Giovedì, 16 Settembre 2021
LO STUDIO

Cambiamenti climatici causa di conflitti: 79 le eco-guerre in corso

Il dato emerge da un report commissionato dai paesi del G7 all'istituto tedesco Adelphi. Il controllo dei fiumi e delle risorse idriche è uno dei maggiori fattori di tensione a livello internazionale

I cambiamenti climatici non solo mettono in pericolo il pianeta ma sono sempre più causa di guerre, vanno dunque considerati anche come un "moltiplicatore di minaccia" per la sicurezza globale. Secondo un recente report commissionato dai paesi del G7 all'istituto tedesco Adelphi con il sostegno del Ministero degli Esteri tedesco, dal dopoguerra a oggi ben 111 conflitti nel mondo sono da imputarsi a cause ambientali. Di questi, tra i 79 ancora in corso ben 19 sono considerati di massima intensità. E' quanto emerso nel corso di un convegno a Roma, organizzato mercoledì del gruppo interparlamentare per il clima Globe Italia. 

Il controllo dei fiumi e delle risorse idriche è uno dei maggiori fattori di tensione a livello internazionale. Secondo il World Watch Institute "l'alterazione delle precipitazioni potrebbe accrescere le tensioni rispetto all'uso dei corpi idrici condivisi e aumentare la probabilità di conflitti violenti sulle risorse idriche". Si stima che circa 1,4 miliardi di persone già vivono in aree sotto stress idrico. Un numero che al 2025 potrebbe arrivare fino a 5 miliardi. Sempre secondo l'istituto di ricerca di Washington "gli impatti diffusi dei cambiamenti climatici potrebbero portare a ondate migratorie, minacciando la stabilità internazionale. Si stima che entro il 2050, ben 250 milioni di persone potrebbero essere fuggite da aree vulnerabili per l'innalzamento del mare livelli, tempeste o inondazioni, o terreni agricoli troppo aridi per coltivare. Storicamente, la migrazione verso le aree urbane ha messo sotto pressione i servizi e le infrastrutture, alimentando la criminalità o le insurrezioni, mentre la migrazione attraverso i confini ha spesso portato a violenti scontri per la terra e le risorse".

Le eco-guerre. Conflitti come quello civile in Siria, dove fra il 2006 e il 2011 si è avuta la siccità più lunga e la perdita di raccolti più grave mai registrate fin dai tempi delle prime civiltà nella Mezzaluna fertile. Su 22 milioni di abitanti, oltre un milione e mezzo è stato colpito dalla desertificazione, che ha provocato massicce migrazioni di contadini, allevatori e famiglie verso le città. O ancora le guerre per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi che hanno distrutto gli ecosistemi in Nigeria, o la guerra civile in Darfur, lo scontro tra le fazioni di Jikany Nuer e Lou Nuer nel Sud del Sudan per il controllo delle scarse risorse idriche, o i conflitti legati alla costruzione della diga Sardar Sarovar sul fiume Narmada in India. Solo per citare alcuni casi da un lungo elenco di tragedie e catastrofi che secondo gli ultimi dati del Unhcr si stima possa generare fino a 250 milioni di rifugiati ambientali al 2050.

"Raggiungere un accordo forte e inclusivo alla Cop21 a Parigi che contenga il riscaldamento globale entro i 2 gradi, o meglio ancora entro 1,5 gradi, vuol dire anche combattere il terrorismo e una delle maggiori minacce alla sicurezza globale", commenta la presidente dell'Intergruppo Globe Italia Stella Bianchi, per la quale quindi "la conferenza Onu di Parigi è di fatto anche una straordinaria conferenza di pace".

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