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Domenica, 4 Dicembre 2022
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'Klimt. L'uomo, l'artista, il suo mondo' di Franz Smola

Un omaggio a Gustav Klimt e al ritrovato capolavoro Ritratto di Signora

Se provassimo a chiudere gli occhi e immaginassimo di accendere nel buio tante piccole stelle d’oro o di far nascere in esso rami dorati simili a nuvole e onde che sapientemente conquistano lo spazio nel vuoto, mentre dentro a questo cosmo magico e dorato prendono posto figure femminili dalle pose plastiche e spesso fluttuanti, e dagli sguardi maliziosi e conturbanti, non avremmo ridato vita alla scena di un sogno o di un film fantastico, ma al misterioso e immenso mondo interiore di uno dei più grandi artisti del XX secolo: Gustav Klimt.

Le donne, il vero universo ispiratore del genio di Gustav, a volte per noi sono anche fonte di enigmi, come quello del Ritratto di Signora, il dipinto dell’artista viennese, sparito nel 1997 dalla Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza e rinvenuto quasi per caso, nei pressi della galleria, nel 2019. Un ritrovamento a cui si è voluto dare omaggio con la mostra Klimt. L'uomo, l'artista, il suo mondo, curata da Gabriella Belli e Elena Pontiggia. Ospitata fino al 24 luglio negli spazi della Ricci Oddi e dell’XNL Piacenza contemporanea, si snoda attraverso oltre 160 opere, tra dipinti, sculture, grafica e manufatti d'arte decorativa ed è accompagnata dal ricco catalogo edito da Skira.

Il volume aiuta il lettore a immergersi totalmente nel contesto storico e culturale in cui il dipinto fu realizzato, quello della Secessione, di cui Klimt è il fondatore, e della Wiener Werkstätte, nella Vienna delle boutique di alta moda, delle cartoline pubblicitarie, dei pittori e delle modelle negli atelier. Una stagione culturale, quella austriaca, che vede al centro della scena uomini di scienza, architetti, filosofi, musicisti, artisti, poeti, letterati e storici dell’arte. Otto Wagner, Joseph Maria Olbrich, Josef Hoffmann, Adolf Loos, Gustav Mahler, Richard Strauss, Arnold Schönberg, Alexander Zemlinsky, Peter Altenberg, Karl Kraus, Arthur Schnitzler, Robert Musil, Georg Trakl, Egon Schiele, Oskar Kokoschka, Franz Wickhoff, Alois Riegl, Sigmund Freud sono, assieme a Klimt, solo alcuni dei molti protagonisti di questo momento storico unico per l’Austria.

Klimt. L'uomo, l'artista, il suo mondo consente anche di raccontare la storia artistica e umana del grande pittore austriaco. «Senza le donne, che si offrono in dote alla sua arte, Klimt sarebbe impensabile. – scrisse di lui Franz Servaes, citato da Eva di Stefano in Dalla parte delle donne, uno dei saggi raccolti nel catalogo - Circondano la sua opera come una ghirlanda di fiori. Sono le viennesi. Ragazze del popolo e dame dell’alta società, ebree ed aristocratiche. Lui le conosceva bene, viveva per così dire nella scia del loro profumo. E divenne il loro glorificatore».

Klimt, definito anche “il pittore del bacio, dell’oro e dell’eros”, nell’ultimo periodo della sua produzione, in cui assiste anche alla decadenza della Belle Époque, si dedica prevalentemente ai ritratti femminili, attraverso una rappresentazione più spontanea, realistica e meno mistica, abbandonando lo splendore dell’oro e le eleganti e floreali linee dell’Art Nouveau. Il suo stile pittorico è influenzato non solo dalla sua profonda crisi artistica ed esistenziale, ma anche dalle innovative tecniche degli espressionisti, oltre che suoi ex allievi, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, la cui estrema sensibilità vede l’arte trionfare sul male, la malattia e la morte. Con loro Klimt condivide profondamente l’immagine di un nuovo mondo, fatto di erotismo, solitudine, inquietudine e disordine.

«Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull'artista, - affermò una volta Gustav Klimt - l'unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio». A questo punto viene spontaneo chiederci chi fosse la donna ritratta nel dipinto perduto e poi ritrovato in modo fortuito dopo più di dieci anni. Potrebbe essere Alma Mahler, amante e musa di Klimt, o magari Ria Munk, già immortalata dall’artista in diversi ritratti e, in particolare, sul letto di morte. Una cosa è certa: sotto l’immagine della donna dipinta da Klimt si nasconde un’altra figura, corrispondente a quella del dipinto chiamato Backfish, esposto da Klimt nel 1912 alla Große Kunstausstellung di Dresda, e anch’esso considerato perduto nel passato.

«Il quadro – si legge nell’analisi del Ritratto condotto da Lucia Pini – raffigura una giovane donna, identica nel volto e nella posa alla signora piacentina, ma assai diversamente abbigliata e acconciata. Essa esibisce infatti un ampio cappello scuro, mentre il boa al collo e una leggera sciarpa che scende sul décolleté stemperano la nudità delle spalle, lasciate scoperte dall’abito. Su questa immagine di fanciulla Belle Époque Klimt dipingerà in seguito il quadro Ricci Oddi, preservando di fatto lo sfondo e il volto del dipinto sottostante, ma intervenendo con decisione sul resto, in modo da approdare a una vera e propria trasformazione del quadro iniziale, con un approccio così radicale che non sembra trovare eguali in altri casi di rivisitazione condotti dall’artista sulle proprie opere». Quale modo migliore di questo, per il grande artista, di dimostrare che l’arte può essere libera, nella sua ricerca del bello e di ciò che davvero piace, di mutare e di affrancarsi da ogni forma di programma e costrizione?


Klimt. L'uomo, l'artista, il suo mondo
a cura di Gabriella Belli e Elena Pontiggia
Skira
ISBN: 9788857247519
Pag. 320 — Prezzo 35,00 €


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