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Mercoledì, 6 Dicembre 2023
Libri

Dove ci porta David Foster Wallace?

Una sola moltitudine

Uno scrittore è sempre l’ultimo responsabile dei libri che scrive, gran parte della scrittura è riconducibile a tutto un eterogeneo empireo di scrittori, più o meno temporalmente distanti dallo scrittore in oggetto. La lettura di un’opera letteraria di qualsiasi scrittore può trasformarsi in un crocevia di incontri inaspettati. David Foster Wallace non sfugge a questa regola; autore di culto si presenta in Italia alla fine del millennio.

Nel 1999 la casa editrice minimum fax pubblica Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più, e fu come mettere gli occhiali da vista dopo una prolungata miopia. Si poteva parlare di Tennis (o genericamente di sport) e di Televisione anche in un saggio letterario.

Per pubblicare e tradurre il romanzo Infinite Jest, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi e Domenico Procacci fondarono una nuova casa editrice, la Fandango, solo per pubblicare il capolavoro di Wallace.

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Questo romanzo, nella sua complessità si presenta come una critica all’intrattenimento, afferma l’autore che Infinite Jest era un lungo tentativo per rispondere alla domanda: «perché sto guardando tanta di questa merda? [la tv]». Impossibile riassumere in poche righe l’opera o la complessità del suo pensiero, in quel romanzo “monstre”, emergeva il problema di come uno scrittore dovesse affrontare l’intrattenimento di massa (serie tv, cinema). Secondo Stefano Ercolino (Il romanzo massimalista) non si può capire Infinite Jest senza L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon (la trama non è riassumibile ma l’arcobaleno è la traiettoria del missile V2 usato nella Seconda guerra mondiale); un’affermazione condivisibile, la metafiction statunitense deve molto a Pynchon; fin dal bellissimo L’incanto del lotto 49, ha raccontato, più volte, di una cospirazione mondiale che getta un’ombra sull’America felice degli anni ’60, per non parlare dell’ultimo La cresta dell’onda, dove affronta proprio gli effetti dell’11 settembre.

Tra gli anni ’50 e ’60, la metafiction (la letteratura postmoderna) usa diverse armi per attaccare e contrastare la cultura dominante, moralista ed ipocrita: l’autoreferenzialità, l’ironia, il cinismo e il sarcasmo. Gli iniziatori sono John Barth e Donald Barthelme. Negli stessi anni, la tv è occupata a celebrare ancora quel tipo di cultura, (perbenista, bigotta) che la metafiction criticava. Molti scritti di Wallace dialogano con altri scrittori a lui precedenti come Jhon Barth, a cui si richiama, più o meno apertamente, nel lungo racconto Verso occidente l’impero dirige il suo corso (D.F. Wallace, minimum fax, Roma, 2012), dove attori pubblicitari e spettatori di Hawaii-Five O ne sono i protagonisti.
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Quindi Thomas Pynchon e Jhon Barth con le loro opere figurano tra gli scrittori che maggiormente hanno influenzato Wallace, ma non sono gli unici.

Don DeLillo ad esempio, che tra le altre cose ha trattato dell’omicidio J.F.K e del complotto della CIA. Il bellissimo Libra è un romanzo con protagonista L.A. Oswald e gli uomini della CIA che stanno creando il ‘piano’ per uccidere il presidente:

«C’è abbastanza mistero nei fatti così come li conosciamo, abbastanza complotto, coincidenza, questioni irrisolte, vicoli ciechi, molteplicità di interpretazioni. Non c’è bisogno, pensa, di inventare la grande macchinazione magistrale, la congiura che si ramifica impeccabilmente in dieci direzioni diverse».

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Infinite Jest parla di un film talmente seducente che provoca una vera e propria dipendenza, l’intrattenimento annebbia e confonde come una droga e alla fine uccide perché ci si dimentica delle normali funzioni vitali. Vi è una corrente comune, e semmai una relazione, tra gli scrittori di romanzi massimalisti o “monstre” che è riconducibile alla paranoia. Underwold di Don DeLillo vede tra i protagonisti J. Edgar Hoover, l’ormai leggendario capo dell’FBI; e Libra che, come detto, è il romanzo sull’omicidio di J.F.K:

«C’è di certo paranoia nei miei romanzi, ma io non lo sono affatto. Per quanto mi riguarda tutto è cominciato con l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy e il mistero dei due sparatori, di cui mi sono occupato anni dopo in Libra. La sfiducia nelle versioni ufficiali è diventata, da allora, un elemento fondamentale della nostra cultura. Per non dire della violenza, a tutti i livelli, cui abbiamo assistito negli anni '60 e '70».

Emiliano Ventura - David Foster Wallace FRONTENon solo scrittori ma anche filosofi come Wittgenstein; il romanzo d’esordio di Wallace, La scopa del sistema, è fortemente legato alla filosofia del linguaggio espressa prima nel Tractatus e poi nelle Ricerche filosofiche del filosofo austriaco. Uno studioso come David Banis riconduce l’opera letteraria dello scrittore al superamento del primo Wittgenstein, (Tractatus), per approdare, idealmente, con la sua scrittura, al secondo Wittgenstein, quello delle Ricerche filosofiche.

Tutto questo può essere utile per cogliere la complessità dell’opera di David Foster Wallace e di quanto siano fondamentali per la scrittura le relazioni con altri scrittori.


David Foster Wallace: bibliografia
La scopa del sistema, Einaudi, 2014
Di carne e di nulla, Einaudi, 2013
Il tennis come esperienza religiosa, Einaudi, 2012
Il re pallido, Einaudi, 2011
Questa è l'acqua, Einaudi, 2009
La scopa del sistema, Einaudi, 2008
Infinite Jest, Einaudi, 2006
Considera l'aragosta, Einaudi, 2006
Tutto, e di più. Storia compatta dell'infinito, Codice, 2005
Oblio, Einaudi, 2004
Brevi interviste con uomini schifosi, Einaudi, 2000
Infinite Jest, Fandango, 2000
La scopa del sistema, Fandango, 1999

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