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Redazione Today

Cyrano, la recensione: musical barocco da Oscar per Peter Dinklage e Joe Wright

Può esistere Cyrano de Bergerac senza il suo leggendario naso? Joe Wright ne è talmente convinto dall'aver dato vita ad una nuova versione del grande classico di fine '800 di Edmond Rostand, ampiamente adattato nel corso dell'ultimo secolo tra cinema e tv, con un musical che vede Peter Dinklage, leggendario Tyrion Lannister ne Il Trono di Spade, negli abiti dello scontroso spadaccino. Senza lungo naso, per l'appunto, ma con un'altra 'mostruosità fisica' a cozzare con la sua proverbiale bontà d'animo. Il nanismo, visto attraverso gli occhi dei francesi del XVII secolo.

Un Cyrano siciliano

Girato quasi interamente in Sicilia, a Noto, Cyrano di Joe Wright ha impreziosito la Festa del Cinema di Roma, puntando con forza agli Oscar del 2022. Nelle sale d'Italia dal prossimo 21 gennaio, l'immortale storia d'amore di Rostand riprende vita grazie alle musica dei The National e alle meravigliose canzoni tratte dall'omonimo musical teatrale di Erica Schmidt. Peter Dinklage e Haley Bennett, già protagonisti a teatro, si sono ritrovati sul set insieme al terzo incomodo Kelvin Harrison Jr. e al subdolo conte Ben Mendelsohn, in un trionfo barocco segnato dagli splendidi costumi di Massimo Cantini Parrini, pronto a tornare agli Oscar dopo la statuetta ingiustamente sfumata per Pinocchio, alla fotografia a lume di candela firmata Seamus McGarvey e alle ricche scenografie di Sarah Greenwood.

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Wright, che ha concesso quasi tutta la propria filmografia alle opere in costume, torna ai fasti registici di un tempo, con quintali di cipria, corsetti, merletti e gigantesche parrucche a fare da sfondo ad una battaglia d'amore che si fa reale e sanguinosa guerra sui campi innevati e intrisi di sangue della Francia del 1600, con coreografie in livrea tra spade e cannoni.

La trama

Peter Dinklage è il leggendario Cyrano de Bergerac, uomo all’avanguardia rispetto alla sua epoca, spadaccino che incanta il pubblico con brillanti giochi di parole e con la sua sfolgorante abilità nei duelli. Uomo di straordinario coraggio, Cyrano non riesce a dichiarare i propri sentimenti alla splendida Roxanne, amore di una vita, perché è convinto che il suo aspetto lo renda indegno dell’amore di contata bellezza. E quando Roxanne si innamora a prima vista del fascinoso ma poco profondo Christian, Cyrano accetta di concedere al 'rivale' il proprio cuore, la propria voce, per conquistare indirettamente l'amata almeno con la propria anima.

Trionfo visivo e musicale

Una lettera d'amore all'amore, quella diretta con maestria da Wright, in cui la diversità estetica soccombe alla bellezza interiore. Struttura classica in 5 atti per questo Cyrano, che spiazza non solo con il mancato naso dell'eroe ma anche, se non soprattutto, per la scelta di narrare l'amore dei tre protagonisti attraverso il canto, con coreografie poetiche ed ipnotiche, tra cadetti spadaccini e danzanti fornai, soldati in trincea e teatranti. Artigiano visionario del grande schermo, il regista inglese ha trovato nel piccolo e gigantesco Dinklage un Cyrano straordinario, così impavido dinanzi a qualsiasi nemico eppure tanto fragile al cospetto dell'innamorata e al proprio orgoglio.

Se la prima parte trasuda ricchezza scenografica, con l'ultimo atto la messa in scena si fa volutamente minimalista, intimista persino nel canto, dinanzi a tre protagonisti perdutamente innamorati ma incapaci di vivere appieno il sentimento provato. Cambiare i lineamenti del celebre volto ad una leggenda come Cyrano era un azzardo, ma Wright e un Dinklage finalmente protagonisti anche al cinema sono riusciti nell'impresa.

Voto: 8

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