Giovedì, 17 Giugno 2021
Cinema

INTERVISTA | Guia Jelo: "Volevo mollare tutto, Terence Hill mi ha salvata"

L'attrice siciliana, nelle sale con il film 'Il mio nome è Thomas' del regista italo-tedesco, racconta 40 anni di carriera, tra croci e delizie del mondo dello spettacolo. Dall'onoreficenza di Cavaliere al Merito della Repubblica a Weinstein: "Io, che mi sento un po' Cenerentola, insegno ai miei allievi che la pianura non esiste"

Terence Hill, 79 anni, e Guia Jelo, 65, sul set del film "Il mio nome è Thomas"

Quarant'anni di carriera. L'arte prima della fama. "Ho interpretato la santa e la buttana". Di Guia Jelo, 65 anni, Giorgio Strehler disse  "Non farti chiamare attrice, tu sei un'artista". Eppure, dopo gli innumerevoli ruoli interpretati tra cinema, palcoscenico e tv, ci confida che alcuni mesi fa stava per mollare tutto: "Quando ho provato a contare i miei lavori mi è venuto un incredibile senso di angoscia, perché mi sembrava di contare tanti figli morti".

Dal teatro alla fiction. Da La Lupa di Giovanni Verga alla "mamma di Manuela Arcuri" in Pupetta su Canale 5. La carriera di Guia sono tante perle di preziosità diversa lasciate scivolare con amore intorno al filo di una collana, gemme su una corona... da orgogliosa "Cenerentola". "Sì, mi sono sempre sentita un po' Cenerentola nel mondo dello spettacolo - racconta - Perché la cosa pazzesca è che sistematicamente viene il Principe chiamato 'successo', sistematicamente mi mette la scarpa, scopre chi sono, esulta, ma poi non mi sposa". 

L'anima e l'arte di Guia sono nelle risposte gridate durante l'intervista, contraltare della passione impetuosa che mette sul palcoscenico. E' donna. E' siciliana. E' l'incedere della lava dell'Etna. "Sono come la sciara: il magma che corre nelle terre intorno al vulcano e diventa pietra lavica. E' struggente ma innocua: io sono passata ma non ti ho fatto niente". 

Perché pensava di gettare la spugna? 
Perché questo lavoro è anche sofferenza. Non nascondo che a volte ho faticato a pagare le bollette. Lo dico sempre ai miei allievi: non tutti diventano Raoul Bova. Lo spettacolo è fatto di Raoul Bova ma anche di tante Guia Jelo che scalano montagne per "farcela". Scrivono di me che sono "un'attrice di straordinaria bravura ma non utilizzata quanto il suo curriculum merita": lo leggo nelle brochure dei film che faccio. 

Non sono certo mancati riconoscimenti nella sua carriera. 
Ciclicamente nella mia vita sono arrivati successi e ciclicamente si sono spente le lampadine. Persino dopo il Festival di Cannes (partecipava con Le Buttane di Aurelio Grimaldi nel 1994, ndr). Ed anche quando ho ricevuto dal presidente l'onoreficenza di Cavaliere al Merito della Repubblica: non è che l'anno dopo ho mangiato soldi fritti. Negli anni '90, quando ho lavorato in teatro con Michele Placido, il pubblico mi dedicava standing ovation. Ogni volta mi montavo la testa. Ed ogni volta si spegnevano le luci. Ero arrivata a voler uscire da questo mondo. 

Poi è arrivato Terence Hill.
Il suo Il mio nome è Thomas (al cinema a partire dal 19 aprile, ndr) è stato una svolta per me. Alla mia età è difficile trovare ruoli belli. E, nonostante il minutaggio del film non sia quello di una protagonista, ne sono fiera: interpreto zia Rosi, bizzarra scrittrice siciliana che spiega "l'amore amichevole" tra i due protagonisti. La sceneggiatura è sublime: lo è nel modo insolito in cui rappresenta un amore assolutamente platonico, lontano da schemi e da afferenze fisiche. Ed è arrivata in modo totalmente inaspettato. Anche in questo caso ho creduto molto all'opera degli angeli. 

Guia_Terence-2

Cosa intende? 
Gli angeli non sono quelli con le ali. Certo, Terence rispecchia l'iconografia classica del serafino, ma non è quello il concetto: gli angeli sono persone come lui che camminano sulla terra. Lui mi ha dato la forza di continuare mettendomi di fronte al fatto compiuto: conosceva tutto di me, mi ammirava e mi ha scelta a scatola aperta. E' una persona meravigliosamente rispettosa dell'essere umano e dei colleghi che hanno avuto una vita in salita. Io ho sempre lavorato molto, ma non sono mai stata "ammanigliata", né scesa a compromessi. Lo dico con molta lealtà e con il coraggio di dire anche cose negative.  

"Ammanigliata".

Non ho mai avuto appoggi, né nepotistici né politici. E' inutile girarci intorno: certe dinamiche esistono. In alcuni casi non vanno intese come "scambio",  ma come "vita": affidare una scrittura per meriti nepotistici a persone brave come sono i figli d'arte Ricky Tognazzi o Alessandro Gassmann non è negativo, è sacrosanto. Poi, però, esiste anche l'appoggio istituzionale, quello che invece pretende uno scambio: e in quel caso, o qualcuno si innamora di te e tu ci vai (cosa lontanissima da me di galassie), oppure un politico ti dà una direzione artistica ma vuole che gli porti voti. Non mi vergogno a dire che è così. Potete scordare di non dare qualcosa in cambio. Qualcosa va messo nel pacco dono...

Niente di più attuale, purtroppo, dello "scandalo Weinstein".
I favori sessuali esistono in tutti gli ambienti. Esistono persone che invece di andare a puttane vanno ad attrici. Ma c'è anche chi va a commesse o a infermiere. Se in quel momento ti presti, non fai il tuo lavoro ma fai la prostituta. Avrei voluto farlo anche io: andare a letto con uno che mi faceva diventare chissachì. Ma non ce l'ho fatta. Non biasimo chi lo ha fatto, ma bisogna fare attenzione a non fare le vittime quando invece si è state complici. Io ho sofferto nella mia carriera, e penso che qualcuna dovrebbe avere il pudore di stare zitta, soprattutto di fronte a chi ha sempre scalato l'Everest per poi scoprire che l'Everest non c'era. 

STARE-FUORI-GUIA-JELO-Rosalia-Bonanno_mid-2

A Catania sei docente di recitazione, quali principi insegni ai tuoi allievi?
Dico loro di continuare ad imparare sino alla vecchiaia, di non auto-asserirsi e basta, di abolire la presunzione e l'immodestia. La pianura non esiste: è questo il bello del nostro lavoro. E' un lavoro d'arte e l'arte non è una cosa che arriva solo attraverso lo studio. Devi avere il tuo Dio accanto: ovvero te stesso e la tua forza. Insomma, devono imparare a pendere dalle labbra dei vecchi. 

Come si passa da Arthur Miller ad una fiction? Spesso c'è snobismo da parte degli attori di teatro. 
E' uno snobismo tutto italiano. E un po' francese. Il mio è un mestiere. Come mio padre, che era un avvocato, si occupava di tante cause, così io lavoro su corde vocali e sentimento. Ok è arte, ma è anche lavoro. Ciò che mi infastidisce è il contrario, e cioè che ai miei allievi ai provini venga detto "sei troppo teatrale". Ma vuoi fargli interpretare il personaggio? Era meglio se nascevo in Brasile, dove il margine è molto più sottile.

Ha mai guardato all'estero?

Quando ho iniziato io, l'estero era un solo un "optional piacevole" se si nasceva in Italia. Bastava essere bravi e italiani e si lavorava, ora invece sono subentrare altre dinamiche. Per me è stata una vetrina immensa il BurgTheater di Vienna. E poi non ho mai avuto dimestichezza con le lingue. Avrei potuto impararle solo se mi fossi innamorata ricambiata di uno straniero (ride, ndr)

E invece si è sempre innamorata di italiani.
Siciliani soprattutto. E pochi, pochissimi rispetto al numero dei miei lavori. Sono sola al momento. Ma ho due figli: Vincenzo Filippo e Giovanna Adelaide. Quest'ultima è costumista e scenografa ma è un po' disamorata dell'ambiente. Le racconto un aneddoto. Tempo fa mio figlio mi ha incontrata sul lungomare, ero un po' trafelata e senza trucco nella mia macchinetta scassata (che adoro) e con le buste della spesa. Mi ha detto: "Mutti, che strano vederti così... un'attrice come te... Sei troppo pura!". Era commosso e compiaciuto allo stesso tempo. Sa che i miei figli hanno chiamato Guia entrambe le nipoti?

Dopo 40 anni di carriera, qual è un'altra perla che sogna di aggiungere alla sua collana?
Al momento aspetto il 10 maggio e il debutto al cinema Odeon di Catania, la mia città, con il film in dialetto catanese “La Divina Dolzedia” di Aurelio Grimaldi. Ci tengo moltissimo. Poi sogno nuove storie e nuovi registi. Io sono un po' Almodovariana, quindi mi sento portata per i misteri di Ferzan Ozpetek: sarebbe un piacere se mi dedicasse un po' della sua arte. Me lo ricordo quando era ancora agli inizi e faceva l'aiuto di Ricky Tognazzi: io me lo coccolavo perché già lo ammiravo. Lo incontrai anni dopo, quando era diventato famosissimo, e mi disse: "Alcuni tuoi colleghi dell'epoca mi snobbavano perché ero un "mezzo orientale" da non considerare, tu invece sei sempre stata la stessa".  

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

INTERVISTA | Guia Jelo: "Volevo mollare tutto, Terence Hill mi ha salvata"

Today è in caricamento