Sabato, 31 Luglio 2021
Ambiente

Referendum 17 aprile, sit-in di Greenpeace a Roma: "L'Italia non si trivella"

L'associazione ambientalista, questa mattina davanti all'Altare della Patria, ha lanciato un nuovo appello agli italiani: votate sì al referendum. Andrea Boraschi: "L'indirizzo energetico del Governo è insensato"

“L’Italia non si trivella”. E' questo il messaggio lanciato questa mattina da Greenpeace nel centro della Capitale. Gli attivisti non si arrendono: dopo il no alla loro richiesta di accorpare il referendum sulle trivelle ad un election day, sono entrati in azione a Roma, in piazza Venezia, davanti all’Altare della Patria, per protestare pacificamente contro la strategia energetica del governo e invitare gli italiani a votare sì il prossimo 17 aprile. 

La protesta. Gli attivisti hanno disseminato la piazza con una trentina di piccole trivelle. Il luogo non è causale, al contrario, spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace: "Siamo in questo luogo così simbolico per il Paese per ricordare ai cittadini che il referendum del prossimo 17 aprile riguarda l’Italia nella sua interezza". "Le trivelle sono una grave minaccia per i nostri mari, e già questo sarebbe motivo sufficiente per respingerle. Ma esse rappresentano anche un indirizzo energetico insensato, che condanna l’Italia alla dipendenza dalle fonti fossili. Un favore alle lobby del petrolio che espone a rischi enormi economie importanti come il turismo e la pesca". "Questo governo, che vuole consegnare i nostri mari ai petrolieri, è lo stesso che nei summit internazionali sul clima si vanta dell’impegno dell’Italia contro le fonti fossili. Il voto del 17 aprile serve anche a chiarire che gli italiani pretendono serietà e hanno l’ambizione di essere rappresentati nel mondo da politiche coerenti, non da chiacchiere", aggiunge Boraschi.

Il video della protesta

Il referendum propone di abrogare la norma che stabilisce che le concessioni petrolifere o per l’estrazione di gas già rilasciate in zone di mare entro dodici miglia marine, durino fino all’esaurimento dei giacimenti. Ecco perchè, secondo Greenpeace, bisogna votare sì: per difendere il tuo diritto di scegliere; una perdita in mare sarebbe un distrastro; mettiamo in pericolo il mare per un pugno di barili; ci guadagnano solo i petrolieri; la ricchezza del nostro Paese non è il petrolio; le trivelle non risolvono i nostri problemi energetici.

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