Mercoledì, 2 Dicembre 2020
L'opinione di Chiara Cecchini

L'opinione di Chiara Cecchini

A cura di Chiara Cecchini

Settant'anni di Carlo Verdone

Carlo Verdone compie 70 anni. “In che senso?”, scatta quasi automatico. Ufficialmente li compie martedì, essendo nato il il 17 novembre 1950. Ma la voglia di festeggiare Carlo Verdone e i suoi 70 anni è tanta che già sono partite le interviste celebrative, tra aneddoti e ricordi.

Altra battuta facile: 70 anni “un sacco belli”. Perché come succede ai grandi, anche Carlo Verdone è stato capace di seminare nel parlato di tutti i giorni modi di dire, espressioni, movenze che accompagnano ancora oggi i discorsi di persone che appartengono a generazioni lontane tra loro, romane e no.

Proprio come fece Alberto Sordi. E tanto si è parlato del rapporto da Carlo Verdone e Alberto Sordi, professionale e personale. Lo stesso Verdone ha sempre detto di non essere l’erede di Sordi, perché Albertone non ha eredi, è unico. Come è unico lo stesso Verdone. I loro percorsi professionali per alcuni versi sembrano simili: prima i personaggi, le macchiette, poi lo studio più approfondito dei caratteri, le storie più complesse. Ma di Sordi (attore immenso, meno efficace come regista) Verdone non ha mai avuto la cattiveria, la mostruosità, l’esasperato cinismo. Certo, alcuni suoi personaggi sono dei “mostri”, ma lo sguardo di Verdone è in generale più umano, comprensivo, più sfumato. 

Settant’anni di vita, quaranta di carriera. Abbastanza per poter dire di aver fotografato la storia recente dell’Italia, come gli ha fatto notare Valerio Cappelli oggi sul Corriere della Sera, in un percorso che insieme al cambiamento del Paese ha visto cambiare anche lo stesso Verdone, sempre più autore nel vero senso della parola e meno “maschera”. I primi anni Ottanta di “Un sacco bello” e “Bianco Rosso e Verdone”, poi il simpatico romanticismo di “Borotalco” e “Acqua e Sapone”, l’inizio della svolta verso un racconto più articolato e introspettivo con “Io e mia sorella” e “Compagni di scuola”. I suoi film si fanno sempre più personali, più maturi. “C’è l’incomunicabilità di Antonioni e quella di Verdone”, ammette il regista ricordando con Cappelli “Viaggi di Nozze” e “Gallo Cedrone”.

I tempi si fanno più complessi e Verdone si adegua, raccontando storie sempre più di crisi e ancorate al reale. Nei suoi personaggi è facile immedesimarsi proprio perché non sono “mostri” ma espressioni di un’attenta osservazione del reale, che si è andata affinando negli anni, cogliendo non solo i tic divertenti e presto replicati ma anche luci e ombre di uomini e donne di tutti i giorni. Le sue sono sì commedie, ma tutte con un velo di amarezza che impedisce di ridere soltanto.

Altra differenza con Sordi. Chiuso nella penombra borghese della sua villa di via Druso, Alberto Sordi è rimasto per i più un grande mistero: poco si sapeva dei suoi gusti, del suo essere persona oltre che attore, e nei suoi film Alberto Sordi come persona non compare mai. Una distanza che però non ha impedito al pubblico di amarlo ugualmente e di sentirlo come uno di famiglia, lo zio un po’ perfido che la domenica si presenta a pranzo con la battuta pronta. Di Verdone invece sappiamo molto e ci sembra di conoscerlo. Lo sappiamo dai suoi film, dove si ritrovano spesso rimandi a quelle che sono le sue grandi passioni, come ad esempio la musica rock, la medicina. Poi ci sono i suoi racconti, perché a Verdone, pur essendo molto schivo, piace raccontarsi e “condividersi” con il suo pubblico, che lo ama anche per questo. Su Facebook, dove è arrivato tardi rispetto ad altri, mostra la sua vita paciosa di romano sopra il Gianicolo, tra botteghe che ancora resistono, cimeli della sua carriera, racconti dietro le quinte, ricordi di amici e colleghi che lo hanno accompagnato e ispirato nella sua carriera. 

I suoi fan non aspettavano altro: un canale aperto con il mito. E lui, come sempre, si concede e ringrazia, con l’umiltà dei grandi. Qualche settimana fa ha condiviso una foto dal set di “Viaggi di Nozze” con lui e Claudia Gerini per ricordare i 25 anni dalla fine delle riprese di quello che è diventato un cult, uno dei tanti. Tra gli oltre 9mila commenti, Verdone ha lasciato il suo in risposta: 

“Qualcuno ha chiesto cosa si prova nell'aver creato dei personaggi e delle battute cult. Che dirvi? Quello che posso provare è la soddisfazione di avervi fatto divertire riportandovi personaggi, atteggiamenti, mitomanie, megalomanie e solitudini dell'epoca attuale. Farvi ridere dei tic e dei difetti di tutti noi è stato e continua ad essere la mia specialità. Sono un pedinatore della gente che mi incuriosisce. Spesso sembrano anonimi, ma in realtà vivono in un mondo che vale la pena raccontare. Grazie a tutti voi che mi fate sentire utile nel mio lavoro"

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