Martedì, 28 Settembre 2021
IL RISPARMIO ENERGETICO E' ANCORA UN'UTOPIA

Le case italiane consumano troppo, come dimezzare le spese

In occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, Legambiente accende i riflettori sugli sprechi‎ dovuti alla "mancanza di controlli e di incentivi" e traccia la strada per tagliare i costi

La spesa energetica è una voce rilevante del bilancio delle famiglie, che per riscaldare e raffreddare le proprie case spendono tra i 1.500 e i 2.000 euro all’anno. Cifra che potrebbe essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli sia d’inverno che d’estate le abitazioni.

A fare il punto sullo stato degli edifici italiani e sulle norme che regolano il diritto dei cittadini di conoscere l’entità degli sprechi e le modalità per risparmiare in bolletta aumentando il comfort delle proprie abitazioni è Legambiente che, in occasione dell'undicesimo anniversario della firma del Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale in materia ambientale stipulato tra 180 Paesi per combattere il surriscaldamento globale, ha presentato il dossier "Basta case colabrodo". 

Il consumo di fonti fossili per il riscaldamento degli edifici è infatti responsabile di una quota rilevantissima dell’inquinamento delle città italiane e della produzione di gas serra, ed è quindi un settore chiave sul quale intervenire per diminuire le concentrazioni di smog nell’aria, come più volte segnalato e richiesto anche dall’Unione Europea, incidendo positivamente sulle tasche e sulla qualità della vita dei cittadini.

“Nonostante le norme in vigore obblighino a rendere trasparenti le informazioni sui consumi per il riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni, in gran parte del Paese queste informazioni sono negate o addirittura false, per cui continuiamo a vivere in case colabrodo, e senza poter sperare in alcuna opera di riqualificazione in tempi brevi visti i ritardi dei programmi di incentivo”, ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

DI CHI SONO LE RESPONSABILITA'. Secondo l'associazione sarebbero sia del Governo che delle Regioni (la maggior parte almeno). "L'Italia ha accumulato enormi ritardi nel recepire le Direttive europee che obbligavano a scegliere questa prospettiva di cambiamento e ancora oggi diversi obblighi non sono stati attuati, mentre altri strumenti che dovevano spingere la riqualificazione sono fermi: il DL sull’efficienza energetica che prevedeva l’istituzione del Fondo per l'Efficienza Energetica è stato approvato da 592 giorni ma il fondo non è ancora accessibile e le risorse stanziate per il 2014 e il 2015 sono andate sprecate. Stessa sorte per il programma di miglioramento delle prestazioni degli edifici pubblici e privati e per il piano di informazione e formazione sull’efficienza energetica, la cui predisposizione è stata assegnata all'Enea. Mentre, solo in questi giorni si è finalmente sbloccata la situazione del Conto Termico, ossia gli incentivi per gli interventi di efficienza energetica che riguardano anche il patrimonio edilizio", continua Legambiente. 

A causa del ritardo dell’Italia nel recepire le Direttive Europee sull’efficienza energetica in edilizia, sono stati numerosi i richiami campania-2dell’Unione Europea, fino ad arrivare all’apertura di una procedura di infrazione ed al deferimento alla Corte di Giustizia Europea nel 2012. Questo anche perché di efficienza energetica in Italia si occupano più soggetti, il Ministero delle Infrastrutture, quello dello Sviluppo economico, quello dell’Ambiente, oltre all’Enea a cui sono stati affidati sempre più importanti compiti. A questi si aggiungono le Regioni, alle quali sono affidati i controlli e l'applicazione delle sanzioni. "Eppure - afferma Legambiente - nel 2016 ancora in molte Regioni non esistono né controlli né sanzioni sulle certificazioni energetiche. In Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, non è stato stabilito chi deve controllare quel 2% minimo di certificazioni previsto dalla legge nazionale e, non essendo chiaro chi deve controllare, anche le sanzioni previste nei confronti di progettisti, direttori dei lavori e certificatori non sono applicate. Da citare in positivo la Provincia di Bolzano, che prevede controlli su tutti gli attestati di prestazione energetica, con verifiche sul progetto e in cantiere".

COSA FARE PER TAGLIARE I COSTI. Prima di tutto bisogna fare i controlli sulle certificazioni energetiche e vanno applicate le sanzioni. Il Governo deve intervenire per sollecitare le Regioni inadempienti e per legare gli interventi energetici con quelli di sicurezza antisismica. Prestazioni energetiche e di sicurezza devono viaggiare assieme, stabilendo l’obbligo del libretto energetico e antisismico per tutti gli edifici esistenti.

Occorre spingere la riqualificazione del patrimonio edilizio dando certezze agli Ecobonus per gli interventi di riqualificazione che scadono a dicembre 2016, premiando, nelle ristrutturazioni, il miglioramento della classe energetica di appartenenza. Con una ampia riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente sarà possibile ridurre in maniera sostanziale i consumi energetici civili.

Si deve rendere subito operativo il fondo per l’efficienza energetica introdotto con il Decreto Legislativo 102/2014 e stabilire i criteri per l’accesso da parte di privati e enti pubblici. Occorre poi escludere dal patto di stabilità gli interventi sul patrimonio pubblico che permettono di realizzare interventi certificati e verificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici. In ultimo, è necessario intervenire per la semplificazione degli interventi di efficienza energetica, in particolare nei condomini e per gli interventi di retrofit di interi edifici, per permettere alle famiglie di dimezzare i consumi energetici.

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