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Sabato, 13 Aprile 2024
Libri

‘I luoghi e la polvere sulla bellezza dell’imperfezione’, di Roberto Peregalli

L’imperfezione che il tempo ci regala, trasformando i luoghi, oltre che noi stessi, fa parte di quella grande magia che riassumiamo nella parola “bellezza”

I luoghi che abitiamo, quelli che nel tempo abbiamo costruito, a partire dalle nostre case, hanno un’anima. I luoghi che abitiamo ci rappresentano più di quanto possiamo immaginare: esprimono le nostre vere necessità e i nostri bisogni più profondi. Proteggere la loro più intima essenza vuol dire poter apprezzare la loro straordinaria bellezza e vivere in perfetta simbiosi con loro, ma soprattutto con la natura che ci circonda, la loro culla, quella con cui hanno dialogato, da sempre, nella più totale armonia e in modo spontaneo.

Il nostro modo di relazionarci con i luoghi è però mutato nel tempo, probabilmente perché essi stessi sono stati i primi a cambiare, stravolti, per mano nostra, sin dalle loro fondamenta. Quanto questo può allontanarci dai nostri bisogni e, soprattutto, dalla nostra natura più profonda? Il libro I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell'imperfezione di Roberto Peregalli, pubblicato da La nave di Teso, è un vero e proprio viaggio in tutto ciò che permette a un luogo di avere un’anima: una facciata lo presenta, come un bel vestito, i vetri gli regalano uno sguardo, il bianco gli dona la sacralità e la purezza necessaria a custodire il suo mistero nel tempo, la luce si muove sapientemente nei suoi spazi, un po’ come il sangue fa nel nostro corpo, per svelare, attraverso la profondità delle ombre, i suoi tratti sempre in mutamento, custoditi come la cosa più preziosa nella patina del tempo, che, come la polvere, si deposita su ogni cosa. «La polvere del tempo – scrive l’autore nel saggio - si deposita su città e luoghi, su cascine e ville, senza distinzione. L’occhio che guarda questi luoghi immagina il loro passato, sente attraverso la pelle consumata dal tempo l’anima che li avvolge».

Abitare i luoghi vuol dire anche essere capaci, nel tempo e con il rispetto del tempo, di sapercene prendere cura, quella cura operosa che “sorveglia la fragilità del nostro esistere e delle cose che costruiamo”. I luoghi hanno una pelle e respirano e anch’essi, mutando inevitabilmente nel corso degli anni e dei secoli, mostrano le loro rughe: «Un luogo non è immortale e non è, come invece un quadro, qualcosa di stabile nel tempo. – afferma Peregalli - La sua bellezza si modifica nel corso delle stagioni, il suo legame con tutto ciò che lo circonda è molto forte. Dobbiamo imparare a diventare maggiordomi delle nostre case. Una facciata, un luogo raccontano con i loro tratti, a volte consumati, quello che hanno visto. Solo lo sguardo attraverso la polvere percepisce l’atmosfera incantata che li circonda».

Oggi, nello spasmodico desiderio di controllare e dominare ogni cosa, natura compresa, stiamo diventando schiavi delle nostre stesse invenzioni, della nostra hýbris, di quella volontà di potenza incondizionata che avrebbe dovuto renderci invincibili nella nostra corsa verso la perfezione e l’eternità, quando invece quest’ultima, per risplendere in noi, aveva solo bisogno di essere lasciata libera di fluire nel tempo, assecondandolo, libera soprattutto di portare con sé un po’ della sua polvere. L’imperfezione che il tempo ci regala, trasformando i luoghi, oltre che noi stessi, fa parte di quella grande magia che riassumiamo nella parola “bellezza”.

Il rischio, afferma Peregalli, è quello di ottenere il risultato contrario, smarrendo tutto quello che siamo in costruzioni effimere e senza aura, che non hanno memoria, non invecchiano e non dialogano con il tempo, in luoghi tutti uguali e senza anima, dove il tempo non trova lo spazio e il modo per portarli in viaggio con sé, in quel presente continuo che diventa il nostro passato e che da sempre racconta la nostra storia. Le stesse rovine, come “archi diruti, colonne spezzate, chiese scoperchiate, torri smangiate invase da boschi, cespugli, erbacce, terreno fertile per sognatori, scrittori, pittori”, hanno un ruolo fondamentale nel definirci: «Tutto deperisce, tutto si consuma e va in rovina. Ma la rovina ha un fascino abbagliante. Questo libro parla della nostalgia che si appropria di oggetti e luoghi, parla dell’incuria che l’uomo ha per il suo destino, parla della violenza che la tecnologia moderna opera sui nostri luoghi e sul nostro mondo, del silenzioso camminare in un viottolo di campagna, di cortili abbandonati, della pioggia che cola sui vetri».

Il nostro mondo, afferma Peregalli, ha spogliato la natura del suo mistero e cerca di sostituirsi a essa e, così come non dovremmo fare a meno (ma lo stiamo facendo) delle rovine, che sono “l’ombra della nostra vita e noi abbiamo bisogno di quest’ombra”, non dovremmo fare a meno delle tracce di quel passato che ancora respira nei luoghi che ricostruiamo, di quell’ornamento che sa concedere alla luce e all’ombra la leggerezza a loro necessaria per esistere, di quel luogo gigantesco che dovrebbe essere tale solo per darci un punto di riferimento, e indicarci il cammino nel nostro viaggio, e di certo non per trasformarsi in una scultura devastante che scardina un luogo pieno di memoria e di silenzio: «Invece di ascoltare quello che chiedono i luoghi, - spiega l’autore - cosa è meglio per loro, si cerca di costruire solo ciò che può stupire di più».

Tutto questo dovremmo poi poterlo contemplare nel luogo per eccellenza della contemplazione: il museo, il luogo delle muse, che dovrebbe essere costruito solo per accogliere e proteggere questo dialogo fecondo e continuo tra passato e presente. Un dialogo meraviglioso in cui possa esprimersi liberamente la mimesi, quella che ha sempre fatto sì che il luogo dell’abitare fosse il centro di un mondo, di cui la natura era sempre stata parte integrante, quella che ha permesso di far nascere i luoghi e di farli sopravvivere nel tempo, facendoli splendere nella loro straordinaria fragilità.

Oggi, in un’epoca in cui il dolore è un'ombra da rimuovere, la malattia un’ossessione da nascondere e la morte uno sfregio da cancellare, non vogliamo più lasciare spazio al caso, piuttosto preferiamo definire anche ciò che per sua natura non può e non deve essere definito, se non vuole perdere il suo valore: «Non accade più nulla di naturale. Non ci si può imbattere per caso in un luogo che ci sorprenda. Tutto deve essere chiarito. Ciò che non è segnalato può essere distrutto. È un mondo in cui tutto deve essere spiegato. Non viene lasciato spazio al mistero, alla luce che vibra nell’aria del luogo».

“I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell'imperfezione” esce, dopo dodici anni dalla prima edizione, in una veste grafica nuova curata da Luca Stoppini, in una versione ampliata, con un testo inedito di introduzione e una nuova scelta di fotografie, sempre dell'autore: «Alcune fotografie sono state sostituite, altre aggiunte. – spiega Peregalli - La volontà è stata quella di mantenere intatto lo scritto, che, anche riletto attentamente dopo lungo tempo, mi sembra conservare il passo e chiudere un cerchio. Modificarlo avrebbe significato snaturarlo, e, dopo questi anni, il mondo non è poi così cambiato, e le sue parole fanno ancora una certa luce sulle cose e sul presente».

I luoghi e la polvere sulla bellezza dell’imperfezione
Roberto Peregalli
Adelphi
ISBN 9788834611074
Pag. 200 - 28,00 €

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