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Martedì, 21 Maggio 2024
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In Italia due persone su tre non leggono nemmeno un libro all'anno

Il dato è preoccupante: negli ultimi 13 anni, il nostro Paese ha perso 630 lettori in media al giorno

Il dato è allarmante, ed è sinonimo di decadimento culturale. Secondo le recenti rilevazioni dell'Istat, quasi due italiani su tre non leggono nemmeno un libro nell'arco di un anno. Magari lo comprano, lo cominciano o lo sfogliano, ma non giungono al termine. A questo dato, si associa anche quello delle vendite, che nel Belpaese non sono minimamente paragonabili a quelle dei nostri cugini europei. Se in Italia ogni anno il numero pro capite di libri acquistati è pari a 3.2, in Germania è 6, nel Regno Unito 7 e in Francia 7.5.

Il quadro è sicuramente drammatico confrontato con il resto d'Europa, ed è ancora più impietoso a livello globale. Secondo i dati forniti dall'associazione editori italiani, la Svezia è lo Stato europeo dove si legge di più, con il 90% della popolazione che ha letto almeno un libro nell'ultimo anno. Segue la Danimarca, con l'82% di lettori.

Nel quadro continentale, l'Italia è nei bassifondi, e precede solo quattro nazioni: Cipro, Romania, Grecia e Portogallo. I nostri vicini della Germania toccano quota 79% di lettori, il Regno Unito l'80% e i Paesi Bassi l'76%. Estendendo la lente a tutto il mondo, l'India è il Paese dove si legge di più, con una media di 11 ore a settimana trascorse sui libri, seguita da Thailandia, Cina, Egitto e Russia, dove la media sfiora le 8 ore.

L'Italia perde 630 lettori al giorno

È chiaro come la centralità della lettura abbia perso importanza nella quotidianità delle persone, e questo si riflette in modo visto sul calo dei lettori, diminuito di oltre 3 milioni negli ultimi 13 anni. Ogni giorno, in media, l'Italia perde 630 lettori. Mancano lettori, e va da sé che a risentirne siano anche l'editoria e il suo futuro neanche troppo distante.

Nel corso di un evento organizzato presso Villa La Rotonda a Vicenza si è parlato proprio di questo: dell'importanza dell'editoria per lo sviluppo sociale, in un presente in cui ciò che si registra, per l'appunto, è la progressiva riduzione di chi legge. Secondo Alberto Barachini, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, un motivo c'è, è stata nella mutata relazione delle persone con il tempo. "Si è ridotta drasticamente la nostra capacità di attendere, di concentrarci e di isolarci - sottolinea Barachini -. La lettura è un momento di isolamento, ma viviamo con un rumore tecnologico che ci sovrasta".

La lettura è un momento di isolamento, ma viviamo con un rumore tecnologico che ci sovrasta

Tra le cause del problema - perché di problema si tratta - c'è la tecnologia. Gli italiani, infatti, a differenza di altri Paesi europei, sono passati dall'essere "tecno-entusiasti a tecno-maniaci e, infine, tecno-dipendenti". Per il sottosegretario esiste quindi una vera e propria forma di dipendenza, che ha effetti anche sull'incapacità delle persone di poter mantenere la concentrazione per attività come ad esempio la lettura. "Il recupero del tempo dedicato alla lettura credo passi per la formazione e, quindi, per l’educazione alla lettura cui i giovani possono allenarsi se sono motivati - prosegue Barachini -. Incontrando gli studenti delle scuole mi sono reso conto del grande livello di curiosità che c’è in loro, nonostante una vita digitale ormai immersiva".

Possibile trasformare una scintilla di curiosità in una passione per la lettura? Certo, se i giovani mancano di esempi positivi difficilmente possono tradurre uno 'stimolo' in qualcosa di concreto, ma c'è pur sempre speranza. "Occorre selezionare libri che mantengano le promesse di copertina e stimolare gli autori a realizzare libri su temi come, per esempio, l’intelligenza artificiale e l’educazione digitale con un linguaggio e uno stile adatto ai ragazzi", spiega ancora Barachini. E poi lancia un appello ai giornali: "Potrebbero avere un ruolo importante: vi sembra che oggi i quotidiani siano scritti in modo da poter interessare un ragazzo che si nutre di video e conversazioni sui social? Su questo punto mi adopererò personalmente per portare il tema alla loro attenzione. E continuerò, allo stesso tempo, ad andare nelle scuole a parlare con gli studenti".
 

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