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Sabato, 4 Dicembre 2021
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Redazione Today

Belfast, il film del cuore di Kenneth Branagh. Abbiamo un favorito per gli Oscar del 2022

Ha sorprendentemente vinto il premio del pubblico al Festival del Cinema di Toronto, che in passato ha spesso lanciato in orbita pellicole poi uscite trionfante agli Oscar. Belfast di Kenneth Branagh, sbarcato alla Festa del Cinema di Roma, potrebbe seguire le orme di illustri predecessori come Il Discorso del Re e The Millionaire, perché ingranaggio perfetto, titolo tutto cuore e nostalgia, ricordi dal passato e commozione. Siamo nell'Irlanda del Nord di fine anni '60.

La trama

Buddy, 9 anni, vive in un mondo fatto di lotta di classe e stravolgimenti culturali. Tutto il suo mondo si trova in un paio di vie della città, dove tutti conoscono tutti, dove i bambini possono giocare liberamente in strada, senza che nessuno faccia mai loro del male. Ma tra quelle vie di Belfast esplodono i Troubles, ovvero il conflitto tra i cattolici repubblicani e i protestanti unionisti. La città diventa una polveriera, l'esercito scende in strada, e mentre Buddy sogna un futuro lontano dalla violenza, trovando conforto nella sua gioiosa famiglia, i tumulti si acuiscono. Una famiglia, quella di Buddy, che dovrà scegliere se attendere che gli scontri finiscano o iniziare una nuova vita. Altrove...

Il viaggio nei ricordi

Il film più intimo e personale di Kenneth Branagh è uno straziante dramma universale sull'emigrazione, che riporta il regista britannico alle sue origini, alla sua città natale. Figlio di una famiglia protestante della classe operaia, Kenneth si trasferì a 9 anni a Reading, Inghilterra. Branagh ha preso a piene mani dai propri ricordi per sceneggiare questa storia d'amore, che tra molotov e sentimenti vive sulle dinoccolate gambette e attraverso lo sbilenco sorriso di Jude Hill, folgorante bimbo che illumina lo schermo ad ogni battuta. 50 anni dopo aver vissuto personalmente la violenza di Belfast, Branagh ha preso carta e penna per rivivere quel tragico 1969, splendidamente dipinto da un ipnotico bianco e nero firmato Haris Zambarloukos, in grado di passare dal grigio delle nubi cariche di pioggia a squarci di colore che puntualmente esplodono solo in sala, sul grande schermo, e sul palco teatrale.

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Un Paese dei Balocchi visto attraverso gli occhi di un bambino costretto a diventare adulto e a perdere l'innocenza, quella ricostruita da Branagh, tra sogni perduti, cinefilia e squarci di memoria idealizzata, mentre la famiglia del piccolo Buddy, sull'orlo del baratro causa disoccupazione monster che strangola l'Irlanda del Nord, riesce sempre e comunque a riemergere dalle difficoltà attraverso la gentilezza e l'amore.

Un film Oscar

Un film dai buoni sentimenti che i più cinici odieranno, perché ingranaggio perfetto tra comedy e romance pensato e realizzato più o meno per piacere a tutti, probabilmente ruffiano e orgogliosamente popolare, con un cuore enorme e un cast in stato di grazia. Al fianco del fenomenale Jude Hill troviamo il bel Jamie Dornan, la sorprendente Caitriona Balfe, il bravissimo Ciarán Hinds e la maestosa Judi Dench. Cinque interpretazioni superbe in un film che sembra evadere dalla realtà per poi tornarci inevitabilmente, tanto drammaticamente quanto superficialmente nella ricostruzione di una guerra civile (d'altronde tutto viene visto attraverso gli occhi di un bambino), abbracciando l'amore generazionale. Quello tra il piccolo Jude e la compagna di classe dai lunghi capelli biondi, il conflittuale rapporto tra Dornan e Balfe, la meravigliosa storia firmata Hinds e Dench. Figli, genitori e nonni, stretti in un unico grande abbraccio e sotto un unico tetto mentre attorno a loro il mondo brucia.

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Tre anni dopo Alfonso Cuarón con Roma, anche Kenneth Branagh torna tra le case della propria infanzia per realizzare la sua opera più sentita ed emotivamente parlando travolgente, dedicandola a tutti gli irlandesi che sono rimasti in patria, in quegli anni di violenze, a quelli che sono partiti e soprattutto a coloro che si sono persi.

Voto: 8

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