Sabato, 31 Ottobre 2020

Mascherine di plastica addio, arrivano quelle in fibra di abaca, una pianta della famiglia del banano

Un componente ecologico, riciclabile e biodegradabile, resistente come il poliestere, ma decomponibile in soli due mesi se esposto ad agenti atmosferici: ecco le mascherine in fibra di abaca, il cui maggiore produttore è rappresentato dalle isole Filippine

Nella maggiorparte dei casi sono realizzate con materiali derivati ​​dalla plastica, dunque non biodegradabili: da questa consapevolezza nascono le mascherine realizzate con le fibre delle foglie di abaca, una pianta vicina a quella del banano. La fibra di abaca infatti, comunemente usata nelle Filippine per realizzare bustine di tè o banconote in pesos, è resistente come il poliestere, ma può decomporsi in soli due mesi se esposta ad agenti atmosferici.

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Le Filippine sono il più grande produttore mondiale di abaca, fornendo l’85% della fibra, secondo gli ultimi dati della FAO e i dati lasciano ben sperare: si prevede che quest’anno la produzione globale possa valere oltre 100 milioni di dollari, tanto che gli esperti sostengono che le Filippine non riusciranno a soddisfare la richiesta, in particolare da Cina, India e Vietnam.

Il Dipartimento di Scienza e Tecnologia delle Filippine ha pubblicato uno studio che analizza l'efficacia delle maschere di abaca rispetto alle maschere chirurgiche standard, valutando le strutture delle fibre della maschera, le dimensioni dei pori, l'idrorepellenza e l'assorbimento dell'acqua: i ricercatori hanno scoperto che la maschera di abaca assorbe dal 3 al 5% dell'acqua totale applicata, rispetto a una maschera chirurgica che ne assorbe lo 0,17%. 

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È stato quindi dimostrato che l’abaca è più resistente all’acqua delle mascherine N-95 in commercio e che le dimensioni dei suoi pori rispettano gli standard per il filtraggio delle particelle pericolose raccomandati dal Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie degli Stati Uniti.

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