Martedì, 3 Agosto 2021
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Earth day 2016: a New York si firma l'accordo sul clima, a Roma va in scena la protesta

In occasione della Giornata della Terra, 171 capi di Stato e di Governo si sono riuniti presso la sede delle Nazioni Unite, per ratificare gli impegni presi a Parigi: ridurre il riscaldamento globale. Ha firmato anche Matteo Renzi e in Italia le associazioni sono scese in piazza per spingere il premier ad accelerare nell'unica direzione possibile: un mondo libero dalle fonti fossili

I leader mondiali di 171 Paesi hanno firmato l'accordo sul clima di Parigi. Confermati gli impegni presi in Francia a dicembre: ridurre le emissioni restando "ben al di sotto dei 2 gradi" di aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenerlo entro 1,5 gradi. Presente all'incontro che si è svolto al palazzo di vetro, sede delle Nazioni Unite a New York, anche il premier Matteo Renzi che già ieri aveva annunciato gli obiettivi ambiziosi che l'Italia si prefigge nei prossimi anni: "Abbiamo già raggiunto gli obiettivi del 2020 - ha detto il presidente del Consiglio - ma vogliamo lavorare in questi tre anni e mezzo per raggiungere la migliore performance possibile". "L'energia rinnovabile è al 39 per cento, il nostro obiettivo è portarla al 50. E' un obiettivo alla nostra portata, non con gli incentivi ma con un quadro normativo chiaro", ha concluso Renzi.
  
Mentre dall'altro lato del mondo accadeva questo, a Roma, questa mattina organizzazioni ambientaliste e della società civile si sono ClimaVignettaRenzi.jpg large-2date appuntamento a Piazza Montecitorio e hanno messo in scena un'edizione straordinaria del talk show "Che Clima che fa" durante la quale una giornalista ha dato filo da torcere a una duplice versione del premier: il doctor Renzi, capo di un governo che ha fatto delle energie green il centro della propria politica energetica, prendendo impegni internazionali molto precisi; e  Mister Oil, capo di un governo che fa gli interessi delle compagnie petrolifere contro la demagogia dell'ideologia ambientalista. L'iniziativa è promossa da A Sud Onlus, Arci nazionale, Avaaz Italia, Legambiente Onlus, Rete della Conoscenza, Terra! onlus, Zeroviolenza, organizzazioni ambientaliste, studentesche e della società civile che vogliono accendere i riflettori sulle profonde contraddizioni tra gli impegni presi a Parigi dal Premier Renzi e ribaditi ieri e le politiche energetiche nazionali effettivamente concretizzate. Le organizzazioni si chiedono ad esempio come è possibile raggiungere l’obiettivo di contenere il surriscaldamento al di sotto di 1.5 gradi a fronte dell'aumento del 2% delle emissioni di Co2 dell'Italia solo nell'ultimo anno, di cui il 3% arriva proprio dal settore energetico. A supporto di questi dati va registrato che ogni anno l'Italia investe oltre 13 miliardi di dollari in fonti fossili (fonte: Fondo Monetario Internazionale), una cifra di gran lunga superiore se paragonata ai 4 miliardi di euro investiti in “climate change” nella ultima legge di stabilità. Tra gli impegni presi dal Premier entro fine legislatura quello del raggiungimento del 50% di energie rinnovabili. Mentre però nel 2011 si era arrivati a installare oltre 10mila MW tra solare, fotovoltaico e eolico, oggi i MW sono scesi a meno di 700. Così per colpa dei mancati incentivi erogati alle rinnovabili negli ultimi due anni, pur avendo le carte in regola per diventare leader del settore l'Italia è costretta a sprecare l’energia pulita di cui dispone e a danneggiare uno degli ambiti economici più promettenti. Questo con gravi conseguenze anche per il settore occupazionale, sono infatti 120mila i posti di lavoro persi negli ultimi 4 anni (dati Gse - Gestore Servizi Energetici). Per questo la ratifica dell'accordo sui cambiamenti climatici è uno spartiacque importantissimo per accelerare nell'unica direzione possibile: un mondo libero dalle fonti fossili che realizza un modello di sviluppo basato su energie rinnovabili.

LA FIRMA DELL'ACCORDO. Ad aprire la conferenza il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon che ha scelto la data dell'incontro, il 22 aprile, giornata mondiale della Terra. "Siamo in una corsa contro il tempo " ha detto esortando tutti i paesi ad aderire rapidamente all'accordo. "Per questo - ha concluso Ban Ki Moon - chiedo a tutti i Paesi di firmare velocemente l'accordo di Parigi, in modo che possa entrare in vigore il più presto possibile". Firmare l'accordo sarà solo il secondo passo, dopo Parigi, di una lunga serie di appuntamenti. Il fitto calendario è già stato organizzato e prevede il 2 maggio la pubblicazione da parte del segretario della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di un rapporto sull'impatto globale degli impegni di riduzione dei gas a effetto serra presi dai 187 Paesi presenti a Parigi.

Il premier Matteo Renzi, presente alla cerimonia all'interno dell'Assemblea generale, ha siglato il documento e come tutti i leader ha stretto la mano a Ban Ki-moon.

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