Giovedì, 26 Novembre 2020

“Next Generation” con "Talent Garden": l'ecosistema italiano dell'innovazione per la ripartenza del Paese

“Next Generation”, l’evento organizzato da Talent Garden lo scorso 15 e 16 ottobre, potrebbe definirsi come una chiamata a raccolta di professionalità e competenze, con l’idea di offrire punti di vista concreti su come investire al meglio i 200 miliardi del Recovery fund. Eccone la genesi, l'evoluzione e un bilancio con Lorenzo Maternini, Country Manager Italy Talent Garden

Hanno riunito 500 professionisti dell'innovazione per 50 tavoli di lavoro, raggiunto 105mila persone in streaming e dato vita 10 punti programmatici utili alla costruzione dell’imminente futuro: “Next Generation”, l’evento organizzato da Talent Garden lo scorso 15 e 16 ottobre, potrebbe definirsi come una chiamata a raccolta di professionalità e competenze, con l’idea di offrire punti di vista concreti su come investire al meglio i 200 miliardi del Recovery fund. Ma come si configura "Next Generation" nel percorso virtuoso di Talent Garden?

"Next Generation" nasce come processo di reazione al momento di lockdown - racconta a Today.it Lorenzo Maternini, Country Manager Italy Talent Garden - l'idea era quella di far emergere l'ecosistema dell'innovazione italiano che non viene normalmente consultato ma che ha tanto da condividere. Abbiamo così convogliato i player di questo ecosistema - dai grandi venture capitalist alle piccole associazioni - al fine di creare un'occasione di confronto: da tutto ciò che già oggi esiste, può derivare un decalogo di punti concreti e strategici da presentare al Governo per la destinazione dei fondi".

Lorenzo Maternini, Country Manager Italy Talent Garden-2
Lorenzo Maternini, Country Manager Italy Talent Garden

La scelta è stata quella di concentrarsi su ambiti ben definiti e considerati strategici: "Sì - continua Maternini - a partire dall’education che è un punto imprescindibile a quello più sperimentale del patrimonio culturale in chiave innovativa, fino a quello del food, senz'altro il settore più avanti, su cui si investe già tanto. Ciò deriva senz'altro dal fatto che Paesi come l'Israele hanno puntato moltissimo sulla filiera dell'agro-food, questo ha fatto sì che in tutto il mondo si replicassero best practices legate a tecnologie di supporto in grado di accelerare le esportazioni".

I punti emersi relativi al food, infatti, sono molto tecnici: tra gli altri, incentivare gli investimenti nel food science, sperimentare modelli data-driven e tecniche di produzione innovative per le nuove sfide climatiche e sociali, integrare dati, conoscenze e tecnologie per una filiera più efficiente, sostenibile e consumatori più informati attraverso il foodtech circolare. Per quanto riguarda il patrimonio culturale, l'idea è quella di costruire una proposta culturale diffusa a partire dai borghi storici del Paese, sempre sviluppando un'adeguata infrastruttura digitale e supportare gli investitori a guardare in questa direzione, oltre creare dei percorsi formativi ed educativi inerenti. Infine, il settore education: promuovere un didattica innovativa, incentivare le aziende i-tech affinché adottino una Scuola Professionale di periferia per sviluppare programmi di orientamento e sviluppo, dar vita a una piattaforma di mentoring dove gli studenti possono confrontarsi con i tanti professionisti di esperienza.

"Le proposte racchiudono i comuni denominatori degli interventi - sottolinea Maternini - la maggiorparte dei quali concorda su due punti: l'importanza del coordinamento di progettualità e della collaborazione che spesso coincide con un investimento nazionale di sistema e un pensiero di fondo, condiviso da tanti: non possiamo limitarci a riflettere sul momento attuale, ma occuparci di cosa si sta facendo per le nuove generazioni". 

Da questi punti programmatici ne deriverà nel prossimo mese un paper, che verrà poi condiviso con i vari ministri di riferimento. I vari punti pongono al centro di ogni intento la pervasività del digitale, ma come si posiziona il Paese nella ricezione e nella rielaborazione dei nuovi codici da un osservatorio privilegiato come quello di Talent Garden, oggi presente con i suoi spazi condivisi in 17 città e 7 Paesi europei?

"L’italia soffre senz'altro di un divario culturale grosso dal punto di vista del digitale, ma sfatiamo un mito: non così tanto. Gli altri Paesi europei mostrano eccellenza e investono sul digitale ma lo fanno al livello di startup - spiega Lorenzo Maternini - e non al livello culturale di massa. C’è un problema diffuso di utilizzo all’approccio dell’esperienza digitale, ma ciò non deve scoraggiare: l'innovazione è un processo, lo abbiamo vissuto negli anni ‘50 con la televisione, con cui inizialmente nessuno aveva familiarità. In quel caso si è puntato su questa tecnologia, imponendo una lingua unica attraverso un unico mezzo. Oggi occorre non essere titubanti e insistere su grandi programmi alfabetizzazione digitale verso le nuove forme di cultura".

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