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Domenica, 29 Maggio 2022
Cinema

“Generazione Low Cost”: una vita che si affanna verso un futuro difficile

Acclamata al Festival di Cannes 2021 la pellicola di Julie Lecoustre e Emmanuel Marre arriva nelle sale italiane dal 12 maggio

Viaggiare è da sempre una delle esperienze più affascinanti per l’essere umano. Trovarsi in quello spazio di passaggio da un punto di partenza verso la propria meta pronti a scoprire ciò che essa riserva. Ogni esperienza è unica e diversa e per questa ragione la sola idea di trasformarlo in un lavoro può sembrare allettante, ma come questo film ci vuole far vedere, non è affatto così. Il personale di un aereo è costantemente in movimento e nel giro di un giorno può coprire diverse rotte senza però vedere nulla del posto in cui si trova. È qui che cade l’incanto rotto soprattutto dalle nuove modalità e dai nuovi ritmi di volo delle compagnie low cost. Con lo scopo di offrire un viaggio che sia più piacevole possibile e più adeguato a rispondere a tutte le esigenze, un volo si trasforma spesso in una transazione commerciale. Si forniscono voli a prezzi bassi per un soggiorno breve in cui si vive la città nel giro di un weekend. Tutto è ridotto, tutto è confezionato per essere a breve termine e fornisce l’illusione di aver vissuto alla giornata. Una precarietà che investe anche chi vi lavora. Giovani uomini e donne che non hanno la possibilità di costruire un futuro concreto e di stabilire dei legami che durino nel tempo.

Emmanuell Marre ha affermato che l’idea del film è arrivata proprio da un’assistente di volo incontrata su un aereo. Durante il decollo questa mostrava un volto più intimo e personale, mentre qualche minuto dopo, ha indossato il suo sorriso migliore. Questo aspetto spinge a riflettere su queste persone e sul tipo di vita che possono condurre. Vivono in uno spazio mai tangibile, mai concreto, una sorta di limbo costantemente in movimento. Il ritratto di una generazione che in cerca di un lavoro, di trovare una posizione nel modo accetta questi contratti a tempo dove però arrivano a perdere proprio ciò per cui lavorano. Il film ci invita anche a riflettere sui meccanismi di controllo e omologazione a cui sono sottoposti per fornire il miglior servizio possibile. Zero legami, zero vita privata ma massima disponibilità e flessibilità. In questo flusso costante di richieste, di affannarsi e di mete che scorrono davanti ai finestrini, c’è tempo per una vita?

La trama di “Generazione Low Cost”

Cassandre (Adèle Exarchopoulos) è una giovane assistente di volo che lavora per una compagnia aerea low cost. Si sposta costantemente da una meta all’altra senza mai fermarsi per davvero. Ha un appartamento fornitole dalla compagnia a cui torna spesso e che condivide con colleghe e colleghi con i quali però non lega mai davvero. È proprio la mancanza di legami ad essere al centro della sua vita; spostandosi costantemente vede posti nuovi per brevi momenti, passa serate in discoteca con i colleghi e conosce ragazzi per una notte su un’app di appuntamenti. I ritmi della compagnia sono opprimenti e non lasciano spazio per altro. Ogni volo deve essere perfetto, gli affari devono andare bene con le vendite di bibite, snack e accessori. Non ha tempo per preoccuparsi di un futuro che non riesce neanche ad immaginare.

Quando il suo contratto sta per cadere Cassandre torna a casa da suo padre e sua sorella. Scopriamo che ha subito un lutto: la madre è morta in un’incidente d’auto. La prospettiva di viaggiare e non fermarsi mai le è sembrata quasi allettante rispetto all’idea di affrontare il lutto e convivere con le sue conseguenze. Tornare a casa la rimetterà non solo di fronte al passato ma anche davanti alla vita, così diversa dalla sua, che le persone che conosce conducono. Un momento di riflessione e consapevolezza per cercare di capire cosa vuole e chi vuole diventare. Non vi sveliamo altro, qui sotto lasciamo il trailer del film.

Generazione low cost locandina-2

Il potere di un’uniforme

La generazione di giovani quasi trentenni di cui il film parla è a tutti gli effetti persa. Non ha punti di riferimento in un mondo che si affanna alla ricerca di un domani sempre migliore. La cosa che più colpisce è vedere come tutto questo sia interiorizzato nella policy della compagnie low cost. Cassandra e le sue colleghe non hanno tempo per preoccuparsi di un futuro; non possono permettersi di protestare se i loro diritti non vengono rispettati. Si affannano ad andare avanti e vivere giorno dopo giorno senza contemplare un piano a lungo termine della propria vita. Quando vengono preparati gli viene spiegato di doversi annullare. Niente passato, niente problemi personali e niente futuro, esiste solo il presente e il momento del volo. A questo si connette l’importanza dell’apparenza e dell’aspetto fisico. Un lavoro come quello dell’assistete di volo richiede delle caratteristiche fisiche che devono compiacere i clienti e farli sentire a proprio agio. Un sorriso deve essere rassicurante, deve cancellare tutti i problemi e non deve far trasparire insicurezze, così come lo sguardo deve essere sicuro di sé e determinato. Sembra quasi che non ci sia spazio per le emozioni e si debba diventare ingranaggi di una macchina ben rodata. L’uniforme diventa lo schermo che separa la loro identità come donne e uomini da quella di
assistenti di volo.

Il rischio di tutto questo è quello di perdersi e Cassandre rischia di sparire, come suggerisce la canzone - l’unica presente - nella scena finale del film. Questo si divide in due sezioni ben definite che hanno ritmi diversi. La prima metà è un ritratto schietto e senza filtri di questa vita frenetica mentre la seconda è più lenta e pacata. La macchina da presa di sofferma molto sul viso della protagonista - un’ Adèle Exarchopoulos bravissima che infonde una potenza a scene in apparenza semplici - e degli altri. Non c’è filtro nella lente, tutto è chiaro, limpido e schietto, mentre nella seconda parte del film le immagini cambiano. Se il ritmo rallenta perché Cassandre si ferma per un periodo, la sua vita attraverso la macchina da presa viene filtrata da colori più caldi, quasi avvolti da una patina di protezione. Una scelta tecnica che vuole far capire come la protagonista cerchi di affrontare quella parte della sua vita da cui è sempre fuggita. I ricordi della madre e della sua famiglia sono ricchi di quel calore e familiarità che nella sua altra vita manca. “Generazione Low Cost” è sicuramente una pellicola importante che ci ricorda l’importanza di sapersi fermare un attimo e respirare; capire l’importanza del presente e della sua profondità. Unica pecca è la mancanza di una direzione ben definita del percorso della protagonista che invece continua a rimanere sospesa in questo limbo. Una scelta che sebbene sia coerente con il messaggio del film, forse avrebbe concesso alla pellicola una sensazione di maggiore concretezza.

Voto: 6.5

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