Domenica, 9 Maggio 2021
Innovazione e rivoluzione verde

Recovery Plan, rivoluzione verde e transizione energetica: una piattaforma on line ne valuterà l'andamento

Il "Green Recovery Tracker" è una piattaforma online ideata dall’Istituto di ricerca tedesco Wuppertal Institute e dal think thank E3G, che, in collaborazione con esperti nazionali e settoriali, fornisce un’analisi sull’allineamento delle misure nazionali di ripresa con la transizione verde; sono varie le criticità degli esperti relative al piano di ripresa italiano

Mancano ormai pochi giorni: il Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà presto consegnato alla Commissione europea nell'ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19 e tra le sfide più ambiziose c’è quella di rendere l’Italia protagonista del Green Deal europeo. La scadenza è prevista il 30 aprile, ma Francia, Grecia, Portogallo e Spagna potrebbero presentare già la prossima settimana la versione definitiva dei propri piani nazionali, ma si terrà conto delle singole situazioni nazionali, ammettendo dei ritardi, come in Olanda, a causa della situazione politica ancora in divenire dopo le recenti elezioni politiche, e la Finlandia, che ha già annunciato pubblicamente di avere bisogno di più tempo.

Gli obiettivi indicati dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen sono chiari: ridurre le emissioni inquinanti, aumentare i posti di lavoro nell’economia verde, migliorare l’efficienza energetica degli immobili, innescare e sostenere i processi industriali della transizione verde. Obiettivi che naturalmente passano dal digitale, che può offrire strumenti e soluzioni pensati per la sostenibilità e la riduzione delle emissioni, nei trasporti e nella produzione di beni e servizi. 

Uno di questi strumenti è il Green Recovery Tracker, una piattaforma online ideata dall’Istituto di ricerca tedesco Wuppertal Institute e dal think thank E3G, che, in collaborazione con esperti nazionali e settoriali, fornisce un’analisi sull’allineamento delle misure nazionali di ripresa con la transizione verde. La piattaforma fornisce informazioni concise sulle misure di recupero nazionali negli Stati membri dell'UE e valuta il loro contributo alla transizione verde, considerando gli effetti delle singole misure contenute nei piani di ripresa nazionali.

"L'indicatore chiave - si legge sulla piattaforma - per le nostre valutazioni è l'effetto di una determinata misura sulla mitigazione del clima, ovvero la riduzione delle emissioni. I profili di valutazione variano da "molto positivo" (con diverse sfumature di verde) a "molto negativo" (in rosso) : le misure che supportano pienamente la transizione verde ottengono la migliore valutazione e le misure che la ostacolano ricevono il punteggio peggiore".

Finora è stata valutata la quota di spesa verde dei piani di ripresa di nove Paesi. Nel giugno 2020, la Germania è stato il primo paese dell'UE a presentare un ampio pacchetto di recupero (130 miliardi di euro). Nel complesso, le misure di ripresa della Germania danno un contributo moderato alla transizione verde: l'analisi ha individuato che il suo pacchetto di recupero include poche misure di sostegno diretto per le industrie di combustibili fossili ma ha deciso di spendere fondi significativi per l'idrogeno (10,5 miliardi di euro).

Green Recovery Tracker_Germania-2

In Italia preoccupa il ritardo ad allineare le policy nazionali agli obiettivi europei, con un Piano Energia e Clima in cui il gas ricopre un ruolo eccessivo e il rischio di inclusione di progetti ancora basati sulle fonti fossili nel settore dei trasporti, dell’economia circolare e dell’idrogeno.

"Sul ruolo del gas nei prossimi anni -  ha detto il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani nel corso di un convegno dedicato alle reti digitali - che abbiamo un obiettivo di decarbonizzazione al 2050, e di parziale decarbonizzazione al 2030. Dobbiamo fare il possibile per eliminare i combustibili fossili. Il gas sarà l'ultimo a sparire perché ci consentirà di portare avanti la transizione". "Io ho tre obiettivi - ha dichiarato - presentare entro fine mese all'Unione europea un buon Recovery Plan; dopo un mese da questo, presentare la nuova struttura del MITE, molto internazionale e con capacità tecniche; lasciare ai miei successori un pacchetto di regole acceleratrici per realizzare al più presto le promesse del Recovery Plan". 

La versione attuale del PNRR prevede 69,8 miliardi di euro per la rivoluzione verde e la transizione ecologica su 223,9 miliardi di euro previsti da Next Generation EU. L’analisi delle misure di ripresa pianificate in nove stati dell'UE rileva che circa 133 miliardi di euro sono assegnati ad attività a sostegno della transizione verde. Come verrà valutato il piano italiano? Al momento, gli esperti nutrono varie criticità, come si è evinto dal webinar “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”, promosso da WWF Italia, dal think tank ECCO, dal think tank europep E3G e dall’Istituto Wuppertal.

“L’Italia è maggiore beneficiaria di NextGenEU - ha spiegato Elisa Giannelli, policy advisor di E3G, che segue da Bruxelles le politiche energetiche europee - ebbene non dovrà presentare solamente una lista di progetti ma strategie significative. Se non irrobustisce le condizionalità di accesso ai fondi, si rischia una valutazione neutra, se non addirittura, negativa, mettendo a repentaglio la dotazione totale dei fondi”.

Del resto, la missione legata alla rivoluzione verde e transizione ecologica è quella con il più ampio stanziamento di risorse nel Pnrr, essendo destinato più del 31 per cento dell’ammontare complessivo del Piano, per un totale di 69,8 miliardi di euro: dall’efficienza energetica alla riqualificazione degli edifici, dalla transizione energetica alla mobilità locale sostenibile e la tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica. Inoltre, circa 7 miliardi saranno destinati alla componente impresa verde ed economia circolare, che ha come obiettivi, da un lato, la promozione della sostenibilità ambientale nella filiera dell’agricoltura e il miglioramento della competitività delle aziende agricole e, dall’altro, la realizzazione di nuovi impianti per la valorizzazione dei rifiuti per il completamento del ciclo e l’ammodernamento di quelli esistenti per un processo di graduale decarbonizzazione. 

“Il Piano deve passare dalle evidenze scientifiche ed essere coerente con gli scenari di decarbonizzazione ai quali le policy nazionali non sono ancore allineate. - spiega Matteo Leonardi, co-fondatore del think tank ECCO - Manca una visione forte per la decarbonizzazione e progetti significativi nelle flagship europee: rinnovabili elettriche e i relativi sistemi di accumulo, elettrificazione dei trasporti, efficienza energetica negli edifici". 

Per fare qualche esempio, in Spagna, l’occasione del PNRR coincide con un incremento degli obiettivi delle rinnovabili, come chiave di sviluppo del paese, mentre in Germania, il piano è l’evidenza di una strategia integrata per trasformare l’industria automobilistica al vettore elettrico; Polonia, Slovacchia, Slovenia hanno invece scelto di investire in rinnovabili,  Francia e Germania nell’idrogeno verde.

“Il Recovery Plan deve avere una visione e un’identità chiara, fondata sull’economia rigenerativa e decarbonizzata. - sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia - Il Governo deve indicare come vuole raggiungere il target di almeno il 37% di azioni per il clima e per la biodiversità, ma ogni singola misura, ogni singolo progetto deve essere coerente con la prospettiva di decarbonizzazione e sviluppo verde e deve avere standard di qualità elevati. Il piano, inoltre, si deve sottrarre al pericolo dell’uso dell’idrogeno come scappatoia per far rientrare in gioco i combustibili fossili, che sia con la cattura e lo stoccaggio del carbonio o direttamente con il gas. L’idrogeno è un vettore energetico che deve essere ricavato con fonti rinnovabili e va usato limitatamente ai settori in cui serve, altrimenti si perderà solo energia, tempo e denaro delle future generazioni. L’Italia deve creare filiere e nuovo sviluppo a partire da rinnovabili, elettrificazione, uso efficiente delle risorse e dell’energia”.

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