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Sabato, 26 Novembre 2022
Cinema

La storia del teatro nel cinema: Dario Fo e l'ultimo "Mistero buffo"

Per la regia di Gianluca Rame, nipote della coppia Dario Fo e Franca Rame, il docufilm è stato presentato al Festival del Cinema di Roma

E’ stato presentato in anteprima mondiale alla Festa del cinema di Roma 2022, il 17 ottobre, ma lo vedremo ancora, il docufilm "Dario Fo: l’ultimo Mistero Buffo" per la regia di Gianluca Rame, nipote della coppia più importante dello spettacolo italiano Dario Fo scomparso a Milano il 13 ottobre 2016, e Franca Rame deceduta il 29 maggio 2013 a Milano, due personaggi che hanno condizionato profondamente la società e la cultura del pensiero italiano tra il 1960 e il 1980, un periodo drammatico, in cui il terrorismo e il movimentismo diedero vita ai cosiddetti “Anni di piombo”.

E’ durante questo particolare periodo storico, in occasione del quale la dialettica politica ebbe delle fasi di estremizzazione, tanto da trasformarsi in lotta armata e generando “la strategia delle tensione”, che Fo e Rame si muovevano, ma partendo da presupposti completamente diversi, per cui l’arte incarnava il loro modo di fare politica e di manifestare il dissenso. Il plot del docufiction è evocativo della magia del teatro nella vita di grandi artisti e di come Fo sia presente, sempre, fino all’ultimo istante. Il 1° agosto del 2016 Fo andò in scena a Roma, con il suo cavallo di battaglia “Mistero Buffo”, di fronte a tremila spettatori, nonostante avesse il cancro e fosse nella fase terminale, come racconta con grande commozione il figlio Jacopo. Il grande attore ricorda, sorridendo, di tutte le compagnie che avevano voluto portare in scena i suoi spettacoli, che assumevano per loro un significato di ribellione e emancipazione, di protesta contro l’oppressione e l’oscurantismo politico.

I due esempi più eclatanti sono stati: ad Istanbul la Compagnia Teatra Jiyana Nu (Teatro Nuova Vita) ha messo in scena in curdo la commedia Clacson Trombette e Pernacchi, censurata dalle autorità turche con l’accusa di propaganda terroristica e a Buenos Aires “Muerte accidental de un ricotero” che ha adattato il testo di “Morte accidentale di un anarchico” per poter portare in luce il caso di Walter Bulacio, assassinato dalla polizia nel 1991. In tutta la pellicola Dario Fo, ma anche Franca Rame e la sua straordinaria storia di coraggio, vengono descritti attraverso le testimonianze di attori, intellettuali e registi, che ci guidano attraverso le loro vite e esperienze, mostrandoci quanta riflessione possano generare le loro storie e attività artistiche.

Dario Fo ha percorso tutta la storia italiana e la ha definita grazie al suo genio, senza mai intervenire direttamente, ma anche senza mai essere assente o innocuo, perché la bellezza di un vero artista intellettuale è di fare molto rumore attraverso le parole più sublimi e apparentemente innocue o divertenti.Così il film si chiude con l’immagine più commevente e significativa, quella con cui tutti i più grandi ,meriterebbero ci concludere il loro percorso in vita: un teatro enorme, quello dell’Auditorium di Roma, gremito di persine di tutte le età che acclamano il maestro, come si fa solo con le grandi star, mentre questa volta si trattava del Premio Nobel per la Letteratura, il primo uomo di teatro ad avere ricevuto quest’ onorificenza, anch’essa affrontata con un pò di comicità e leggerezza, solo come un grande genio e poeta potesse fare.

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