rotate-mobile
Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Today

Opinioni

Today

Redazione Today

Ghostbusters Legacy, recensione: Un nostalgico revival Acchiappa-citazioni

5 anni dopo il tanto criticato revival al femminile, i Ghostbusters tornano al cinema con un sequel della saga originale anni ’80, all’epoca diretta da Ivan Reitman e qui fatta resuscitare da suo figlio Ivan. Per l’occasione si sono ritrovati sul set Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Sigourney Weaver e Annie Potts, tutti chiamati a reinterpretare i personaggi nati nel lontano 1984, in un nuovo capitolo ambientato ai giorni nostri che segue una madre single e i suoi due figli in una piccola città ai più sconosciuta, dopo aver ereditato la vecchia casa paterna della donna. La casa di Egon Spengler, storico acchiappafantasmi…

Provare a ripetere quanto fatto con enorme successo da Jurassic World, Star Wars: Il Risveglio della Forza e Halloween. Ad Hollywood è tempo di nostalgici sequel che sappiano riunire cast iconici, riportando in vita personaggi indimenticati, cancellando sequel poco fortunati, con spruzzate di malinconia vintage che sappiano essere abbondantemente citazioniste.

Cosa funziona e cosa non funziona

Il 44enne Reitman, 4 volte candidato agli Oscar grazie ad acclamati film come Juno e  Tra le nuvole, ha sapientemente celebrato il cult diretto nel 1984 da suo papà Jason, aggiornando il mito dei Ghostbusters senza perderne la brillantezza e la leggerezza, guardando però quasi esclusivamente all’amore del fandom. Un po’ Acchiappafantasmi e un po’ Goonies, in Ghostbusters: Legacy sono degli adolescenti i veri protagonisti della pellicola, con la 12enne Phoebe genio incompreso come suo nonno e il 15enne Trevor ribelle folgorato dal fascino di una sconosciuta coetanea, senza dimenticare l’esilarante nerd e complottasta Podcast. I grandi, ovvero mamma Callie, che mai ha perdonato quel padre improvvisamente scomparso senza mai più farsi sentire, e il professore Chad, sismologo goffo e infantile, rimangono ai margini di una pellicola che guarda agli adventure movie a tinte adolescenziali firmati Steven Spielberg,   faticando però ad inventare qualcosa di realmente nuovo, originale.

Ghostbusters: Legacy è di fatto Ghostbusters del 1984, con addirittura identica entità malefica, Gozer il gozeriano, divinità sumera del 6000 A.C. qui pronta a tornare sulla Terra e a ritrovare i suoi due adoratori Zuul il Guardia di Porta e Vinz Clortho il Mastro di Chiavi. Questo perché Ivo Shandor, capo di una setta devota a Gozer che edificò il grattacielo di Manhattan 37 anni fa al centro di un portale ultraterreno, ha costruito anche la piccola città dell’Arkansas in cui il dott. Egon Spengler ha passato gli ultimi decenni della sua esistenza, in totale solitudine. Ma non perché fosse matto...

L'effetto nostalgia

Jason Reitman & Gil Kenan, sceneggiatori di questo revival, seguono pedissequamente lo schema nel 1984 tracciato da Dan Aykroyd e Harold Ramis, autori del film originale, omaggiando costantemente quest’ultimo, scomparso nel 2014 all'età di 69 anni. Nel farlo hanno seminato una quantità disumana di oggetti di scena e battute volutamente figlie del cult anni ’80, guardando a quel fandom che venera Ghostbusters da quasi 40 anni. Ritroviamo quindi non solo Slimer, invecchiato e sempre più affamato, bensì persino l’Uomo della Pubblicità dei Marshmallow, qui in versione ridotta e solo apparentemente adorabile, in perfetto stile Piramide di Paura, altro cult anni ’80 non a caso prodotto da Spielberg. Immaginare un nuovo Ghostbusters con dei ragazzini protagonisti era apparentemente un azzardo, ma i due sceneggiatori hanno dato forma ad un maturo rapporto madre/figli e ad una coppia di "nerd" che funziona splendidamente, rubando la scena al più celebre Finn Wolfhard, volto di Stranger Things.

Interamente dedicato ad Harold Remis, che sul finale torna magicamente in vita grazie alla CG (emozionando i più deboli di cuore), Ghostbusters: Legacy diverte ed intrattiene giocando facile sui ricordi di glorie passate mai dimenticate, andando sul sicuro con brillanti battute, effetti speciali e nostalgiche strizzatine d'occhio a ciò che spaventosamente funzionò poco meno di 40 anni or sono. Legare due film così cronologicamente distanti era tutt'altro che semplice, ma Reitman e Kenan, con tutti i limiti e gli eccessi citazionisti del caso, sono riusciti nell'impresa di ridare fiato ad un franchise che si pensava morto e sepolto. A giudicare da ciò che si vede al termine di tutti i titoli di coda, infatti, siamo solo al primo nuovo capitolo di una risorta e potenzialmente ricchissima saga.

Voto: 6.5

Si parla di

Ghostbusters Legacy, recensione: Un nostalgico revival Acchiappa-citazioni

Today è in caricamento