Venerdì, 7 Maggio 2021
I dati e la ricerca

“L’Internet of Things alla prova dei fatti: il valore c’è, e si vede!”: sono 93 milioni gli oggetti connessi in Italia ma il Covid frena il mercato

Secondo l'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano l’emergenza Covid 19 ferma la crescita dell’Internet of Things, che negli ultimi anni era stata molto rapida, ma il mercato italiano regge l’urto della pandemia, segnando soltanto una flessione del 3%

Cresceva progressivamente sia nel corso del 2018 che del 2019 ma l’emergenza Covid 19 ne ha fermato la crescita: il fenomeno dell’Internet of Things - ?ovvero la rete di oggetti fisici, "cose" o oggetti, incorporati con sensori, software e altre tecnologie allo scopo di connettere e scambiare dati con altri dispositivi e sistemi su Internet - che negli ultimi anni si era rapidamente sviluppato ha frenato la sua corsa, anche se regge segnando soltanto una flessione del 3%, in linea con l’andamento registrato nei principali Paesi occidentali (che oscilla fra il -5% e il +8%) e attestandosi su un valore di 6 miliardi di euro.

Sono i risultati della ricerca dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online “L’Internet of Things alla prova dei fatti: il valore c’è, e si vede!”.

La spesa si divide equamente fra le applicazioni che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (3 miliardi, -6%) e quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, stabili rispetto al 2019). Sono 93 milioni le connessioni IoT attive in Italia, di cui 34 milioni di connessioni cellulari e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%). Tra queste, emergono le reti Low Power Wide Area, che raggiungono per la prima volta un milione di connessioni. Una forte spinta arriva anche dalla componente dei servizi collegati agli oggetti connessi, con un valore di 2,4 miliardi di euro e una crescita del 4%, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato.

Il primo segmento del mercato IoT è costituito dallo Smart Metering & Smart Asset Management nelle Utility, con un valore di 1,5 miliardi che rappresenta il 25% del totale, spinto ancora dagli obblighi normativi. Nel 2020 sono stati installati altri 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche, portando la diffusione al 69% del parco complessivo, e ben 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione, raggiungendo il 50% del totale dei contatori elettrici. Seguono la Smart Car, con un fatturato di 1,18 miliardi di euro, pari al 20% del mercato, e 17,3 milioni di veicoli connessi e lo Smart Building, che vale 685 milioni di euro ed è legato prevalentemente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici all’interno dell’edificio.

Il comparto con la crescita più significativa è la Smart Agricolture, trainata da soluzioni per il monitoraggio e il controllo di mezzi e attrezzature agricole, macchinari connessi e robot per le attività in campo. Crescono anche le soluzioni smart per la fabbrica, la Smart Logistics, con soluzioni usate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari e ben 1,9 milioni di mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM, e la Smart City, che vede un aumento del numero dei progetti avviati dai comuni e i primi esempi di successo di collaborazioni fra pubblico e privato. In calo, invece, la Smart Home e l’ambito Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility, legato principalmente al monitoraggio di gambling machine utilizzate per il gioco d’azzardo, ascensori e distributori automatici.

“L’emergenza non ha permesso di replicare nel 2020 l’elevato ritmo di crescita tenuto dal mercato IoT negli ultimi anni - afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. Ma, pur in leggera flessione, il mercato è comunque in salute e presenta una buona dinamicità, con tanti ambiti che sono cresciuti rispetto al 2019, come Smart Agricolture, Smart Factory, Smart Logistics e Smart City. Sono in costante aumento le connessioni IoT che abilitano l’evoluzione tecnologica, dalle nuove piattaforme all’edge computing, e la spinta dei servizi abilitati dagli oggetti smart apre nuovi modelli di business e opportunità sia dal punto di vista consumer che delle imprese e delle PA”.

“Il 2020 è stato un anno importante per l’Internet of Things in Italia – afferma Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -: la crescita della cultura digitale delle imprese ha favorito lo sviluppo di una maggiore consapevolezza dei costi e dei benefici abilitati dalle tecnologie IoT per cittadini, aziende e PA, sia in termini economici che ambientali e di riduzione del rischio. Questi benefici evidenziano come l’IoT possa avere un ruolo chiave nella trasformazione digitale del paese”.

II ruolo chiave dell’IoT nella trasformazione digitale è testimoniato, oltre che da un mercato complessivamente in salute anche nell’anno della pandemia, dai numerosi benefici che può generare per consumatori, aziende e PA, in termini economici, ambientali e di riduzione del rischio. Il consumatore che acquista prodotti connessi può sempre più gestirne le funzionalità da remoto e accedere a nuovi servizi, come il monitoraggio in tempo reale del proprio stato di salute, la riduzione dei consumi energetici della propria abitazione, la possibilità di sottoscrivere polizze assicurative per la casa che variano il premio in base al suo livello di smartness. Dalla ricerca emerge infatti come la presenza di dispositivi smart per la sicurezza domestica riduca il livello di rischio di furto e, conseguentemente, porti a una riduzione del premio assicurativo.

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