L'inquinamento accorcia la vita degli italiani, al Nord si muore prima

Anna Gerometta, presidente della neo-nata associazione Cittadini per l’Aria: “E' ora di innalzare il livello di ambizione delle politiche per garantire alla popolazione il diritto all’aria pulita"

L’inquinamento atmosferico uccide: è responsabile ogni anno in Italia di circa 30mila morti, pari al 7% del dato totale (esclusi gli incidenti). Mediamente lo smog accorcia la vita dei residenti del Belpaese di 10 mesi. Anche in questo caso il dato la Penisola è divisa in tre: i mesi di vita in meno sono 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. E la situazione, in vista della ripresa economica, è destinata a peggiorare nel futuro se non dovesse esserci un drastico cambiamento di strategia. A lanciare l’allarme è Viias (Valutazione Integrata dell’Impatto su Ambiente e Salute dell’inquinamento atmosferico), progetto finanziato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute e presentato oggi a Roma. 

La prospettiva futura è allarmante. I dati di VIIAS indicano infatti che nel 2020, nonostante i miglioramenti tecnologici e le politiche previste a livello nazionale ed europeo (CLe), lo scenario sarà peggiore di quello attuale: previsti 28.595 decessi legati al PM2.5 e 10.117 per NO2, a causa soprattutto delle emissioni dovute al traffico veicolare e alla combustione delle biomasse nel riscaldamento domestico. Basti pensare che nel 2020, il 21,5% degli italiani sarà esposto a concentrazioni di particolato fine superiori alla soglia di legge (che stabilisce una media annua di 25 µg/m3), e decisamente oltre il limite fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità (10 µg/m3). Questa percentuale salirà fino 34% al Nord Italia e raggiungerà il 42.3% tra i residenti nei centri urbani.

Ma le soluzioni esistono. Ancora una volta la risposta al problema sta nell’attuazione di politiche di mobilità e verde urbano molto più coraggiose delle attuali, in favore soprattutto dei centri cittadini e metropolitani che oggi rappresentano spesso vere e proprie camere a gas per i loro abitanti; nel riconvertire o dislocare gli stabilimenti industriali fuori dalle aree popolate, o comunque prevedere in tempi brevi l’adozione delle migliori tecnologie disponibili per ridurne l’impatto sulla qualità dell’aria; in un rapido cambiamento delle politiche sulle biomasse; nell’adozione di misure adeguate per l’agricoltura e l’allevamento, volte una riduzione delle emissioni di ammoniaca e metano, precursori del particolato e dell’ozono.
 
L’associazione Cittadini per l’Aria, ente non profit impegnato a lavorare per il miglioramento della qualità dell’aria, presente all'incontro che si è svolto a Roma commenta: “Oggi è un giorno molto importante per l’Italia e le politiche dell’aria; il giorno in cui il nostro Paese – e chi lo dirige – ha, nero su bianco, il dato delle morti premature e del danno sanitario, area per area, causati dagli inquinanti dell’aria. Questi dati – e dunque la certezza dell’insufficienza delle politiche messe finora in atto - obbligano chi governa a prendere coscienza che è indispensabile cambiare livello di ambizione sia sul fronte delle politiche nazionale e regionali, che su quello europeo. Occorre comprendere che grandissima parte di quelle morti si sarebbero potute evitare con politiche più efficaci e tempestive” spiega il presidente Anna Gerometta. 

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