Mercoledì, 16 Giugno 2021
AMBIENTE

Cambiamenti climatici, Italia a rischio desertificazione: pericolo più alto al Sud

A sostenerlo gli esperti del Cnr secondo i quali, entro la fine del secolo, le temperature subiranno un aumento tra i 4 e i 6 gradi e la pioggia diminuirà

Quasi un quinto del territorio italiano è a rischio desertificazione. In pericolo il Sud, Sicilia, Puglia, Molise e Basilicata in particolare. Nel mondo sono già due miliardi le persone che vivono in aree aride e questo porterà nei prossimi anni a far aumentare i migranti. Il punto di non ritorno è vicino ed è quindi necessario intervenire subito. A lanciare l'ennesimo allarme gli esperti del Cnr. 

Sono mesi che lo stato di salute del nostro pianeta è un argomento attuale, anche il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, in occasione della presentazione del rapporto Onu sui cambiamenti climatici, ha posto l'attenzione sul tema e rivolto un appello ai grandi per salvare la Terra, "l'unica che abbiamo". E' la prima volta però che ad essere protagonista è il nostro Paese. 

"Il 72% delle terre aride ricadono in Paesi in via di sviluppo e la correlazione tra povertà-aridità è chiara", dice Mauro Centritto, direttore dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche e coordinatore della conferenza sul tema, in programma domani ad Expo. "In Sicilia - continua - le aree che potrebbero essere interessate da desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%" continua il ricercatore. Uno scenario inquietante, che non lascia spazio a dubbi sull'urgenza di azioni strategiche per arginare o mitigare i cambiamenti climatici. "Sono numeri impressionanti che raccontano di un problema drammatico", conclude.

LE CAUSE. "Entro la fine di questo secolo le previsioni parlano, per il bacino del Mediterraneo, di aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi e di una significativa riduzione delle precipitazioni, soprattutto estive: l'unione di questi due fattori genererà forte aridità. Paradossalmente, mentre per mitigare i cambiamenti climatici sarebbe sufficiente cambiare in tempo la nostra politica energetica, per arrestare la desertificazione questo non sarà sufficiente, poiché il fenomeno è legato anche alla cattiva gestione del territorio", spiega Centritto. 

LE CONSEGUENZE. "Ad essere colpiti dalla siccità saranno i paesi del bacino Mediterraneo, tra i più fragili dal punto di vista ambientale e antropico. Molte persone che arrivano da noi non fuggono dalla guerra, ma da aree rese invivibili dalla desertificazione, sono rifugiati ambientali. E il loro numero è destinato a crescere esponenzialmente nel prossimo futuro. Occorre un approccio sistemico al problema, capace di riportare in equilibrio ecologico i territori a rischio" conclude l'esperto.

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