Francesco Favino: "Ero terrorizzato da Craxi"

Nel film 'Hammamet', di Gianni Amelio, l'attore interpreta lo storico leader del Partito Socialista

Pierfrancesco Favino, foto @Ansa

Di Bettino Craxi, ovvero di 'Hammamet' di Gianni Amelio che lo vede protagonista, Pierfrancesco Favino non dice nulla. Perché è a Taormina, prima i Nastri d'Argento e ora il 65esimo Film Fest, con 'Il traditore' di Marco Bellocchio e perché non può tradire nemmeno Amelio, come riporta l'Adnkronos: "Craxi? E' bene sia Gianni a parlarne per primo. Io posso solo dire della trasformazione per incarnarlo, penso di essere l'attore adatto, perché riesco a trovare una verità intima e profonda nell'oggettivare me stesso. Non ho mai creduto che trasformazione sia imitazione, nonostante mi ci abbiano spinto Orazio Costa e Luca Ronconi. Un bambino per conoscere il mondo lo diventa, si fonde con l'esperienza, niente svela di più l’attore che non la maschera neutra, perché sei a contato con la tua neutralità".

Ancora, nella prima masterclass di Taormina che lo vede protagonista, un accenno a Craxi: "Ero terrorizzato, 'ma come faccio io? Poi trovi una strada, sbagli, tenti, a me piace tanto provare, il momento dell'errore è il momento della creazione". Ed ecco Bellocchio, che lo ascolta in platea e che viene buonissimo per dire di un modo di fare cinema che forse non è più: "Il set per la generazione di Marco è quello in cui tutto può avvenire, per la mia è quello della realizzazione, e qualcosa si perde".

Passare dietro la macchina da presa, lo farà Favino un giorno? "Sì, ci penso, ma poi quando incontri questi qui e pensi che è meglio di no. Comunque, mi piace collezionare macchine da presa, piccoli carrelli, e amo la luce: se non fossi attore, direttore fotografia mi sarebbe piaciuto".

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Prossimamente, oltre che in 'Hammamet', ne 'I migliori anni' di Gabriele Muccino e 'Nel sole' di Claudio Noce, anche prodotto, Favino confessa: "Ci sono film per cui non sono giusto, lo so, non posso fare tutto, forse perché sono attore che interpreta, e a non tutti piace l'interprete". E conclude, aprendo al futuro: quello dischiuso gratuitamente a quanti, ragazzi, vogliano fare il suo lavoro, giacché "il talento non nasce per forza nelle case dei ricchi, e non tutti hanno 20mila sterline per andare a Londra a studiare cinema". E quello delle sue due figlie, che "cresciute in classi multirazziali non hanno assolutamente il problema di cui si parla sui giornali". Già, "i ragazzi sono molto più attivi di quanto vogliamo immaginare o ci piaccia pensare".

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