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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

L'editoriale

Claudio Pizzigallo

Giornalista

I flop della Disney ci dicono che il cinema farà la fine del teatro?

La scorsa settimana, la Disney ha fatto uscire al cinema il suo nuovo classico film di animazione, intitolato Strange World - Un mondo misterioso. Considerato che giovedì 24 novembre negli USA è stato celebrato il Giorno del Ringraziamento, c'era molta attesa tra gli addetti ai lavori per conoscere il risultato ai botteghini statunitensi di Strange World, perché era considerato un buon modo per "avere il polso" dell'industria cinematografica. 

E ora che il week end è alle spalle, i magazine americani hanno sottolineato il flop di Strange World, che nei cinema statunitensi ha incassato 11,9 milioni di dollari nel week end e 18,6 milioni considerando anche mercoledì e giovedì: le previsioni, già al ribasso, indicavano una cifra compresa tra i 30 e 40 milioni come quota minima per parlare di buon risultato. Dunque, un altro flop al botteghino per la Disney, che segue quello, di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa, del "cugino" Pixar, ovvero Lightyear

Giornali come Variety e Deadline, nel sottolineare il pessimo risultato di Strange World (che tra produzione è marketing è costato qualcosa come 360 milioni di dollari), hanno addotto come possibile motivazione una perdurante freddezza post pandemia verso il cinema da parte delle famiglie con bambini, e hanno anche specificato che in ciò può aver influito negativamente la decisione di Disney di far uscire direttamente in streaming (ma in periodi di pandemia più pericolosa) sia Soul sia Luca. In pratica, sostengono questi giornali, è come se la Disney avesse abituato le famiglie con bambini a guardare i nuovi film direttamente in streaming su Disney+, a casa, e ora è difficile farli tornare in sala. A comprova di questo cambiamento di abitudine, viene citato un film di animazione non Disney come l'ultimo Sonic, che pure non ha avuto risultati esaltanti. 

Altre ragioni del flop sono indicate nella decisione della Disney di non far uscire Strange World in alcuni mercati come il sudest asiatico, per non dover tagliare scene con riferimenti all'omosessualità di un personaggio che la censura locale non approverebbe, ma a nostro avviso il punto è un altro, e proviamo a spiegarlo. 

I film per i più piccoli non funzionano più?

Nell'evidenziare il flop di Strange World (ma in realtà neanche il super celebrato Encanto ha fatto sfracelli al box office, prima di diventare virale con "non si nomina Bruno" su Tiktok), Variety fa notare come le case di produzione abbiano sempre considerato i film destinati ai più piccoli come una specie di miniera d'oro a cui attingere per far quadrare i conti e per rilanciarsi sul mercato. 

E allora cos'è successo negli ultimi anni? I film animati Disney sono semplicemente peggiorati o è "solo" una questione di prudenza da Covid-19? A nostro avviso, né l'una né l'altra ipotesi sono sufficienti a spiegare quello che sta succedendo. 

Anche perché, nel frattempo, altre produzioni cinematografiche dell'universo Disney stanno andando bene, come il nuovo film Marvel Wakanda Forever. Quindi, a nostro avviso, ci sono ragioni molto più profonde, che secondo noi avranno enormi ripercussioni nel settore dell'intrattenimento cinematografico-televisivo dei prossimi anni e decenni. 

Per capirlo, possiamo anche restare negli ampi confini del mondo Disney, visto che detiene le prime sei posizioni dei film con i maggiori incassi al cinema di sempre, e guardare a un film di prossima uscita: Avatar 2. Secondo il regista James Cameron, per raggiungere il pareggio di bilancio Avatar 2 dovrebbe raggiungere le primissime posizioni di questa classifica, che al momento vede in vetta proprio il primo Avatar. Ma siamo già pronti a scommettere che ciò non accadrà, a prescindere dalla qualità del film. 

Eppure, se dopo tanto tempo è stato autorizzato questo sequel, non è solo per la "fissa" disneyana di fare un franchise di tutto, con prequel-sequel-spinoff-reboot a forma di film o di serie tv, ma perché la Disney si è fatta i suoi conti e considera di rientrare dalle spese con il merchandising o l'uscita in streaming, oppure perché spera di invertire la rotta. Ma la rotta, secondo noi, è segnata e irreversibile, e porterà alla "teatrizzazione del cinema" (rivendichiamo l'invenzione di questa espressione). 

Il cinema farà la "fine" del teatro?

Proviamo a guardare il tutto da una prospettiva di lungo periodo, diciamo pure "storica". Nel dopoguerra, almeno in Occidente il cinema divenne l'arte più popolare, capace di attirare l'attenzione di tutti, anche di chi fatica(va) economicamente ma non rinunciava concedersi un film al cinema ogni tanto. Se ci pensiamo, per secoli il teatro ha avuto la stessa funzione culturale e sociale, e ciò è cambiato solo quando, parafrasando una canzone di qualche anno fa che parlava di altri mass media, "cinema killed the theatre star". 

La posizione dominante del cinema non è stata più di tanto scalfita neanche dalla diffusione sempre più capillare della televisione. Questo perché, come ci disse una volta il professor Peppino Ortoleva, docente di storia dei mezzi di comunicazione, "sfido chiunque a guardare I ponti di Madison County al cinema senza commuoversi, ma lo stesso film visto in una tv di pochi pollici con lo schermo in 4/3 diventa un polpettone". 

Come intuibile, le cose hanno iniziato a cambiare negli ultimi anni, con la diffusione delle tv di nuova generazione, con schermi molto più grandi, in 16/9 (i meno giovani ricorderanno soprattutto i western i cui titoli di testa erano tagliati a destra e sinistra per non ridurre troppo la fascia di schermo su cui scorreva il film) e con qualità video che poco hanno da invidiare a quella di un normale cinema. Così, quasi senza accorgercene, i film al cinema hanno mutato la loro identità e il nostro modo di viverli. Di viverli, più che di guardarli, perché andare al cinema è sempre più una "esperienza" (come si dice nell'industria turistica), più che la mera vendita di biglietti per consentire la visione di un film. 

Ciò ha portato a diverse conseguenze che sono sotto, o meglio davanti agli occhi di tutti. La prima, positiva, è che in anni recenti l'espressione "film per la tv" ha smesso di essere una parafrasi di "mezza schifezza che nessuno ha voluto distribuire al cinema e che perciò finisce direttamente in tv". Netflix, Prime Video e gli altri big dello streaming hanno iniziato a produrre film di ottima fattura che, paradossalmente, ora escono qualche giorno in qualche cinema solo per avere i requisiti per concorrere ai maggiori premi cinematografici. 

La seconda conseguenza, negativa, è che senza la sicurezza economica dei botteghini le case di produzione sono molto più prudenti nell'investire budget eccezionali, ovviamente senza considerare Avatar 2, e molto più attenti al cosiddetto "algoritmo". Ma c'è un altro discorso da fare, con ripercussioni più radicali, e ha a che fare con l'essenza stessa del cinema e il suo futuro. 

In sostanza, secondo noi sta succedendo al cinema quello che è successo al teatro, che negli scorsi decenni è passato dall'essere uno dei media più popolari a quello più elitario per definizione. Con lodevoli eccezioni, infatti, oggi il teatro è frequentato per lo più da persone economicamente agiate, con un'istruzione superiore alla media e con un'età mediamente avanzata. Finiti i tempi del popolo in piccionaia e del "merda merda merda" usato come augurio da quando fuori dai teatri si accumulavano carrozze e relativi cavalli con bisogni fisiologici. 

Ebbene, riguardando ancora alla classifica dei film con i maggiori incassi di sempre ci preme mettere in luce la presenza di Avengers: Endgame al secondo posto, Star Wars: Il risveglio della Forza al quarto (dopo Titanic), Avengers: Infinity War al quinto e Spider-Man: No Way Home al sesto. 

Cos'hanno in comune questi titoli? Che sono destinati a un pubblico di "ex giovani", ovvero di adulti che sono cresciuti con la passione per i fumetti Marvel o per il franchise di Star Wars. Che, con le dovute differenze, è un po' come dire che una bella fetta del pubblico dei teatri al giorno d'oggi è composto da persone che sono cresciute quando il teatro era "pop".

Alla luce di ciò, ci viene quindi naturale pensare che il futuro del cinema possa ripercorrere in qualche modo tappe già viste, con l'età media del pubblico che salirà sempre di più e con altri mutamenti che abbiamo visto succedere al mondo del teatro. Ma, per concludere, non siamo qui a piangere la “morte del cinema”, come fatto di recente anche da Quentin Tarantino in merito ai film Marvel. Da parte nostra, che ci occupiamo di film e serie in streaming, questa possibile teatrizzazione del cinema è una semplice considerazione, una teoria sul futuro della Settima Arte. 

La gente andrà al cinema sempre più per vivere una esperienza, magari in compagnia, e sempre meno per il puro desiderio di guardare un film. È già così, e lo sarà sempre di più. Che il settore lo accetti e si adegui, per evitare flop dolorosi ai botteghini.

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