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Lunedì, 20 Maggio 2024
Libri

'Il Canzoniere', di Cristina Dotto Viglino

Una vera e propria corrispondenza in versi, tra un uomo e una donna dove predomina la dimensione amorosa, ma trovano spazio anche temi politici, esistenziali, sociali e filosofici

In un’epoca in cui comunicare con gli altri è sempre più facile e immediato, in cui emoji e GIF popolano i messaggi custoditi gelosamente nei nostri smartphone, che sono sempre a portata di mano, forse ci verrebbe difficile immaginare, specie quando si tratta di parlare d’amore o di argomenti più impegnativi, una forma di comunicazione più lenta, attenta, profonda e ricca di dettagli, dove, per giunta, sono i versi ad avere la meglio sulle parole.

Eppure potrebbe essere piacevole immergersi in una comunicazione di questo tipo, soprattutto se sapessimo che appartiene ai giorni nostri. È quello che potrebbe accaderci leggendo Il Canzoniere di Cristina Dotto Viglino, pubblicato da Passigli Editori. Una vera e propria corrispondenza in versi, seppure una finzione letteraria, tra un uomo e una donna, dove lei è quella che scrive per prima e lui quello che risponde. Un canzoniere dove è predominante la dimensione amorosa, che è quella poi che ne caratterizza l’identità di genere, ma dove trovano spazio anche temi esistenziali, politici, sociali e filosofici.

«Un libro che non è un romanzo d’amore (anche se al suo interno non manca un’intensa avventura amorosa), ma è piuttosto un libro sull’amore, - si legge nella prefazione di Luigi Surdich - da intendersi non come narrazione di una storia sentimentale, ma come assimilazione e testimonianza di un racconto governato dall’esperienza di quanto sperimentato nel rapporto e nella conoscenza dei sentimenti: al di là dunque della fortunatamente rimossa tentazione suasoria».

Un libro sull’amore, dove tutto è possibile, anche porsi, tra un verso e l’altro, domande semplici come: «Ci scriviamo come innamorati. / Lo siamo? Direi di sì, che dici? / Siamo felici?» oppure «Vivremo felici e contenti come nelle favole?».

In questa fitta corrispondenza in versi tra una lei e un lui, l’ansia, l’inquietudine e i tormenti determinati dai dubbi, dalle incertezze, dalla messa in discussione della passione d’amore cedono spesso il posto alla condivisione dell’esperienza amorosa vissuta con intensità, ma anche con grande trepidanza: «Libri. Pagine. Parole. Lettere / inchiostro. Leggi scrivi parli / capisci, entri dentro di me: / non so come abbia fatto / né da dove provenga, tu, / ma genio mi pervadi, / tu sei il desiderio che vorrei / realizzato, tu mi esaudisci //». Il desiderio si esaudisce nello stesso luogo in cui nasce, come se lo spazio e il tempo fossero variabili che qui, in questo posto misterioso che tutti chiamiamo amore, non avessero nessun valore, come se il fato avesse poco da dire, o da fare, davanti all’arrivo di una dea bendata che si fa guidare dal caso: «A noi non fu permesso / spiegare anche a noi stessi / che ci bastò guardarci in fondo al libro / che stava inciso e scritto dentro gli occhi / per cogliere l’intero / e condiviso / e vidi il tuo sorriso traboccare / e rompere la diga del silenzio: / bevemmo il nostro assenzio / maledetti / per solo aver capito e contenuto / nei visceri dei ventri sconquassati / intera la storia di noi stessi. / Ed io ti vidi / e tu vedesti me / e ciechi condannati dall’Olimpo / non ci fu dato di tornare ignari / deprivati dell’essenza intravista / e dopo dilagata / dell’una dentro l’altro, / dell’altro dentro l’una; / la dea della Fortuna / bendata ed onnisciente / ci scelse casualmente / e diventammo Noi //».

Nell’amore, il Noi può essere così forte da scalare montagne, sfidare il divino che in qualche modo ci appartiene da sempre, ma non è in grado di farci dimenticare i nostri tormenti individuali: «Sei tu che ricomponi il mio scompenso / hai farmaci segreti per le angosce / che solcano le righe della mente. / Ed il compenso umano è cosa vana / un plauso / una conferma / una cravatta / ma il mattino seguente / è intatta la voragine interiore / e talvolta crediamo sia l’amore / l’amalgama con cui colmare il vuoto. / Ma il vuoto siamo noi, / amore mio dannato alla ragione, / la spaccatura umana / sigillo della specie / ci danna e ci condanna e ci consente / di scalare l’Olimpo anche coi denti / digrignati agli dei, / indignati per l’onta //».

Eppure, in questi luoghi immensi, e a tratti persino a noi sconosciuti, della mente e della corporeità, reduci forse di “una gioia antica”, è sempre l’amore a illuminare e salvarci dagli abissi del tormento: «Il male, amore mio, non è l’amare / è male invece il carcere dell’uomo / guinzaglio gabbia e rabbia programmata / in regole risibili ai bambini» ed è sempre dall’amore che possiamo ripartire: «A me basta sentire il tuo respiro / per credere che esista qualche dio //», per realizzare anche quello che forse nessun dio sarebbe in grado di fare: «Uniremo l’amore all’amore / combaceremo i lembi delle storie / e da sarti pazienti e tenaci / ricuciremo i fogli delle vite / dentro un affresco ebbro di colori //».

Il Canzoniere
Cristina Dotto Viglino
Passigli Editori
ISBN 9788836819324
Pag. 240 - 24,00 €

9788836819324_0_424_0_75

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