Giovedì, 29 Luglio 2021
VERSO IL VOTO

Referendum trivelle del 17 aprile, Bardazzi (Eni) spiega perché votare no

Il direttore della comunicazione della multinazionale del cane a sei zampe ha scritto una nota per permettere ai cittadini di fare scelte informate. "Quali scelte - scrive Bardazzi - lo deciderà ciascuno di voi. Incluse le mie figlie"

Ormai ci siamo quasi, domenica 17 aprile si terrà il referendum sulle trivelle che interessa le attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa. Votando sì si abrogherà la norma che estende, senza più scadenze, le attuali concessioni. Votando no invece quando le concessioni scadranno,  tra il 2017 e il 2034, le società interessate non potranno rinnovare l'autorizzazione per estrarre gas e poetrolio e dovranno quindi interrompere le proprie attività.

A pochi giorni di distanza dal voto, il direttore della comunicazione dell'Eni Marco Bardazzi ha deciso di spiegare nel modo più semplice possibile le ragioni del no. “Come spiegherei questa cosa alle mie figlie?”, scrive Bardazzi su Linkedin. Il capo della comunicazione di Eni ha fatto il giornalista per 30 anni, ora però precisa "mi occupo di comunicazione in una grande società del mondo oil&gas. Non sono “super partes”, non ho alcuna pretesa di apparire indipendente come dovrebbe essere un giornalista, e il mio stipendio lo paga l’Eni. Quindi tutto quello che vi dico avete il sacrosanto diritto di prenderlo come una versione di parte. Mi darete atto però che su un tema come le 'trivelle' – orrenda parola che tra l’altro non c’entra nulla con il mondo degli idrocarburi e delle piattaforme – i dati raccolti da una società con oltre 60 anni di esperienza specifica in tutto il mondo, abbiano una certa attendibilità".

Sei motivi per votare sì al referendum

Ecco quindi le domande che Bardazzi si è fatto e quello che hanno risposto i tecnici e gli addetti ai lavori dell'Eni da lui interpellati:

1) Perché insistere nel cercare idrocarburi in Italia, dove ci sono poche risorse di questo tipo?

Diversamente da quello che si dice in giro, l’Italia non è un Paese povero di risorse petrolifere e gas. Il patrimonio di idrocarburi italiano va riletto all’interno del contesto europeo dove l’Italia occupa una posizione tutt’altro che marginale: esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia e UK), il nostro Paese occupa il primo posto per riserve di petrolio ed è il secondo produttore dopo la Danimarca. Nel gas, invece, si attesta in quarta posizione per riserve e in sesta per produzione. L’esame dei progetti proposti o già avviati dagli operatori sulle riserve già accertate e non ancora sviluppate indica come sia possibile più che raddoppiare la produzione petrolifera attuale nell’arco del decennio in corso.

2) Ma in Italia che peso reale hanno le attività di esplorazione e produzione di oil&gas?

Un peso significativo. Nel 2015 queste attività hanno garantito produzioni nazionali per 5,8 Mtep di petrolio e 5,9 Mtep di gas all’anno, circa il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio e gas. Ovviamente sono tutte risorse che, se non producessimo in casa, dovremmo importare.

3) Che benefici comporta questa produzione?

Innanzitutto un risparmio sulla bolletta energetica di circa 3,5 miliardi di euro/anno. Inoltre, stiamo parlando di un settore che genera investimenti per circa 1,2 miliardi di euro/anno, che si traducono in circa 10mila posti di lavoro diretti e indiretti nella sola attività estrattiva, oltre a circa 19mila addetti nell’indotto esterno al settore. Le attività di esplorazione e produzione di oil&gas italiano, inoltre, genera investimenti nella ricerca per oltre 300 milioni di euro/anno, coinvolgendo università e politecnici in formazione di know how altamente specializzato. Infine, la ricchezza prodotta da queste attività genera circa 630 milioni di euro/anno di imposte sul reddito d’impresa e oltre 310 milioni di euro/anno di royalties e canoni.

4) E se invece decidessimo di ridurre le attività in Italia, che impatto si registrerebbe?

L’Italia e l’Europa avranno bisogno di utilizzare (e importare) idrocarburi ancora per decenni. Oggi l’Italia importa circa il 90% del petrolio e dei prodotti petroliferi necessari a soddisfare il suo fabbisogno e circa il 90% del gas. A meno di breakthrough tecnologici - ad oggi difficilmente immaginabili - gas e petrolio alimenteranno ancora nel 2030 oltre il 50% della domanda primaria di energia. In particolare – dato il percorso di decarbonizzazione che l’Europa e l’Italia hanno compiuto – sempre più rilevante sarà il ruolo del gas naturale per il soddisfacimento del fabbisogno energetico, in integrazione con le energie rinnovabili.
Gas naturale che oggi soddisfa il 33% del fabbisogno italiano di energia primaria, quota che nel 2030 è prevedibile raggiunga circa il 36%, mentre i prodotti petroliferi vedranno ridursi la loro quota dal 35% del 2015 al 33% del 2030.

5) Gli idrocarburi hanno un impatto ambientale?  

La produzione offshore di Eni è costituita per il 93% da gas naturale e solo per il 7% da petrolio. Il gas naturale è considerato tra le fonti di energia più pulite attualmente accessibili. In fase di combustione produce minime quantità di inquinanti atmosferici come CO2, NOx, trascurabili emissioni di SO2 e non produce polveri sottili. Il gas naturale inoltre non è inquinante per le acque, per suolo e sottosuolo. Le 79 infrastrutture Eni attualmente operative nell’off-shore (72 piattaforme di produzione gas e 7 olio) di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Calabria e Sicilia subiscono costanti attività di manutenzione ordinaria e straordinaria che coinvolgono oltre 1200 aziende. Le unità produttive offshore di Eni operano senza incidenti ambientali da oltre 50 anni. Provate a fare ricerche d’archivio sui giornali: per trovare un incidente vero a una piattaforma bisogna andare indietro al 1965 (piattaforma Paguro)!

6) Che controlli ci sono su quelle piattaforme?

Le piattaforme entrano in esercizio a seguito di un processo che prevede almeno 26 fra autorizzazioni e nulla osta da parte di Ministeri e loro organi tecnici (Mise, Ambiente, beni culturali, Capitanerie di Porto, vigili del fuoco), Arpa/Ispra e Regioni, nell’ambito di un iter trasparente e pubblico. Le operazioni delle piattaforme – dopo il collaudo - sono soggette a continui controlli e ispezioni da parte di autorità di vigilanza e Capitanerie di Porto: controlli sulla qualità delle acque, sulla qualità dell’ambiente marino, sulle emissioni in atmosfera.

Secondo Barduzzi, inoltre, non ci sarebbe nessuna ripercussione su turismo e agricoltura. 

Lo conferma l’Emilia Romagna, dove in presenza di una storica attività di esplorazione e produzione, si sono sviluppate le eccellenze agricole ed alimentari della “food valley” a fianco dei campi petroliferi. Per quanto riguarda il turismo, significativo è l’esempio di Ravenna che conta circa 40 piattaforme di gas in produzione davanti alla costa e, allo stesso tempo, può vantare 9 bandiere blu nel 2014, corrispondenti a 27 località marine su altrettante spiagge della costa romagnola.

"Il contributo - conclude il responsabile della comunicazione di Eni - ha lo scopo di permettere ai cittadini di fare scelte informate. Quali scelte, lo deciderà ciascuno di voi. Incluse le mie figlie".

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