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Giovedì, 19 Maggio 2022
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"Cinquanta sfumature di grigio": il sesso c'è, ma manca l'erotismo

È arrivato finalmente il film dell'anno, quello di cui tutti parleranno nei prossimi mesi. Sarà sicuramente un successo, ma resta un brutto film, patinato e vuoto, con una morale di fondo pericolosa e fuorviante

E alla fine "Cinquanta sfumature di grigio" fu. E la notizia è che è esattamente come uno se lo aspettava, quindi scontenterà tutti, ma sarà ugualmente un successo al box office. Perché c'è da giurarci che il pubblico riempirà le sale cinematografiche per vedere le evoluzioni sessual-sadomasochistiche dei due protagonisti, per poi uscire e dire a) "era meglio il libro!", b) "ma non si è visto nulla!", c) "che scandalo!" (ma scandalo de che?).

La grande sorpresa, alla fine del film, è che questa trasposizione è davvero meglio del libro. Perché la sceneggiatura lima e pulisce la prosa sciatta e ripetitiva da adolescente in piena tempesta ormonale di E.L.James, e riesce perlomeno a creare due personaggi quasi decenti dalle due figurine nate dalla fantasia da "casalinga disperata" della scrittrice inglese. Qui però si fermano i meriti di questo film. La cosa più perversa che il pubblico vedrà sul grande schermo è la contrattazione d'affari su quali pratiche estreme Anastasia Steele sarà disposta a praticare con il bel Christian Grey, ma per il solo fatto che è quantomeno inusuale sentire pronunciare la parola "fisting" in un blockbuster. Per il resto, giusto un paio di frustate (sei, per l'esattezza), qualche sculacciata e un bel po' di nudità (soprattutto femminile, con buona pace di chi sperava di vedere qualcosa di più degli addominali e dei glutei scolpiti del protagonista). E poi noia, tanta noia, tutte le sfumature di noia che è possibile provare.

È un film sull'erotismo che in realtà  manca di erotismo. Nei loro amplessi da videoclip, raffinati e patinati, Dakota Johnson e Jamie Dornan non si spettinano nemmeno. E il fatto che tra i due manchi completamente l'alchimia che il film avrebbe richiesto è un danno incalcolabile. Perché Dakota Johnson è perfetta e regge tutto il film sui suoi primi piani, mentre Jamie Dornan è semplicemente non pervenuto: bello sì, ma marmoreo e imbarazzato (oltre che imbarazzante data la sua totale insespressività da modello).

Dakota Johnson è Anastasia Steele

Esaurita la questione relativa al sesso sullo schermo, con relativo côté scandalistico, "Cinquanta sfumature di grigio" rimane una storia d'amore complicata, tra una giovane innocente e ingenua e un ricco uomo d'affari, dal passato tormentato, abituato ad entrare in contatto con l'altro sesso solo attraverso violenza e sopraffazione, dove lei fiorisce e matura fino alla perfezione e lui vede la propria corazza incrinarsi sotto i colpi discreti ma ineludibili dell'amore: insomma, Cenerentola con una spruzzata di "Pretty Woman" e "Twilight" (perché tutto nasce da lì, da una fan fiction ispirata alla saga vampiresca).

Jamie Dornan, lo sceriffo hot

A filmare questa storia, la Universal ha chiamato ruffianamente una regista donna, Sam Taylor-Johnson, che però - impegnata com'era a dover mettere su un film che potesse al tempo stesso creare scandalo per gli americani puritani, attirare frotte di spettatori al cinema da tutto il mondo e mostrare/non mostrare quello che tutti si aspettavano per non incappare in divieti troppo stretti - ha mancato completamente di lasciare la propria impronta. Non c'è nulla di femminile nello sguardo della regista, e questo non è segno della raggiunta parità di genere. No: è il segno del peggior maschilismo. Perchè alla fine, "Cinquanta sfumature di grigio" riporta indietro di anni l'orologio delle conquiste femminili e, con la scusa del BDSM (che va tanto di moda quest'anno, signora mia), vuole far dimenticare che in fondo Mr. Grey è uno stalker violento, che pretende il controllo assoluto e ossessivo sulla propria donna, la umilia ma poi si fa perdonare sommergendola di regali costosi. E lei ci casca, e il film suggerisce che è giusto così, perchè le donne sono così.

Per non fare i radical chic, bisognerebbe trovare un pregio di "Cinquanta sfumature di grigio" per parlarne bere e andare contro la massa che lo critica, ma obiettivamente è difficile: l'unica cosa che si salva è la colonna sonora (con ottimi remix e Beyoncé che fa la parte del leone) e Dakota Johnson. 

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