarità e visto che anche in Messico ero diventato popolare, mi sono trasferito in Inghilterra. Quello, però, è stato un capitolo meno edificante perché non ho fatto amicizie, non andavo a scuola, ho toccato la punta più bassa: quell'anonimato è diventato obbligo alla solitudine e non riuscivo più a guardarmi allo specchio". In quel periodo ha iniziato a fare i conti con l'omosessualità e la paura di non essere accettato: "Subivo mobbing, tutti mi chiedevano con chi stavo, chi volevo, ogni intervista era angosciosa perché sapevo che mi avrebbero fatto quella domanda. Mi sentivo di nuovo in terza media - ha raccontato ancora - pensavo che sarebbe diventata di nuovo la cosa che o avrebbe iscritto all'albo degli sfigati: avevo paura e mi sentivo difettato e l'Inghilterra ha fatto diventare legge l'idea della solitudine. Lì è esploso, in peggio, il mio rapporto col bere e con l'alcol, questo annichilimento della mente"

La depressione

Quando pensava di aver toccato il fondo è arrivata la depressione, dopo gli anni vissuti a Londra: "Non avevo chiesto aiuto perché non pensavo di averne bisogno, pensavo semplicemente di essere nato difettato. La prima svolta è del 2008, perché non riuscivo a parlare con una persona senza sentire che mi puntava un dito pensando che fossi gay. Mi sentivo come messo all'angolo - ha spiegato ferro - ero un sociopatico e a quel punto ho cominciato ad andare in analisi, ho abbracciato una condizione di bellezza, ho iniziato a parlare con amici e famiglia ed è stato automatico parlare con tutti". Il buio lo ha portato a pensare anche al suicidio: "È uno dei sintomi e devi trattarlo come tale, devi capire che l'obiettivo della depressione è vederti a terra. La depressione è furba, ti convince che la zona di conforto tua, quella del dolore, vada bene così"

L'amore per il marito e la paternità

La rinascita è arrivata grazie all'amore. Nel 2016 ha conosciuto Victor, tre anni dopo si sono sposati e lo scorso febbraio sono arrivati i figli Andres e Margherita, la loro gioia più grande. La paternità tanto desiderata, che credeva fosse qualcosa di "negato a quelli come me", ha spiegato ancora commosso: "Quando ti rassegni al fatto che la realtà, se non è bella, è colpa tua e quindi la devi semplicemente prendere in consegna. Io ho vissuto gran parte della mia vita con questa consapevolezza". Poi il miracolo, "quella cosa che accade contro ogni probabilità". Ad aprirgli gli occhi su un sogno che si era realizzato è stato suo padre: "Il giorno della festa del papà mio padre mi fece gli auguri. Era un gesto potente ma scatenò un senso di inadeguatezza una parte di me era ancora zoppa. Una parte di me si era consegnata all'idea che essere padre non era per me". 

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