Sabato, 24 Luglio 2021
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L'Italia firma l'accordo sul clima, per attuarlo bisogna raddoppiare le rinnovabili

A dirlo, nel corso del tradizionale meeting di primavera, è la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile secondo la quale è necessaria una svolta energetica. Ecco cosa aiuterebbe la Penisola a mantenere gli impegni presi a Parigi e confermati a New York

Lo scorso 22 aprile a New York 171 Paesi hanno ratificato l'accordo sul clima di Parigi raggiunto a dicembre. I firmatari si sono impegnati a mantenere le temperature al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenere il riscaldamento entro 1,5 gradi. Semplice a dirsi, più complicato da farsi; soprattutto per l'Italia che per riuscire a mantenere la promesse dovrebbe raddoppiare le rinnovabili.

A fare il punto oggi, nel corso del tradizionale meeting di primavera in cui è stato presentato il Climate Report, è la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. "L'attuazione dell'Accordo di Parigi - ha dichiarato Edo Ronchi - obbliga ad una svolta delle politiche climatiche, a tutti i livelli, compreso anche quello nazionale. Prima si parte, prendendo atto realmente del nuovo obiettivo, prima si possono cogliere le opportunità di nuovi investimenti, di nuova occupazione, di sviluppo di una green economy richiesti e promossi dalle più incisive misure".

Dopo anni di calo, nel 2015 le emissioni di gas serra in Italia sono aumentate di circa il 2,5%. L'incremento è imputabile alla crescita del Pil, al calo del prezzo del petrolio e del gas, all'aumento dei consumi energetici e quindi a un rallentamento delle politiche di efficienza energetica, a un'estate molto calda e all'interruzione della crescita delle fonti energetiche rinnovabili che sono passate dal 16,7% nel 2013 al 17,3% del 2015, una crescita modestissima. Di questo passo l’Italia, pur avendo già raggiunto l’obiettivo europeo del 17% al 2020, è ben lontana dall'attuazione dell’Accordo di Parigi. Il Belpaese, infatti, dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra intorno al 50% rispetto al 1990 e per fare questo sarebbe necessario raddoppiare la quota di fonti rinnovabili, dal 17,3% a circa il 35% del consumo energetico finale al 2030 e nel solo comparto elettrico, le rinnovabili dovrebbero soddisfare almeno 2/3 della domanda di elettricità.

Fondamentale quindi, secondo la Fondazione, definire una nuova strategia energetica nazionale per raggiungere lo scopo. Avviare una riforma della fiscalità in chiave ecologica introducendo una carbon tax e un processo di riallocazione degli incentivi ambientalmente dannosi senza aumentare il carico fiscale complessivo e riducendo la tassazione sulle imprese e sul lavoro; introdurre un sistema di carbon pricing, riconoscendo i costi effettivi dei combustibili fossili e consentendo, così, di incentivare le fonti rinnovabili senza pesare sulle bollette; rivedere gli strumenti a sostegno dell’efficienza energetica per favorire interventi strutturali ad alta efficacia, a cominciare dalla riqualificazione del pieno edificio, varando un piano nazionale di riqualificazione del parco edilizio pubblico; mettere in atto politiche efficaci e concrete per lo sviluppo di una mobilità sostenibile, dando priorità di intervento alle aree urbane, le mosse suggerite.

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