Giovedì, 24 Giugno 2021
agricoltura

L'agricoltura 3.0 sbarca all'Expo: ecco la Vertical farm di Enea

Raccolti raddoppiati, risparmio fino al 95% di acqua, niente pesticidi e zero consumo di suolo

Inaugurata all’Expo di Milano la prima serra verticale italiana. Realizzata dall’Enea, l’Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è alta quasi 5 metri e rappresenta l'esempio per antonomasia di agricoltura del futuro: senza pesticidi, kilometro zero e zero consumo di suolo. Le piante (lattuga e basilico) sono coltivate su più strati, in cubetti di torba pressata immersi in acqua con soluzioni nutritive a riciclo continuo (sistema idroponico), l’illuminazione è con Led ad alta efficienza che riproducono il ciclo della fotosintesi clorofilliana. La produzione è praticamente doppia rispetto alle colture tradizionali, dato che coltivare su più piani permette di avere più spazio: per l’insalata, ad esempio, si passa da 6 a 14 cicli di raccolta/anno per ogni piano, con un risparmio del 95% di acqua (2 soli litri per un 1kg di lattuga contro i  40-45 litri/kg  in un campo ‘tradizionale’). 

Vantaggi. La vertical farm consente di coltivare in assenza di terra, utilizzando colture idroponiche. La crescita delle piante è possibile grazie all’uso di illuminazione artificiale, a basso consumo, che forniscono una luce fredda nelle colorazioni più idonee, tipicamente blu e rosso, perfetta a riprodurre le condizioni che favoriscono la fotosintesi clorofilliana, essenziale per la crescita delle piante. La Co2 prodotta viene completamente riciclata e riassorbita dalle piante durante la fase notturna quando non ci sono le luci dei led accese.

La serra è composta da 12 piani di coltivazioni, ciascuno di 1 metro quadrato per un totale di 12 metri quadrati di superficie coltivata. Le piantine vengono inserite nella torba e completano il loro ciclo di crescita in 3 settimane. Per ogni ciclo si producono 250 piante di lattuga e 250 piante di basilico. Coltivare a ciclo chiuso consente di non sprecare nulla e di non produrre scarti o rifiuti. I prodotti sono privi di sostanze inquinanti, come pesticidi o fitofarmaci. L’ambiente chiuso è completamente sterile, ossia non entrano insetti o parassiti. Le colture dal punto di vista della qualità sono ottime. Inoltre nel futuro realizzazioni tecnologiche come queste potrebbero essere un contributo alla soluzione dei problemi di scarsità di acqua e di materie: questi sistemi chiusi possono produrre in qualunque luogo del pianeta, anche in paesi con caratteristiche climatiche non adatte. Rendere possibile la coltivazione a km 0 significa abbattere i costi di trasporto ed esportazione, che incidono notevolmente sul prodotto finale.

Svantaggi. La coltivazione è incentrata sull’utilizzo di luce artificiale. Il consumo di energia elettrica è pertanto la maggiore problematica presente in questi sistemi. Infatti, anche se i Led hanno consumi ridottissimi, i consumi energetici sono elevati. Biomasse prodotte con il riciclaggio dei rifiuti urbani o energia da fonti rinnovabili sono soluzioni sicuramente praticabili per ridurre i costi.

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