Venerdì, 30 Ottobre 2020
Attilio Fontana

Attilio Fontana a teatro dopo il Covid: "Non possiamo vivere col profilattico, basta con l'ossessione del virus" | INTERVISTA

Il 15 giugno l'attore torna in scena, a Roma, insieme a Emiliano Reggente nello spettacolo 'Fase Show'. Per tre giorni fasce orarie divise e massimo 35 persone in sala

Il 15 giugno riaprono cinema e teatri, ma i coraggiosi che provano a ripartire nonostante le stringenti norme di sicurezza - soprattutto tra i gestori - sono pochi. Audace Attilio Fontana, il primo a tornare in scena, al Teatro Lo Spazio, a Roma, insieme a Emiliano Reggente con lo spettacolo 'Fase Show'. Una maratona di teatro musicale, che proporrà brani di repertorio dei due artisti, gag, canzoni e interazioni a norma con il pubblico, accompagnati da Franco Ventura alla chitarra e Roberto Rocchetti al pianoforte.

Per tre giorni, in fasce orarie divise, il duo si esibirà per nove repliche della durata di un'ora, alle 18, alle 20 e alle 21.30, intervallate dalla sanificazione degli ambienti nel rispetto delle misure di sicurezza, con dovuto distanziamento sociale  e per un massimo di 35 spettatori per replica. Un debutto che è anche un "atto eroico", come lo definisce l'attore. 

Dal 15 giugno torni in scena con 'Fase Show'. Non avete aspettato neanche un giorno in più per ripartire, ti mancava il teatro?
"Ovviamente sì, perché noi viviamo di questo. In questi anni ho avuto la fortuna di lavorare tantissimo in teatro e oltre ad essere un lavoro è proprio un bisogno fisiologico, fare quello per cui ti senti che esisti. La situazione è complicata, ci sono tante polemiche, ma con Emiliano Reggente abbiamo deciso di fare qualcosa. L'ho chiamato e ci siamo inventati questa maratona, simbolicamente nello stesso giorno in cui riaprono i teatri, per essere lì e scartare questo pacco in questa forma strana e vedere che succede, quasi come un atto eroico. Volevamo esserci".

In 2 sul palco, 3 repliche al giorno, con sanificazioni tra l'una e l'altra, massimo 35 persone in sala. Meglio di niente?
"No, è quasi peggio di niente direi. Però è un atto che ci dovevamo, anche per incontrare di nuovo il pubblico, frantumare questo plexiglas e ritrovare un po' di sorrisi e leggerezza. Giocheremo molto su questo nello spettacolo, ci saranno un numero e una canzone dedicati a questa condizione che stiamo vivendo. L'idea era di capire come è possibile fare uno spettacolo in una condizione del genere, infatti si chiama 'Fase Show'. Sono sicuro che tante persone hanno voglia di tornare a teatro e anche per noi è un modo per tornare a un accenno di normalità, intiepidire questo ghiaccio che dura da troppo".

Non tutti gli attori, ma soprattutto non tutti i gestori di sale e arene, sono disposti a questo 'sacrificio'. In queste condizioni si può parlare davvero di ripresa del settore?
"E' dura. Io dico di no. Noi compiamo questo atto eroico ma onestamente non rientriamo nelle aritmetiche, sono sincero, quindi è solo proprio un atto di coraggio. Io ho perso due tournée, ci sono grandi musical che sono saltati in teatri come il Sistina e il Brancaccio, che con 200 persone non potrebbero mai sostenere le repliche che fanno. E' veramente un momento complicato, quindi ripartire non lo so. Se non si esce da questa ossessione del virus e non si comincia ad allentare questa distanza sociale, la vedo dura per il teatro. Noi in maniera controfobica abbiamo deciso di tornare in scena, di giocare con un po' di leggerezza, ma non è questa la soluzione, anzi, è proprio un modo per dire 'guardate come ci dobbiamo ridurre per poter tornare nel nostro luogo'".

Il vero problema si presenterà poi a settembre e ottobre, quando in teoria dovrebbe partire la nuova stagione teatrale...
"Spero che questa ossessione del virus cessi e che, anche clinicamente, ci dicano qualche altra verità piuttosto che lavorare solo sul terrore, per tornare a vivere. Non possiamo vivere col profilattico ovunque, non è più vita, viviamo come zombie. Io prendo la metro e sto a 50 cm di distanza da un'altra persona sul sedile, bevo il cappuccino al bar e non so la mia saliva dove va, quindi non capisco perché il teatro debba subire delle restrizioni più grandi di altri luoghi dove si sta facendo la qualunque"

Un'altra grande polemica, invece, è quella del mancato sostegno nei confronti dei lavoratori dello spettacolo. Cosa ne pensi? La mancanza di tutele è il vostro tallone d'achille, ma da prima del coronavirus...
"Sì questo assolutamente da prima, è vero. Proviamo a organizzarci. Io stesso ho aderito a un gruppo, il problema è che poi diventa una sorta di gara a chi è più attore, a chi ha fatto più cose, quindi questo senso di unità si disperde nel vento con la vanità. E' stata una delle reazioni che mi ha fatto venire voglia di tornare in teatro. Siccome a livello risolutivo è difficile diventare uniti, perché nel nostro mestiere, purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, chi ha potuto ha scavalcato gli altri, anche con i gomiti, ed essendo io uno che non ha mai avuto sostegno né dalla politica né da lobby di colleghi, allora mi sento libero di poter cominciare. Non dipendo da nessuno. E' ovvio che come categoria è un'occasione per essere riconosciuti e per poter dire che esistiamo, che è un lavoro come gli altri, anche se da fuori non sembra, che ci facciamo il mazzo. Ci sono famiglie dietro, io stesso con i 600 euro dell'Inps non riesco a mantenere una famiglia con due figli piccoli. Spero che arrivi qualcosa in più, dei sostegni anche per noi e che non siano solo per i soliti noti. I teatri privati, gli attori e le compagnie hanno bisogno di ossigeno in questo momento".

Nello spettacolo, con ironia, portate sul palco l'incertezza e la confusione degli ultimi mesi. Com'è stato il tuo lockdown?
"Al di là della parte drammatica, ho anche perso un parente per il Covid, in fondo questi due mesi in una sorta di limbo, dove ho potuto stare di più con i miei figli, tornare un po' alla creatività, godermi la lentezza piuttosto che la frenesia, devo dire che sono stati anche preziosi. Qualcosa di buono c'era in questo periodo più lento. Io me la sono goduta, riprendendo in mano la mia chitarra, le mie canzoni. Ho finito un copione, ci siamo conosciuti meglio con i bimbi, nella coppia, da quel punto di vista è stato positivo".

In casa con due bambini, tu e Clizia siete un bel tandem...
"C'è molto caos a casa. C'è sempre delirio e qualche cosa da fare. Ci siamo messi a giocare ogni volta che abbiamo potuto e alla fine ci è passata. Tra la vivacità dei bambini, il loro bisogno di avere sempre cose da fare e noi, essendo creativi, è stato abbastanza a colori il tutto". 

Hai riabbracciato la chitarra, ti manca la musica?
"Essendo il primo amore, appena ho saputo che potevo restare a casa invece che girare l'Italia come un forsennato, mi ci sono riavvicinato. Ho fatto anche diversi video con le mie canzoni in versione acustica e li ho pubblicati sui social. E' stato un po' fare l'amore con la mia musica e anche con il pubblico che mi segue. Si è creato una specie di condominio dove ogni giorno postavo le mie canzoni e c'era un dibattito carino con tutti. Ho cercato di tenere alto l'umore, come hanno fatto tutti gli artisti".

Hai anche ricantato 'Vero amore', per la gioia delle fan dei Ragazzi Italiani. L'affetto è ancora tanto.
"Quasi tutti si ricordano dei Ragazzi Italiani e spesso ci gioco con questa canzone perché è un pezzo della mia vita. Quelle ragazze sono diventate grandi, molte hanno dei bambini, però quando si riapre quel cassetto tornano su le molecole da teenager di tutte ed è divertente. Coi ragazzi ogni tanto ci vediamo, ma è difficile fare progetti perché ognuno ha la propria vita complicata, però ogni tanto ci rivediamo. Abbiamo un gruppo Whatsapp dove ci mandiamo video tremendi e ironicamente ci insultiamo".

Da tempo sui social in molti ti confondono per Attilio Fontana presidente della Regione Lombardia. Un'omonimia scomoda di questi tempi...
"Lui anni fa era sindaco di Varese e già allora iniziava questo duello dell'omonimia sui domini internet. Non era però così popolare, poi quando l'incarico è diventato più risonante è aumentata anche la dose dei messaggi. A volte mi insultano, altre scrivono polemiche politiche. L'altro giorno c'erano le bambine di Attilio Fontana, con la sua faccia, che secondo me non è Brad Pitt, piena di cuoricini. Alla fine, ogni tanto, sono costretto a giocarci con un po' di ironia che spesso non hanno, perché poi mi rispondono male, come è successo proprio oggi con una ragazza. Ormai ci ho fatto l'abitudine e da bravo attore cerco di giocarci sopra". 

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Ti schieri anche tu dalla parte dei suoi detrattori?
"La politica e la comunicazione sono dei tritasassi, non mi voglio erigere a giudice. Dico due cose. All'inizio il mio pensiero è stato che chiunque fosse stato nei suoi panni avrebbe avuto tante gatte da pelare. E' sempre facile parlare e fare polemica sui social, però trovarsi in quel ruolo quando esplode una pandemia non credo sia una passeggiata. Per rispetto non mi sono messo a dire nulla. Poi ci sono dei fatti che parlano e parleranno, ma io sto sempre un po' a guardare prima di giudicare. Sto seguendo come tutti, ma prima di sentenziare cerco di contare fino a 10 invece di fare come questi insultatori, che a volte io stesso subisco".

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