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Lunedì, 22 Aprile 2024
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Nel gorgo di salute o salvezza, di Emiliano Ventura

Quando filosofia e medicina avevano lo stesso fine

Questo saggio di filosofia, da poco edito da Stamen edizioni (gennaio 2024), si presenta come il resoconto di una nostalgia, il tempo in cui le due culture, quella scientifica e quella umanistica, non erano ancora separate.

Argomento principale è la salute, nello specifico le sue varie modalità costitutive, mostrando la prossimità tra filosofia e medicina, quanto a lungo siano state complici perseguendo lo stesso fine, quello salutare appunto, e quanto sarebbe necessario che tale complicità si ristabilisse, sotto nuove vesti e metodologie. Le pagine dense di riferimenti si interrogano su diversi momenti, o svolte, in cui la salute lascia il posto alla salvezza, così facendo emergono due antropologie differenti, una che vede l’uomo perseguire il proprio fine, la conoscenza, con la ragione, l’altra riconosce che il fine dell’uomo è ultraterreno e si raggiunge grazie alla figura di un salvatore.

Un testo di filosofia con argomento la salute non può prescindere dalla categoria del Farmaco, nell’originario termine greco pharmakon, ha come significato sia quello di «rimedio» che quello di «veleno». Esso risulta quindi ambivalente, di doppia natura, nell’identificare ciò che cura e ciò che reca danno, come per l’importanza decisiva del dosaggio.

È nota la definizione di Paracelso: «Solo la dose fa si che non diventi veleno», da ricondursi ancora all’idea di misura che è fondamentale nell’antica Grecia.

Se la relazione tra salute e medicina risulta evidente, così non è per la filosofia; l’origine del filosofare risulta incisa nell’essere «rimedio», un pharmakon, verso ciò che non è prevedibile, il divenire delle cose, così l’episteme diviene ciò che “sta” fermo nella ricerca dell’immutabilità dell’essere. A ciò che è meraviglioso, ma anche fonte di terrore (il thauma), la filosofia risponde con la possibilità di arrivare a capire il fenomeno con la ragione, per conoscerne le cause.

E la salvezza? Come ha dimostrato Foucault salvezza e salute pur non essendo sinonimi rientrano nell’ambito della prassi filosofica, grazie alla ragione e al metodo filosofico l'uomo greco può salvarsi o essere in salvo, come ci si salva da una tempesta o da un grave pericolo. Silenziosamente accadono ‘rivoluzioni’ che avranno echi ben più rumorosi e importanti, sarà Porfirio, ma non sarà l’unico, a presentare un primo slittamento e una separazione tra salute e salvezza, a presentare una visione diversa della salvezza. Con l’avvento del cristianesimo, la salvezza smette di essere una possibilità raggiungibile dall’uomo con la ragione ma si ottiene solo grazie a un salvatore, un altro da sè, in questo caso è la figura del Cristo.

Ogni volta che il gorgo affonda la filosofia (come nel III/IV secolo d.c.) la salute lascia il campo alla salvezza, il razionalismo filosofico lascia il posto al credo religioso. Nella contemporaneità di nuovo il gorgo affonda la filosofia, ora però lascia il passo alla scienza, e di nuovo la salute cede il passo alla salvezza.

Secondo Emanuele Severino e Karl Jasper la scienza medica ha acquisito finalità salvifiche, un tale approccio potrebbe racchiudersi nella formula di Salvatore Natoli che dà il titolo al saggio La salvezza senza fede. Secondo lo studioso nella modernità si presenterebbe la categoria del neopaganesimo, dove al posto del fine creaturale l’uomo ha riscoperto un fine naturale, per la salvezza, l’uomo, non può affidarsi ad altro che alla sua forza (un ritorno a un tema caro della paganità).

Karl Jasper nel suo classico studio Il medico nell’età della tecnica, sottolinea con forza il fondamentale legame tra la filosofia e la medicina, recupera la classica definizione ippocratica del medico, iatros philosophos isotheos, dove è la personalità stessa del medico (gli aspetti più umani) ad unirsi alla tecnica nel perseguire il risultato terapeutico e la cura «la terapia medica poggia su due pilastri: la conoscenza scientifica e l’umanità».

Oggi quindi si assiste a un fenomeno in cui la medicina ha assunto ruoli che non le competono, come quello della salvezza,  mentre sarebbe la salute il suo fine più immediato, la filosofia si sarebbe inaridita nel vano tentativo di competere con le varie scienze, impostando una metodologia analitica di stampo anglosassone.

Queste due culture sarebbero destinate a rimanere distinte. O forse no?

«Le neuroscienze sono ormai in grado, con l’ausilio di strumenti molto sofisticati, di vedere le attività cerebrali nell’atto del loro svolgersi. Anche lo studio del sistema nervoso centrale, effettuato a livello di biochimica e biologia molecolare, sta portando i ricercatori ad affacciarsi su territori che un tempo erano di esclusiva competenza della filosofia, della morale o della religione», sono parole di Laura Boella nel suo studio sulla Neuroetica. Si registra quindi, negli ultimi due o tre decenni, una nuova prossimità, un riavvicinarsi delle due culture.

Questa recente alleanza tra fenomenologia e neuroscienze ha sorpreso il mondo accademico, suscitando perplessità ma anche larghi entusiasmi, i risultati dell’analisi fenomenologica sono ritenuti esemplari proprio da quelle scienze ‘dure’ le cui evidenze si collocano sul piano dei dati empirici, sperimentali.

Recuperando i versi di Holderlin tanto cari ad Heidegger, sembra che proprio lì “dove maggiore è il pericolo cresce anche ciò che salva”!

Nel gorgo di salute o salvezza
Emiliano Ventura
Stamen edizioni
ISBN: 9791281045309
Pag. 170 - 18,00 €

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