Giovedì, 16 Settembre 2021
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La tragedia di Bhopal diventa un film con Martin Sheen

Ma le associazioni e le ong si schierano contro la pellicola accusandola di non dare una rappresentazione veritiera di quello che è il più grande disastro ambientale della storia dell'industria chimica

Hollywood si appropria della tragedia di Bhopal e ne racconta la storia in un film con Martin Sheen e Mischa Burton.

Il 3 dicembre 1984, dalla fabbrica di pesticidi a Bhopal, in India, fuoriscì una nube tossica di isocianato di metile, che in poco tempo causò la morte di quasi quattromila persone e ne avvenelò decine di migliaia, con conseguenze che durano ancora oggi. Il sito era di proprietà di una consociata indiana della Union Carbide, multinazionale americana ora di proprietà della Daw Chemical; oggi dismesso, il complesso abbandonato continua a inquinare l'area circostante in mancanza di bonifiche e operazioni di contenimento.

Tutt'ora sono in corso diversi processi civili e penali per stabilire le responsabilità di quello che è considerato il più grave disastro ambientale causato dall'industria chimica della storia. La Union Carbide non si è mai scusata per la tragedia e ha pagato un risarcimento totale di 470 milioni di dollari a fronte di una richiesta di circa 3 milliardi.  

In "Bhopal: a prayer for rain", diretto dal debuttante regista indiano Ravi Kumar, Martin Sheen (fervente attivista e da sempre molto impegnato nella difesa dell'ambiente) interpreta un alto dirigente della Union Carbide (dietro cui è adombrata la figura di Warren Anderson, capo della Union Carbide Corportation, morto lo scorso settembre). Nel cast anche Mischa Burton, nei panni di una giornalista francese.

Il sito IndiaToday ha riportato le critiche che diverse Ong hanno rivolto al film.

Rachna Dhingra, dell'International Campaign for Justice in Bhopal, ha accusato il film di santificare i dirigenti americani della Union Carbide, e Santinath Sarangi, del consiglio di amministrazione dell'ospedale Sambhavna Clinic di Bhopal, che da anni cura le vittime della tragedia, ha giudicato errata la rappresentazione dei cittadini indiani, mostrati come corrotti e scansafatiche.

Il regista Kumar si difende: "Il mio è un film di finzione ispirato a fatti e personaggi reali. Ma i dati tecnici e medici sono autentici e si basano su interviste alle vittime e allo staff della Carbide". Grazie al film, dice, "una nuova generazione saprà che cosa è successo" a Bhopal.

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