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Domenica, 5 Febbraio 2023
Cinema

Babylon, Brad Pitt e Margot Robbie nella Hollywood sfrenata degli anni ‘20

Arriva in sala dal 19 gennaio il nuovo film del Premio Oscar Damien Chazelle

Un’epopea sfrenata nei bagliori, negli eccessi e nelle speranze infrante della Hollywood degli anni ’20, a un passo dal cambiamento epocale che cambierà per sempre il cinema spazzando via gli idoli di una generazione nel nome del progresso e dell’evoluzione dell’arte cinematografica. Babylon, di Damien Chazelle, prodotto da Paramount e distribuito da Eagle Picture arriva nei cinema italiani il 19 gennaio, atteso con molta curiosità sia per la firma del regista Premio Oscar già autore di La-la-land, sia per un cast stellare, guidato da Brad Pitt nei panni della star Jack Conrad, Margot Robbie che è Nellie La Roy una sfrenata ragazza che realizzerà il sogno di diventare una diva di Hollywood e Diego Calva, nei panni di Manuel Manny Torres, che sogna anche lui un futuro luminoso nel cinema, Jovan Adepo nei panni del trombettista nero Sidney Palmer, Li Jun Li, Jean Smart che è la giornalista Ekinor Saint John Tobey MacGuire che interpreta il gangster McKay.

Babylon, la trama del film

Ogni notte, nelle meravigliose ville sulle colline di Los Angeles, la comunità del cinema si riunisce per party scatenati all’insegna del lusso sfrenato e degli eccessi, tra fiumi di alcol e droga e ogni immaginabile vizio. In attesa che si faccia giorno e sia ora di tornare sul set a creare un’altra magia per gli spettatori di tutto il mondo che da poco si sono innamorati dell’arte cinematografica.

Tra i personaggi che incontriamo in una delle tante turbolente notti di Hollywood c’è il giovane messicano Manuel Torres, cameriere e tuttofare nella villa di un magnate che, partendo da lì spera, un giorno, di mettere piede su un set per realizzare il suo desiderio di diventare parte, in qualunque modo, di quel mondo magico e affascinante. A irrompere nella villa dove lavora Manuel e a cambiare la sua vita in una notte di bagordi è la giovane e sfrontata Nellie LaRoy, turbolenta e piena di fragilità a cui reagisce dandosi agli eccessi, sogna di diventare una diva. Intrufolatasi, grazie a Manny, nella villa dove si diverte il gotha di Hollywood, Nellie verrà miracolosamente notata e, avuta un’occasione, riuscirà a coglierla. Jack Conrad è già una star, una delle più luminose del firmamento Hollywoodiano. Il suo temperamento turbolento e la passione per alcol e donne, non gli impediscono di essere un idolo del cinema e anche di cercare occasioni per elevare quella che ritiene la sua arte.

A raccontare le vicende di questo mondo che si muove sul sottile filo tra estro e follia, è la penna velenosa di Elinor Saint John, cronista onnipresente, pronta a mettere su carta ogni scandalo, ogni trionfo, ma soprattutto ogni tonfo di quel mondo che sembra vivere in un infinito party, senza pensare ad altro se non a celebrare se stesso, i suoi vizi e le sue virtù di infallibile macchina da soldi. Se non fosse che, questa lunga festa, per molti, sta per arrivare alla fine. Le innovazioni tecnologiche e l’introduzione del sonoro spazzeranno via l’Hollywood Babilonia di quella prima età dell’oro, per fare spazio alla successiva, mettendo da parte le vecchie glorie e puntando i riflettori su nuovi protagonisti.

Babylon, un’epopea opulenta per raccontare i vizi di Hollywood e le virtù del cinema

Un inizio sfolgorante, a mille all’ora, come lo sono i giorni e soprattutto le notti, vissuti, anzi bruciati, dai divi della prima età dell’oro di Hollywood, quella degli anni ’20 in cui lusso, opulenza, ricchezza, andavano già di pari passo con sregolatezza e incoscienza. Seguiamo i personaggi di questo film corale sul set, nei camerini, negli uffici dei produttori, negli studios, e poi nelle ville da sogno, nei locali esclusivi, ma anche nelle modeste e squallide abitazioni di chi arriva a Los Angeles con poche cose in una valigia di cartone e un sogno che spera di far diventare realtà. Tutto brilla, anzi luccica ad Hollywood, tutto si assapora, tutto ci si concede, grazie all’industria cinematografica che si arricchisce ogni giorno di più spacciando in tutto il mondo la merce più preziosa, e anche piuttosto pericolosa: i sogni. I fabbricanti di sogni vivono loro stessi immersi in un mondo altro, orgogliosamente distaccato dalla realtà, come Dei, chiusi nel loro Olimpo di privilegi.

Ma i veri dei non vivono sulle colline di Los Angeles, e sono imbattibili ed eterni: al di là del tempo che passa, loro rimangono a regnare sull’Olimpo. I divi invece, scopriranno presto che il tempo che passa è il nemico numero uno della loro ambizione, che altro non è se non l’aspirazione irrealizzabile all’eternità. Si sveglieranno bruscamente dal loro sogno, con lo smarrimento di chi apre gli occhi la mattina dopo una colossale sbronza. E’ l’arrivo del sonoro che costringe tutto il mondo del cinema a scendere sulla terra, per adattarsi al tempo che passa e ai cambiamenti in arrivo. In molti verranno spazzati via dal procedere della tecnologia e della storia, e il tramonto più malinconico sarà quello delle stelle che erano state più splendenti, a iniziare dal Jack Conrad di Brad Pitt, bellissima figura: grottesco, ispirato e malinconico, capace di incarnare i vizi di quel mondo, ma anche l’inquietudine, la ricerca e la rivendicazione della propria arte davanti alle necessità dell’industria. Verranno spazzati via anche tanti giovani sconosciuti, che arrivati nella Mecca del cinema con la speranza che qualcuno salvi loro la vita, vengono ingoiati da quel mondo e poi stritolati dalla morsa di una fama che può diventare ingestibile. Il personaggio di Margot Robbie, la sfrontata e tormentata Nellie, incarna tutte quelle ragazze e quei ragazzi che sono arrivati sulla porta del sogno, sono entrati, e poi ne sono usciti peggio. Mentre Mannie è tutti quelli che, una volta almeno, hanno sognato di stare su un set, di fare qualcosa di importante, di cui rimanga traccia nonostante il tempo, i cambiamenti e le innovazioni.

Mannie è tutti coloro che del cinema sono innamorati e che sanno che, appartenere a quel mondo così pazzo e fatuo, anche per poco tempo, anche non davanti ai riflettori, vuol dire partecipare effettivamente a qualcosa di grande, che sarà sempre capace di emozionare, qualsiasi forma prenderà in futuro. Il film di Damien Chazelle, soprattutto nella prima parte, quella dei ‘tempi d’oro’, è una vertigine: tra le notti sfrenate che diventano un’ubriacatura per gli occhi e il divertentissimo racconto delle giornate sul set tra inconvenienti, scioperi, attori indisciplinati, registi sull’orlo di crisi di nervi e un’umanità intera tutta tesa alla realizzazione, con ogni mezzo, soprattutto i più improbabili, di una magia. L’arrivo del sonoro segna una svolta per i nostri antieroi, ma anche per il film, che cambia ritmo e toni, rallentando progressivamente, man mano che nuovi pesi e nuove difficoltà affliggono i personaggi. Fino al finale che esplicita (forse anche troppo), l’intenzione che si cela dietro tutta la storia, che ovviamente è piena di rimandi e citazioni da cinefili: Babylon è una celebrazione della potenza del cinema che, a prescindere da personaggi, protagonisti,mode, tecniche o rivoluzioni tecnologiche, rimane un’arte capace di arrivare al cuore delle persone, e così sarà ancora per molto tempo anzi, per sempre. E, se anche questa cosa si sarebbe potuta raccontare con qualche minuto di meno, rendendo il film un po’ meno ridondante e più incisivo in alcuni passaggi della seconda parte, Babylon rimane una grande epopea che coinvolge e porta lo spettatore in un mondo che continua a luccicare e ad attrarre.

Voto:7

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