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Domenica, 29 Maggio 2022
Cinema

Gagarine: le banlieu come non ve le hanno mai raccontate, tra realtà e poesia

In concorso al Festival di Cannes 2020, uscirà nelle sale italiane il 19 maggio

E' possibile raccontare la periferia in un modo poetico, che non cada nella trita retorica, e non sia stato già visto e rivisto? La risposta, affermativa e davvero brillante, è tutta nel film Gagarine, di Fanny Liatard e Jeremy Trouilh. Passato in concorso qualche tempo fa ad Alice nella Città e al Festival di Cannes 2020, finalmente uscirà nelle sale italiane il 19 maggio. A vestire i panni del giovane protagonista è il bravissimo Alséni Bathily, con lui nel cast Lyna Khoudri nei panni della bella rom Diana, Jamil McCraven che è Houssam, Finnegan Oldfield che interpreta Dali, Farida Rahouadj (Fari), Denis Lavant (Gerard).

Gagarine, la trama

Città Gagarine è uno di quei mostri di cemento con cui gli architetti di tutta Europa, dagli anni '60 in poi, hanno infestato le periferie delle grandi metropoli, creando sacche di ghettizzazione dove si è scelto di confinare i meno abbienti, sempre più lontani, in senso fisico e morale, dal centro e dai bei quartieri residenziali. Naturalmente, questa è l’analisi che ne facciamo oggi, ma quando fu inaugurata, Città Gagarine, venne annunciata come un contesto residenziale all’avanguardia, e in uno splendido giorno di sole, accolto da un bagno di folla entusiasta, a incontrare i residenti venne anche l'uomo a cui quel complesso era intitolato, ovvero Yuri Gagarin, primo astronauta, simbolo stesso del progresso, così come simbolo di progresso nell'edilizia popolare avrebbe dovuto essere Città Gagarine, e tutti i suoi omologhi sparsi nelle periferie delle grandi città del continente. Andò a finire che Yuri Gagarin, dopo aver conquistato lo spazio ed essere divenuto eroe sovietico, morì in circostanze non chiarissime per un incidente aereo, mentre Città Gagarine venne demolita nel 2019 in nome della sicurezza e del decoro. Proprio nelle ultime settimane di esistenza del complesso di case popolari viene ambientata la storia al centro del film. Il protagonista, un sedicenne che cresce praticamente da solo in uno dei tanti appartamenti di quel posto si chiama, Youri, come il cosmonauta a cui è intitolata la sua casa e, come lui, ha una passione per lo spazio. Youri, che se la cava molto bene come tuttofare, farà di tutto per scongiurare la demolizione di Gagarine, cercando di riparare quel gigante disastrato con le sue sole risorse e il suo solo lavoro. Naturalmente, non basterà. E quando il palazzo verrà evacuato, Youri si nasconderà nell'edificio, continuando a viverci e creando anzi un mondo tutto suo. Un mondo che, ovviamente, guarda allo spazio, al sogno di arrivare fino alla luna e oltre, alla scoperta di pianeti, forse più accoglienti e più giusti.

Gagarine, un film poetico che racconta in modo originale le banlieu

L'unica certezza di Youri è il posto in cui è cresciuto: con un padre scomparso quando era piccolo, e una madre che ha inseguito un nuovo amore e una nuova famiglia lasciandolo solo, Città Gagarine per lui coincide con la sua identità. Mentre l'edificio viene demolito colpo su colpo dagli operai, Youri si aggrappa sempre di più alla sua realtà alternativa, tra fantasie e incredibili realizzazioni materiali, frutto di ingegno, creatività, manualità, frutto di tutte le risorse disponibili a cui un essere resiliente sceglie di aggrapparsi per salvare se stesso e il suo mondo. Un mondo imperfetto, scadente e brutto, ma pur sempre il suo. Youri crede con tutto se stesso che alla fine troverà il modo di salvare Gagarine.

Intorno a Youri si muovono altri personaggi, come Diana, la giovane rom di cui il ragazzo si innamora, e che condivide con lui la vita in periferia e l'esperienza dello sradicamento deciso dall'alto. E poi ci sono i vicini, che sono la comunità a cui Youri, in assenza di famiglia, riconosce di appartenere. Quando questa comunità viene spazzata via, al ragazzo, sempre più solo, non resta che aggrapparsi ai suoi sogni e alla sua insensata battaglia per Gagarine. Ed è in quel momento che i registi riescono a dare un carattere davvero unico a questo film, che riesce a raccontare in modo poetico e profondo come le piccole storie individuali sono conseguenza anche delle grandi storie pubbliche. L'incrocio dei piani di narrazione che si sviluppa soprattutto nella seconda parte del film, in cui lo spazio dell'onirico e delle fantasie di Youri si fonde e confonde con quello del reale, porta lo spettatore nel fondo dell'animo di questo ragazzo e delle sue emozioni. La sua non appare più una follia dettata dalla disperazione quanto uno slancio di vitalità, ribellione e speranza. In Gagarine non si punta lo sguardo sul buio, sul nichilismo che ripiega in violenza di tanta narrazione trita sulle periferie, ma si racconta di umanità e di quella scintilla di vita che può brillare in ogni contesto, anche il meno supportato. "Le periferie celesti", spiega Youri a Diana, "splendono meno del resto della stella, ma senza di loro la stella non potrebbe brillare". Gagarine è un bellissimo film che racconta questa luce.

Voto:8

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