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Domenica, 19 Maggio 2024
Libri

‘Maledetto Baudelaire!’, di Jean Teulé

Come si fa a raccontare la vita di un uomo che ha vissuto sempre al limite, al confine tra l’abisso e la vertigine, tra la paura e il sogno, e tra l’orrore e l’estasi?

Quanto è forte il legame tra genio e follia, quanto l’una nutre, illumina e, allo stesso tempo, corrode l’altro? Una vita breve, quella di Charles Baudelaire, morto a soli quarantasei anni, ma vissuta sempre in modo intenso e spregiudicato: «Ma che importa l’eternità della dannazione – scrive Baudelaire ne Lo spleen di Parigi - a chi ha provato, in un secondo, l’infinito della gioia?». Esiste una vasta letteratura sul poeta de I Fiori del Male. In suo onore tanti i ritratti realizzati e ora, per la prima volta, anche un romanzo: Maledetto Baudelaire! di Jean Teulé, pubblicato da Neri Pozza.
Ne esce fuori il ritratto di un dandy dalla personalità unica, dallo spirito impetuoso e ribelle, la cui esistenza viene ripercorsa senza veli e rivisitata dalla penna vivace e arguta dello scrittore francese, che finalmente va incontro al suo Baudelaire, il suo dio vivente sin da quando era adolescente, per affrontarlo, oggi, come un Everest di cui non bisogna più avere paura.
Una biografia romanzata per raccontare la storia di un grande spirito libero e dall’animo tenebroso, che ha saputo affascinare il mondo con i suoi versi sublimi e decadenti, ma soprattutto la storia di un uomo segnato, sin dall’infanzia, dall’amore morboso per sua madre che, in seguito al secondo matrimonio di lei, sfocerà in una grande delusione e afflizione. Un’ossessione sigillata per sempre in questa sua ferita indelebile, che condizionerà, nella vita adulta, tutti i suoi rapporti con le donne. Relazioni dannatamente violente e crudeli con femmine sporche, vili e mostruose, a partire dall’immonda prostituta Sarah la Strabica, fino ad arrivare alla gigantessa esotica Jeanne Duval, il suo sole nero. Charles non farà mai nulla per farsi amare, come afferma Teulé, preferendo sempre alla gioia dell’amore la crudeltà, la depravazione e la devastazione dei sensi. «Che cos’è l’amore? – scrive, un giorno, Baudelaire - Il bisogno di uscire da se stessi». Il poeta francese rimarrà per sempre barricato dentro la fortezza della sua infanzia. Il grande oltraggio ricevuto quando era bambino diventa il nutrimento perenne della sua anima e l’unica merce di scambio con il mondo esterno, come se non ci fosse altro modo per averci a che fare. Da qui giunge la sua indole di prevaricatore e grande provocatore. Il martirio che lo affligge diventa un’eterna punizione non solo per la sua anima, ma anche per il suo corpo. Il suo amore per gli eccessi lo conduce a dilaniare il suo fisico, in una lenta agonia, con grandi dosi di oppio e laudano, e a consumarlo attraverso momenti terribili di fame, sfinimento e miseria.
Per Charles non esiste tregua in questa fitta oscurità che lo avvolge perennemente. I suoi demoni lo oltrepassano senza sosta, immergendolo nel fango della vita, quello da cui, poi, estrae l’oro della sua poesia. «Chiedetelo / al vento, alla stella, all’uccello, all’orologio, all’onda: a tutto / ciò che fugge, che piange, che scorre, che canta, che sussurra: / - urla a squarciagola, il poeta, come a voler proclamare la sua dottrina, afferma Teulé tra le pagine del suo romanzo - chiedete che ora è! e il vento, la stella, l’uccello, l’orologio, / l’onda, vi grideranno: “È l’ora di ubriacarsi! Ebbri! per non / essere gli schiavi martirizzati del Tempo: ubriachi! senza tregua! / Di vino, di poesia o di virtù, – a piacer vostro”».

Maledetto Baudelaire
Jean Teulé
Neri Pozza
ISBN 9788854522763
pag. 432 - 18,00 €

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