Lunedì, 20 Settembre 2021
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Mobilità sostenibile, uno sguardo alla normativa e agli incentivi attivi

Il settore dei trasporti è responsabile di una parte consistente dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra. Ecco quali sono i provvedimenti che l'Italia ha preso per spingere i cittadini verso la mobilità sostenibile: i contributi per i veicoli a basse emissioni complessive e i buoni mobilità

Quello del trasporto è uno dei settori principali per valutare lo sviluppo di un Paese. La mobilità nel corso degli anni è cresciuta in maniera esponenziale e non sembra volersi arrestare con effetti negativi che si manifestano in termini di impatto ambientale. Il settore dei trasporti, infatti, è responsabile di una parte consistente dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra. Proprio per questo motivo, con la firma del patto di Kyoto del ‘97, si è deciso di prendere provvedimenti per rendere la mobilità meno impattante sull’ambiente e la salute umana.

LA NORMATIVA ITALIANA. Nel nostro Paese la mobilità sostenibile è stata introdotta con il decreto interministeriale Mobilità sostenibile nelle aree urbane del 27/03/1998. Tale decreto, come si legge nel sito di Euromobility, “accanto all'obbligo di risanamento e tutela della qualità dell'aria imposto alle Regioni e all'incentivo allo sviluppo dell'auto in multiproprietà (car sharing) e del taxi collettivo, introduce la figura del mobility manager e trasferisce risorse ai comuni a rischio di inquinamento atmosferico affinché predispongano incentivi volti a ridurre l’utilizzo dei mezzi di trasporto privato anche tramite servizi d’uso collettivo delle autovetture”.

Altro elemento fondamentale è l’istituzione del Pum (Piano Urbano di Mobilità) avvenuta con la legge 340/00. Il piano prevede una serie di interventi, a livello strettamente locale, di carattere infrastrutturale, tecnologico, organizzativo e gestionale della mobilità urbana. A queste norme di carattere strutturale sono seguiti nel tempo interventi di finanziamento e incentivazione per favorire lo sviluppo di una mobilità meno impattante, soprattutto in ambito privato. Diamo uno sguardo ai più recenti.

GLI INCENTIVI. Il 6 maggio scorso sono stati nuovamente finanziati i contributi Bec per i veicoli a basse emissioni complessive; i fondi, da suddividersi nel triennio 2013-2015, per i veicoli elettrici, ibridi, a metano, biometano, GPL, biocombustibili, idrogeno sono previsti dalla Legge Sviluppo (n. 134/2012). Ammontano a 31,3 milioni di euro a cui si aggiungono le risorse non utilizzate nel 2013, per un totale di 63,4 milioni di euro. Il 50% di questi fondi saranno diretti ai veicoli aziendali, l’altro 50% ai veicoli privati.

Ultimi in ordine temporale sono, invece, gli incentivi alla mobilità sostenibile previsti dal collegato ambientale alla legge di Stabilità, approvato il 4 settembre scorso dalla commissione ambiente della Camera. Tra le molte disposizioni, fanno la loro prima comparsa nel nostro Paese i “Buoni Mobilità”, forma particolare di incentivo, sulla scorta dell’esempio francese, destinata a tutti coloro che dimostrano di recarsi al posto di lavoro, o accompagnano i propri figli a scuola, utilizzando mezzi di trasporto sostenibili.  Per il momento non sono state ancora definite le modalità per la riscossione di questi buoni, che comunque si rivolgono al singolo cittadino. Il testo prevede, inoltre, uno stanziamento complessivo di 35 milioni di euro nel 2015 dedicato agli enti locali per la realizzazione del “programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola, casa-lavoro”: si tratta di finanziare progetti degli enti locali con popolazione superiore ai 100 mila abitanti che hanno come obiettivo incentivare la mobilità sostenibile  con iniziative di car-pooling e bike-pooling, realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti casa-scuola a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale. I primi bandi per l’assegnazione di questi fondi dovrebbero già arrivare il prossimo gennaio.

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