Giovedì, 17 Giugno 2021
il report

L’80% dei musei italiani si apre al digitale ma solo una minoranza ha un piano strategico di innovazione

Hanno un sito, sono social, offrono strumenti interattivi, ma non un piano a lungo termine legato al digitale: l'Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali della School of Management del Politecnico di Milano registra un'accelerazione moderata rispetto all'adozione da parte delle istituzioni culturali di opportunità innovative

Le istituzioni culturali si dimostrano più attive in tema di digitale, ma non in molte si dotano di un piano strategico nel segno dell'innovazione, sebbene la pandemia abbia ampiamente dimostrato come la via dell'integrazione tra il reale e il virtuale sia la più opportuna nel tempo in cui viviamo: un'accelerazione moderata in merito, dunque, è quella registrata dall'Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali della School of Management del Politecnico di Milano, che in occasione del convegno “Extended Experience: la sfida per l’ecosistema culturale” ha presentato l'ultimo report.

La pandemia ha trasformato le esigenze dei visitatori, offrendo a musei e aree archeologiche nuove sfide ma anche nuove opportunità: oggi il 95% dei musei ha un sito web, l’83% un account ufficiale sui social - soprattutto Instagram - e quasi la metà propone laboratori e attività didattiche online (48%), così come tour e visite guidate (45%) e oltre la metà, ben il 69%, ha digitalizzato la propria collezione. Una piccola, ma non troppo, percentuale, il 13 % si è lanciato nella elaborazione di podcast. Nonostante ciò, le istituzioni che hanno creato un piano strategico di innovazione strutturato e sostenibile sono ancora una minoranza, ovvero il 24%, esattamente come un anno fa.

“I canali digitali sono passati da essere prevalentemente un mezzo di promozione e informazione a vero e proprio strumento di diffusione della conoscenza. - afferma Michela Arnaboldi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali - Grazie al digitale si è aperta l’opportunità di ripensare il rapporto con l’utente come un’esperienza estesa, nel tempo e nello spazio, in quanto non confinata al luogo e al momento dell’esperienza in loco, ma potenzialmente continua e accessibile da qualsiasi luogo e in qualunque momento”.

Il 70% delle istituzioni culturali ha investito per rendere più interattiva la visita: “Tra gli strumenti più diffusi vi sono QR Code e Beacon - spiega Deborah Agostino, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali - le più tradizionali audioguide e gli schermi touch screen. Un’istituzione culturale su quattro mette a disposizione dei propri utenti un’applicazione. In questo ambito i dati sono sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente in quanto i musei hanno preferito concentrare gli investimenti su altri aspetti ritenuti prioritari per raggiungere i pubblici anche a distanza e per accoglierli in sicurezza una volta tornati in presenza”. Se la maggior parte delle istituzioni culturali ha scelto di fornire gli strumenti digitali in modo gratuito, il 22% dei musei ha sperimentato modelli a pagamento.

Ciò che è dirimente è inquadrare queste azioni in una logica a lungo terrmine e una pianificazione d'insieme: “Oggi sembrerebbe raggiunta la diffusa consapevolezza che fisico e digitale non si escludano a vicenda -  dichiara Eleonora Lorenzini, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali - ma che piuttosto siano l’uno il complemento dell’altro. Se però nel primo periodo di emergenza era accettabile un certo livello di approssimazione nella produzione di contenuti digitali, occorre ora investire su prodotti realizzati ad hoc e sulle competenze necessarie per la loro realizzazione, gestione e promozione. Questo al fine di evitare una mera traslazione in digitale di servizi precedentemente offerti in presenza e offrire, invece, una selezione specifica per la fruizione online da integrare con l’esperienza fisica diretta, in modo da garantire una fruibilità impensabile fino a solo pochi mesi fa”. 

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