Martedì, 2 Marzo 2021

Piccole e medie imprese: l'I-Com suggerisce l'e-commerce per un incremento stimato del 42% del fatturato

Si chiama "La trasformazione digitale per il Made in Italy. Sfide e scenari in tempi di crisi” il recente studio realizzato dall'Istituto per la Competitività, che rivela come le imprese in grado di trasporre la propria offerta commerciale online hanno una probabilità doppia di appartenere a una classe di fatturato più elevata

Oltre l'iniziale scetticismo di molti esercenti, il digitale è ormai una realtà a cui occorre adeguarsi: sono i dati a parlare, rivelando che le imprese in grado di trasporre la propria offerta commerciale online hanno una probabilità doppia di appartenere a una classe di fatturato più elevata. Lo attesta l’Istituto per la Competitività, il quale suggerisce l'adozione dell’e-commerce come pratica quanto meno integrativa, per un incremento stimato del 42% del fatturato: piccole e medie imprese italiane, insomma, vendendo on line i propri prodotti possono arrivare a ottenere un aumento medio ciascuno di circa 2,5 milioni di euro e ancora di più le grandi aziende, che possono guadagnare quasi 3 volte rispetto alle imprese non e-commerce, con l'84% delle possibilità in più di ottenere fatturati maggiori, generando un fatturato addizionale complessivo, in termini di ecosistema produttivo, fino a 534 miliardi di euro.

Si chiama "La trasformazione digitale per il Made in Italy. Sfide e scenari in tempi di crisi” lo studio realizzato da I-Com e presentato in occasione di un convegno pubblico online, lo scorso 3 dicembre, organizzato in collaborazione con Amazon Italia, a cui hanno partecipato il sottosegretario allo Sviluppo economico Gian Paolo Manzella, la presidente della commissione Attività produttive della Camera Martina Nardi e il presidente dell’Agenzia Ice Carlo Ferro.

Come le tecnologie digitali possono esserer integrate nel sistema produttivo italiano e in che modalità il commercio digitale può fornire un apporto positivo alle realtà produttive del nostro Paese in termini di presenza sullo scenario internazionale e di ricavi economici, anche alla luce dei recenti sviluppi della crisi provocata dalla diffusione del Covid-19?

I vantaggi che l’e-commerce può offrire alle imprese sono molteplici e vanno dalla possibilità di raggiungere i mercati globali, altrimenti di difficile accesso, all’abbassamento delle barriere commerciali, dai risparmi sui costi (grazie alla completa automazione del processo di acquisti e alla minore necessità di personale aggiuntivo) all’aumento del flusso di cassa, rivela lo studio, secondo il quale attualmente soltanto l’8,3% delle imprese italiane vende online, ma scende all’8,2% per le piccole e medie imprese e sale al 12,8 per quelle più grandi. Del resto il tasso di digitalizzazione del nostro tessuto produttivo risulta ancora lievemente basso, anche si sta registrando lentamente un miglioramento. Nel biennio 2016-2018 oltre tre quarti delle aziende con almeno 10 addetti, ossia il 77,5% del totale, hanno utilizzato almeno una delle nuove tecnologie a disposizione, in particolare a quelle abilitanti come il cloud, il miglioramento della connettività e l’adozione di software gestionali. 

Il rapporto, inoltre, si concentra sull’importanza di affiancare agli investimenti strutturali una solida e diffusa formazione digitale del personale. Alla fine del 2019 appena il 6,4% delle imprese aveva assunto figure esperte nel settore Ict nei 12 mesi precedenti mentre una media del 16% delle aziende con più di 10 dipendenti impiegava professionisti di questo tipo. Una strategia complementare potrebbe prevedere l’alfabetizzazione del personale già assunto attraverso l’organizzazione di momenti di formazione: sempre nel 2019 solo 16,7% delle piccole imprese aveva avviato percorsi di questo tipo. La percentuale, però, si alza al crescere della dimensione dell’azienda e raggiunge il 38,4% per le medie e oltre il 60% per le grandi.

Infine, secondo gli analisti dell’istituto, i benefici e i vantaggi derivanti dall’adozione del commercio elettronico sono legati al presupposto che l’utilizzo di questo strumento non venga limitato da tariffe ulteriori che comporterebbero un aggravio di costi e uno svantaggio competitivo nei mercati esteri. Oltre a ridurre l’incentivo per le imprese a dotarsi di tecnologie digitali di distribuzione, vendita e gestione della clientela. Al contrario, la ricerca sottolinea la necessità per l’Italia di adoperarsi in sede europea affinché il mercato unico digitale venga completato, le barriere abbattute e le normative armonizzate. Il vantaggio sarebbe duplice: da un lato l’Unione europea potrebbe godere delle economie di scala dei grandi competitor globali – primi fra tutti Stati Uniti e Cina – mentre dall’altro consumatori e aziende beneficerebbero degli effetti positivi di un mercato integrato. In particolare, sarebbero proprio le piccole e medie imprese italiane, spesso prive di risorse finanziarie, organizzative e umane per affrontare regimi normativi diversi, a realizzare i maggiori benefici


 

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