Lunedì, 14 Giugno 2021
Cinema e proteste

Da Roma a Venezia, uno "schermo pirata" contro abusi e speculazioni

La facciata del contestato "cubo", la nuova ala dell'hotel Santa Chiara affacciato sul Canal Grande, si anima con le immagini dure e rigorose de "Le mani sulla città" di Francesco Rosi, che proprio a Venezia nel 1963 vinse il Leone d'oro. Per gli attivisti del Cinema America che hanno proiettato a sorpresa il film, quello schermo è "l'emblema della direzione in cui procede il nostro paese"

Venezia, 1963. La mani sulla città di Francesco Rosi vince il Leone d'oro alla Mostra del cinema. Sono gli anni della speculazione edilizia degli anni sessanta, del sacco di intere città finite nella rete di amministrazioni e potentati corrotti, simboleggiate dalla Napoli protagonista della finzione del film e dalla scalata al potere del costruttore Nottola, che da palazzinaro diventa assessore all'edilizia grazie a una serie di intrallazzi politici. Una realtà che la pellicola di Rosi racconta con precisione giornalistica e impegno civile, lucidità e indignazione, facendo premettere al film una didascalia amara: "I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce".

Venezia, 2015. Le immagini di quel film, la loro potenza ancora intatta dopo più di cinquant'anni, vengono proiettate sul muro esterno della nuova ala dell'hotel Santa Chiara, il "cubo" di piazzale Roma che si affaccia sul Canal Grande e che è stato rivelato al pubblico appena un mese fa, tra le polemiche. I ragazzi romani del Piccolo Cinema America di Roma sono andati in trasferta in laguna e hanno deciso di trasformare la facciata del "cubo" in uno dei loro tanti "schermi pirata", scegliendo proprio quel film e proprio quell'edificio perché "per Venezia ed i veneziani non è altro che uno scempio edilizio voluto senza il consenso della cittadinanza, un cubo di marmo che spezza da tutta l'architettura della città", hanno spiegato.

DA ROMA A VENEZIA - Dopo la sgombero lo scorso settembre della sala cinematografica occupata, nel cuore di Trastevere, gli attivisti hanno continuato a organizzare iniziative a sostegno del settore, anche con improvvisate proiezioni all'aperto in luoghi storici della Capitale, capaci di richiamare migliaia di persone. Un'esperienza che ora da Roma si è spostata in laguna, "naturalmente il tutto durante la mostra del cinema di Venezia, per portare avanti anche il nostro pensiero riguardo il futuro delle sale" perché, come hanno detto i ragazzi del Cinema America, "non si può pensare che queste siano solo attività commerciali, ma devono trasformarsi in poli culturali e sociali in grado di attrarre e comunicare con i giovani" e "solo formando un nuovo pubblico potremo riaprire le sale, senza sono solo chiacchiere inutili ed a noi piacciono i fatti".

L'INCURSIONE - "A totale sorpresa per istituzioni e forze dell'ordine, busseremo alle porte della città con il nostro Schermo Pirata per denunciare un gravissimo scempio edilizio e lottare contro ogni speculazione!", avevano annunciato in un post su Facebook. Promessa mantenuta, anche se per appena mezz'ora. Tanto infatti ci è voluto prima che le forze dell'ordine intervenissero per bloccare la proiezione.

"È L'EMBLEMA DI COME VA IL PAESE" - Ma gli attivisti festeggiano il successo dell'iniziativa pirata e ribadiscono i motivi della protesta. "Lo schermo scelto per noi è l'emblema della direzione in cui procede il nostro paese: la nuova ala dell'Hotel 'Santa Chiara' da pochi mesi visibile a tutta la città, al paese ed al mondo. Il nostro obiettivo - hanno dichiarato, come riportato da VeneziaToday - è quello di denunciare come, da Nord a Sud, non siano mai il bene pubblico, comune, collettivo e la salvaguardia della memoria storico-artistica di un territorio a farla da padroni. Sono gli interessi di singoli privati le uniche forze che sembrano poter cambiare radicalmente le città, le loro piazze, i paesaggi del nostro paese, regalando alla fine dei giochi, come in questo caso, solo scempi estetici ed edilizi".

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