Lunedì, 14 Giugno 2021
La startup

Hate speech, revenge porn, cyber-stalking, cyberbullismo: "Chi Odia Paga" aiuta a difendersi da minacce e insulti in Rete

La startup, che oggi promuove la terza edizione della call for ideas “Una Buona Causa”, in un anno dalla sua costituzione si è occupata di circa 1000 casi, avvalendosi della collaborazione di legali esperti in cyber sicurezza e tutela della persona e di informatici forensi. Molte le soluzioni gratuite o a costi ridotti pensate per l'utente

Le dita sui tasti corrono svelte e non sempre a servizio di comportamenti virtuosi. Si digitano con grande naturalezza insulti, offese, messaggi di odio. Si dirompe nell’identità altrui senza alcun freno tramite hate speech, revenge porn, cyber-stalking e cyberbullismo. Arginare questo è a lungo sembrato quanto meno difficile. “Ma se offendere è semplice, perché non dovrebbe essere altrettanto semplice difendersi?”, si domanda Francesco Inguscio, dando vita alla startup milanese "Chi Odia Paga", prima piattaforma legaltech italiana a fornire agli utenti della Rete tutti gli strumenti tecnici e legali per difendersi.

“Da 10 anni anni ci occupiamo di venture acceleration, aiutando tante startup di altri imprenditori a debuttare e crescere sul mercato sviluppando qualsiasi tipo di innovazione - racconta Inguscio, Ceo di "Nuvolab" - ma con la mia prima startup da protagonista, "Cop", non a caso l'acronimo di poliziotto in inglese, mi sono voluto concentrare sulla innovazione “meaningful”, l’innovazione con uno scopo. La vergogna, la scarsa conoscenza delle giuste modalità di denuncia o semplicemente la paura di imbarcarsi in cause costose senza alcun risultato, sono i timori più diffusi". 

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Francesco Inguscio, founder di "Chi odia paga"

Se la Polizia di Stato nel 2019 ha registrato 8mila tweet contro gli omosessuali, 17mila contro i disabili, 39mila contro le donne e 50mila contro i migranti - nel 2020 a seguito della situazione pandemica, ha intensificato il monitoraggio in riferimento alla Pedopornografia Online, con lo scopo di scongiurare l’aumento di reati relativi allo sfruttamento sessuale dei minori online, registrando un incremento di circa il 110% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente di reati relativi allo sfruttamento sessuale dei minori online e al loro adescamento.

Finora la piattaforma legaltech, che si avvale della collaborazione di legali esperti in cyber sicurezza e tutela della persona, oltre che di un team tecnico esperto di informatica forense, si è occupata di circa 1000 casi, attraverso i suoi servizi, a partire dal “Feedback Legale”, che permette all'utente di capire se è vittima di un episodio di odio on line in modo gratuito e automatico, tramite un semplice algoritmo. A partire da questa consapevolezza, ci si può difendere tramite la legalizzazione - un sistema di "cristallizzazione" legale della prova, dato che un semplice screenshot non è sufficiente ai fini giuridici -, il take down - il processo finalizzato all’eliminazione permanente o deindicizzazione dei contenuti lesivi in rete, la diffida digitale - un avvertimento all'hater contenente le informazioni sulle pene previste, la Difesa Legale Digitale, una consulenza legale vera e propria finalizzata alla causa civile o penale. 

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Questi meccanismi sono spesso automatizzati dalla tecnologia, così da abbattare i costi, che è il fine anche della formula recentemente introdotta "All You Can Hate", che permette di ricevere gratuitamente una valutazione del caso. “Il nostro obiettivo è eliminare l’odio online - spiega Inguscio - e siamo convinti di essere vicini a trovare un modo di rendere il progetto sostenibile al punto tale da trasformare l’odio in un problema ad una opportunità, che adeguatamente canalizzata possa alimentare molte iniziative di utilità collettiva”.

Oggi la startup promuove la terza edizione di “Una Buona Causa”, la call for ideas rivolta alle associazioni con lo scopo di sostenere progetti contro l’odio online. Le associazioni possono candidare il proprio progetto dal 3 al 30 maggio 2021 sul sito di Chi Odia Paga. Il progetto migliore verrà individuato tramite votazione dagli utenti della Rete e sarà poi finanziato con una raccolta in crowdfunding abbinata a donazioni aziendali. Questo è solo uno dei tanti progetti a sostegno del terzo settore, come "Odiopedia", che riunisce in un'unica grande mappa tutti i soggetti del terzo settore quotidianamente impegnati a prevenire e contrastare ogni forma di odio e discriminazione online.

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