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Domenica, 22 Maggio 2022
l'intervista a today

Fausto Brizzi: "Difficile oggi fare la commedia in Italia, c'è sempre una categoria che si offende"

Lo stato di salute del cinema italiano, il dialogo con la tv, la ghigliottina del politicamente corretto e il suo romanzo sull'eutanasia che diventa un film in Cina

Sceneggiatore, regista, autore. In vent'anni di carriera Fausto Brizzi non ha solo raccontato storie, ma col suo talento ha scritto tra le migliori pagine della commedia italiana. Un genere che oggi a volte fa fatica, strozzato fra la mannaia del politicamente corretto che lo spinge fino all'autocensura e la velocità di fruizione a cui ci stiamo abituando che lo cannibalizza, ma continua comunque a rappresentare il fiore all'occhiello del cinema di casa nostra. Da 'Notte prima degli esami' - il suo esordio come regista per il grande schermo - fino a 'Bla Bla Baby', ultima fatica cinematografica in cui mette da parte il suo abituale registro, aprendosi a una comicità più fanciullesca - perché "sui bambini si può ancora scherzare" - Brizzi continua a descrivere pregi e difetti, sogni, vizi e virtù di un Paese per certi versi in continua evoluzione, per altri invece immobile. Il fatto che 'Cento giorni di felicità', romanzo in cui affronta il tema dell'eutanasia, stia per diventare un film in Cina e non in Italia ne è un esempio. 

Partiamo dal suo nuovo incarico come produttore creativo nella Fenix Entertainment. Qual è la sua mission?
"Riscoprire quell'integrazione fra intrattenimento televisivo e cinema, cosa che da alcuni anni è un po' perduta. Quasi tutte le nostre star del cinema provengono dalla tv, basta pensare a Carlo Verdone, Pieraccioni, Ficarra e Picone, hanno avuto tutti passaggi televisivi importanti. Questo legame si è un po' perso ed essendo la Fenix una società che fa entrambe le cose, mi sembra la buona occasione per provare a integrare due mondi assolutamente vicini". 

Anche lei ha mosso i primi passi nella tv, per poi virare verso il cinema. Questo è un dialogo costruttivo o può andare a discapito di qualcuno, più facilmente del grande schermo?
"Non credo. Sono sinergie, non si fanno la guerra. Penso che le piattaforme aiuteranno il cinema e ci saranno dei prodotti diversi, ma non si mangeranno tra loro. Alla fine chi ha il piacere di vedere un film sul grande schermo ci va. Per il film d'autore, il film spettacolare, ma anche per la grande commedia, ci sarà sempre spazio".

Il cinema ha sempre avuto maggior prestigio, ma ci sono cose di qualità anche in tv secondo lei?
"Ci sono cose di enorme qualità in tv. Ci sono prodotti che hanno assolutamente valenza cinematografica e questa barriera è ormai superata. Una volta che Martin Scorsese gira per la televisione non c'è più differenza. Sono comunque prodotti drammaturgici, poi la storia che racconti può durare un'ora e mezza, come un canonico film, oppure dieci ore". 

I cinepanettoni vengono considerati la parte trash del cinema. Lei ne ha firmati 9. Perché questo pregiudizio da parte del pubblico?
"In realtà non è un pregiudizio del pubblico, che al contrario ha sempre premiato questi film. Credo che i cinepanettoni abbiano raffigurato l'Italia e l'italiano medio come pochi altri". 

E' difficile oggi fare commedie in Italia?
"E' molto difficile perché non si può scrivere più niente. Fare satira è complicato, c'è sempre una categoria che si offende, devi stare attento a quello che dici e a come lo dici. Ho appena fatto un film sui bambini e sono sul set di un altro film con i bambini, il reboot di 'Da grande', la meravigliosa commedia di Renato Pozzetto. Ne ho scritto una versione plurale, con tutte situazioni nuove all'interno. Ecco, sui bambini si può scherzare ancora, quello che accade nelle famiglie è divertente e ci si immedesimano tutti. Sul resto è difficile".

Il politically correct, in effetti, è un grande freno per la comicità. Verdone ha detto che se l'attenzione fosse stata così alta anche anni fa, non avrebbe potuto fare la metà dei film che ha fatto...
"Ha ragione Carlo, che per me è un maestro inarrivabile. Se riguardassi oggi alcuni miei film con l'occhio del politicamente corretto, forse neanche 'Maschi contro Femmine' andrebbe bene, già dal titolo. Contesterebbero il 'contro', anche se è un'espressione tipicamente infantile. Direbbero che è un'istigazione all'odio".

Si correggerà il tiro o sarà sempre peggio?
"Io spero sia un'onda che passi e alla fine si tornerà a scherzare, perché veramente così è complicato. C'è un'autocensura. Io la vedo, anche nei film dei miei colleghi. Un'autocensura da parte degli autori ed è un peccato. Non so, ad esempio, se oggi un film come 'Borat' si potrebbe fare e non stiamo parlando di qualcosa lontano nel tempo".

Quanto influiscono i cambiamenti sociali sul modo di raccontare le storie?
"Molto. Oggi ci si pone anche il problema della lunghezza del film. Siamo abituati a una frammentazione veloce, vediamo video sul nostro telefonino che durano 10 secondi. Ci stiamo disabituando a mettere attenzione su prodotti che durano un'ora, un'ora e mezza, anche due ore o tre. La velocità sta cambiando tutto. Quando riguardo cose girate da grandissimi autori, venti, trenta anni fa, quello che mi stupisce principalmente è la lentezza del racconto rispetto a quello a cui siamo abituati adesso". 

'Notte prima degli esami' fu un successo straordinario. Quelli erano anni in cui forse si sognava di più e c'era ancora quel romanticismo nei personaggi che si è un po' dimenticato. Oggi funzionerebbe un film del genere?
"Secondo me sì, funzionerebbe ancora. Manca da un po' di anni un film che faccia sognare i ragazzi e provare nostalgia agli adulti. Un film che mette d'accordo grandi e piccoli. Credo che qualcuno lo farà".

E un attore come Faletti quanto manca al cinema italiano?
"A me più che l'attore Faletti manca l'amico Giorgio, che mi ha insegnato tantissime cose. Era un fuoriclasse in qualsiasi cosa si mettesse a fare, ma non te lo faceva pesare. Ci scambiavamo le cose da leggere, era uno dei primi lettori dei film che facevo senza di lui e viceversa mi raccontava dei libri che stava per scrivere. Mi manca molto, manca al cinema e anche alla letteratura italiana".

Ci sono secondo lei attori sottovalutati? Di Alessandro Preziosi, protagonista del suo ultimo film, ha detto che è uno dei più bravi a fare la commedia ma in pochi se ne accorgono...
"Per me Alessandro è sicuramente uno dei migliori in commedia e non viene utilizzato. L'ho utilizzato solo io, diverse volte. Attori sottovalutati non saprei, però posso dirle attori con cui sogno di lavorare".

La ascolto.
"Spero prima o poi di fare un film con qualcuno dei maestri della commedia, che di solito se lo gira da solo. Verdone, Pieraccioni, Zalone, Aldo, Giovanni e Giacomo. Per chi scrive commedie il sogno è quello di avere il grande interprete. Io ho avuto l'onore di girare con maestri come Christian De Sica, Diego Abatantuono, ma vorrei completare la collezione". 

Quali sono le storie urgenti da raccontare in questo momento?
"Io ho sempre l'urgenza di raccontare storie che piacciono a me, quelle che vorrei vedere da spettatore. Mi pongo sempre in quella posizione lì. Quello che penso è che c'è urgenza di trovare una modalità diversa di regia, è tanto tempo che manca un regista italiano a rinnovare in qualche modo la messa in scena. L'ultimo è Paolo Sorrentino, oppure Luca Guadagnino, ma non sono più giovanissimi, sono dei maestri ormai. Adesso credo ci sia spazio per trovare il nuovo regista del momento, che sia anche un ragazzino di 25 anni, nativo digitale, che ci sorprende e ci fa vedere un modo di girare un film che a nessun altro viene in mente".

Con 'Bla bla baby' si è allontanato dal suo registro più consueto. In qualche modo ha azzardato anche lei.
"Mi sono lanciato in questa operazione. Azzardato è il termine giusto, perché pensavo ci fosse bisogno di un prodotto più internazionale in questo momento nel mercato italiano, proprio con l'arrivo delle piattaforme. Stiamo trattando con la Francia, la Spagna, la Germania e il mercato latinoamericano per i diritti di remake del film, ed è uscito da una settimana. All'estero non è passato inosservato e sono molto contento perché era l'obiettivo primario. Volevo che fosse un oggetto speciale nella mia filmografia". 

Sta lavorando alla scrittura della prima serie italiana della Gaumont, un murder mistery ambientato in Vaticano. I gialli della Chiesa funzionano sempre...
"Il giallo applicato al Vaticano è un classico. In questo caso è davvero un giallo classico, perché è proprio un 'indovina chi è l'assassino'. Un Agatha Christie movie, come tipologia. C'è una persona che sta investigando su persone chiuse in un conclave. La mia passione sono i gialli da sempre, ne ho scritti tanti per la televisione prima di fare il regista. Poi sono passato a fare la commedia, ma meditavo un ritorno da tempo". 

Lei è credente?
"No, non sono credente". 

Il suo primo romanzo, 'Cento giorni di felicità', sta per diventare un film in Cina. Oggi il tema dell'eutanasia è al centro del dibattito politico, come mai la scelta di affrontarlo dieci anni fa?
"Avevo voglia di affrontare un tema molto serio con leggerezza. Questa è una battaglia civile che secondo me vale la pena essere combattuta e l'unica arma che ho io, non facendo politica, è scrivere un romanzo. Ne ho parlato con delicatezza, attraverso un uomo che crede profondamente nel diritto di non far vedere la sua sofferenza ai figli e di potergli dire addio in perfetta forma. Il romanzo è uscito in tutto il mondo, in Cina sta per diventare un film, l'unico dispiacere è che in Italia ancora non sia stato realizzato perché qui, ovviamente, il tema dell'eutanasia non è ancora sdoganato e ho sempre faticato molto".

L'ha proposto quindi?
"Sì, certo. Ogni volta mi dicono: 'Il libro è bellissimo, facciamo una commedia?'. Il concept, fin dal titolo, è un uomo che decide di mettere fine alla sua vita perché è segnata. Non posso tradire la natura del romanzo togliendo quel tema lì".

La decisione del protagonista l'ha raccontata con una naturalezza disarmante, come tutto il suo percorso dalla scoperta della malattia. Il finale, anche per chi farebbe lo stesso, è un pugno nello stomaco. Scrivendo, ha mai pensato per un momento di cambiarlo?
"No. E' come quando inganni lo spettatore alla fine del film, rivelando che è tutto un sogno. Una volta che sei partito con un plot non può concludere dicendo 'e poi ci ripensò'. Bisogna andare fino in fondo".

Per un regista ogni film è un figlio, questa quindi è una domanda scomoda. A quale è più legato e quale la fa soffrire di più?
"Quello a cui sono più legato sicuramente è 'Ex', fatto subito dopo i due 'Notte prima degli esami'. Ho voluto fortemente farlo per non restare bloccato dentro al cinema per giovani. Ci ho lavorato due anni, è andato benissimo, ha vinto premi, mi ha dato davvero la carica per gli anni successivi. Il film che mi ha fatto soffrire, invece, è 'Pazze di me'. Credo uno dei miei film migliori, ma non andò particolarmente bene al botteghino. Quando mi capita di rivederlo, però, penso sempre che sia un film riuscito". 

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