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Domenica, 29 Maggio 2022
Cinema

Al cinema Adorazione: una fuga adolescenziale dettata dalla malattia e dall'amore assoluto

In arrivo dal 19 maggio al cinema, l'ultimo film della trilogia ardennese di Fabrice Du Welz trasforma il road-movie di una giovane coppia in una storia di follia e sentimenti totalizzanti

Presentato nel 2019 in anteprima al Locarno Film Festival e poi proiettato nella sezione Panorama Internazionale di Alice nella Città a Roma, Adorazione è finalmente in uscita nelle sale italiane a partire dal 19 maggio 2022. Il regista belga Fabrice Du Welz chiude così la sua ideale trilogia delle Ardenne inaugurata con Calvaire nel 2004 e proseguita dieci anni dopo con Alléluia, e lo fa con una pellicola che sfrutta proprio le fitte foreste della regione franco-belga per raccontare una fuga adolescenziale che viaggia lungo un confine sottilissimo tra l’amore e la follia.

Adorazione, la trama del film

Paul (Thomas Gioria) è un ragazzo di 12 anni che vive in una casa immersa nel bosco delle Ardenne, nei pressi di una clinica psichiatrica dove lavora sua madre. La sua vita è ancora piena di una purezza quasi infantile: passa le giornate a passeggiare nella natura, studia gli uccellini che lo circondano e, quando gli viene chiesto, accompagna la madre al lavoro. Proprio nei dintorni della clinica, però, incontra Gloria (Fantine Harduin), una giovanissima paziente orfana che cerca sempre la fuga dal personale dell’istituto. Il ragazzo non può che innamorarsi di una ragazza tanto bella e affascinante quanto pericolosa e mentalmente instabile, e accetta di aiutarla a fuggire in Bretagna. La sua prima esperienza sentimentale, così precoce e totalizzante, diventa un viaggio che inconsapevolmente distruggerà la sua innocenza, oscillando tra amore e follia. La fuga dal mondo adulto lascerà infatti tracce di violenza, nate da un amore quasi maledetto che lo soggioga a Gloria e la sua malata ricerca di libertà.

Il trailer

Una fuga verso la primordialità

Dopo la parentesi statunitense con Message from the King su Netflix, Fabrice Du Welz torna nel mondo francese per completare la sua trilogia delle Ardenne a 18 anni dalla presentazione di Calvaire a Cannes. Il regista belga sceglie di riprendere la struttura del road-movie di una coppia in fuga, permeata da una sensazione di minaccia costante, in cui ogni tappa del viaggio costituisce un episodio per scoprire di più sui personaggi. Ed è così, circondati da questo pericolo incombente, che conosciamo e capiamo di più sul contrasto tra Gloria, ragazza dal fascino maledetto, e Paul, timida e innocente vittima di questa fuga. Quest’ultima prende forma nelle Ardenne, in un ambiente sospeso, quasi primordiale, immerso nell’estate della selvaggia e rigogliosa natura francese. Il viaggio dei protagonisti sembra così andare verso la riscoperta della primordialità prima ancora che verso la libertà, in Bretagna. Questa instabilità mista a una storta di panteismo, di immersione nella natura, è sottolineata una volta di più dalle riprese e dall’utilizzo della pellicola, di cui Du Welz è uno stoico difensore. Quando questa natura primordiale sembra prendere il sopravvento, tuttavia, è anche pronta a rimarcare ed enfatizzare come il viaggio di Gloria e Paul stia vertiginosamente cambiando, trasformandosi da una fuga dal mondo adulto a una graduale destabilizzazione. Il fiume che risalgono in barca diventa infatti un percorso dove Paul perde progressivamente la sua innocenza, dove Gloria viene sopraffatta più volte dall’instabilità mentale, mettendo in pericolo chiunque cerchi di aiutarla; la purezza della natura diventa specchio e contrasto del “crollo” dei protagonisti. Ogni volta che lo spettatore pensa di “tifare” per Gloria e (soprattutto) per Paul, questi perdono l’equilibrio, e ogni tappa del loro viaggio li avvicina al baratro. E gli interpreti di questa inquietante caduta sono pressoché perfetti. La giovane Fantine Harduin (vista in Happy End, Amin e Dans la brume) prende in mano quella malata e pericolosa follia che gioca tra il rosso fuoco del vestitino e gli occhi di ghiaccio, quasi spiritati, di Gloria, e che apre la breccia nell’innocenza di Paul (Thomas Gioria, scoperto ne L’affido – Una storia di violenza di Legrand), il cui incanto viene spezzato a più riprese, ma sempre giustificato dal fatto che il suo sentimento, più che amore, è “adorazione”.

Voto: 7

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