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Domenica, 29 Maggio 2022
Cinema

Al cinema “Hope”: l'importanza dei rapporti umani davanti alle difficoltà

Dopo aver concorso al Toronto Film Festival del 2019 e la presentazione in anteprima al Berlin International Film Festival del 2020, il film di Maria Sødal arriva nelle sale italiane dal 12 maggio distribuito da Movies Inspired

La “Speranza” è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
e non smette – mai –[…] 

Emily Dickinson 


Così la descrive la poetessa americana, ed è proprio in quel momento lì, quando ci si aggrappa ad essa e le si permette di dare conforto, che si smette per un secondo di avere paura. Ma esattamente come un uccellino questa può volar via e portare con se quel conforto: volatile appunto. “Hope” di Maria Sødal ci racconta una storia in cui questo sentimento sebbene altalenante persiste. Un racconto autobiografico che la regista ha scelto di portare sul grande schermo dopo 9 anni di pausa dal suo primo film, guidando due attori che regalano performance brillanti: Andrea Bræin Hovig e Stellan Skarsgård. Un dramma delicato e potente nel suo schietto racconto che, attraverso la malattia e le sue conseguenze, spinge una coppia a rivedere la loro relazione e il loro passato. Compagni di vita che sono stai risucchiati dalle ambizioni e dal lavoro finendo intrappolati in una routine fatta di silenzi e assensi senza veri confronti. Una mancanza di comunicazione che li ha separati e li ha spinti a coltivare la propria strada e, come dice Anja, a vive la felicità che meritano, ma non a costruirla insieme. 

Per le sue due ore, “Hope” riesce a coinvolgere lo spettatore e a fargli provare una gamma di emozioni diverse. Dallo sconcerto, alla paura, dall’ansia alla compassione e la tenerezza. La sceneggiatura di Maria Sødal delinea personaggi forti ma imperfetti, troppo presi dalle circostanze per notarsi quando sono in reciproca presenza. I dialoghi colpiscono per la forza dei loro significati e riescono a strutturare una storia non banale ma fatta di alti e bassi: nessun messaggio motivazionale, nessun addio commovente, solo la brutale realtà di una situazione spinosa e difficile che devono gestire. Un fulmine a ciel sereno che scuote il loro equilibrio spingendoli al confronto e portandoli a dover fare i conti con una realtà improvvisamente incombente e spaventosa ma anche con la primaria necessità del supporto umano e familiare. 


Di cosa parla “Hope”

Anja (Andrea Bræin Hovig) è una coreografa reduce dal successo del suo primo spettacolo all’estero. Torna in Norvegia dai suoi figli e dal compagno Tomas (Stellan Skarsgård) anche lui preso dal lavoro. I due vivono da anni un rapporto sempre più distante e carico di silenzi dovuto all’ingombrante presenza del lavoro e una routine consolidata. Da qualche tempo però Anja accusa dei costanti mal di testa e decide di fare una visita a ridosso della vacanze di Natale. Dalla risonanza emerge un tumore al cervello, possibile metastasi di un precedente tumore che la aveva colpita l’anno precedente ai polmoni. La notizia li sconvolge e i due decidono di non dire nulla ai ragazzi prima di avere ulteriori notizie. 

Trascorrono il Natale con il peso di questo segreto, la paura e lo stress. Da ulteriori analisi si evince che è possibile rimuoverlo chirurgicamente, ma le possibilità a lungo termine sono poche. Anja, distrutta tra il dolore fisico e quello emotivo, decide di comunicarlo ai loro figli. 
Insieme a Tomas contatta poi il miglior chirurgo della Norvegia che accetta di operarla. Si susseguono le analisi e le opinioni sembrano essere sempre diverse: chi le da speranza dicendo che è possibile rimuoverlo con poche conseguenze, chi invece le dice di arrendersi e non accanirsi in cerca di una cura. Spaventati dalla fragilità della situazione, Anja e Tomas dovranno affrontare non solo la paura della malattia ma anche un viaggio in cui cercheranno di curare il loro rapporto.

Riscoprirsi - “Hope”

Ciò che innesca la narrazione del film è la scoperta del tumore di Anja. Lei e Tomas sono lontani e presi dal lavoro, ma quando arriva la diagnosi sono insieme. La malattia diventa quindi - tristemente -  l’elemento che li fa riavvicinare e, allo stesso tempo, il segreto e opprimente peso che condividono per proteggere la loro famiglia. Da quel momento la loro vita assume un aspetto completamente diverso e tutto viene rimesso in prospettiva. Nonostante la lontananza Tomas è vicino ad Anja e se ne prende cura come può. Segue i suoi sbalzi d’umore dovuti ai medicinali, la accompagna ad ogni visita e con lei assorbe ogni informazione nuova. Tutti questi passaggi possono sembrare superflui eppure sono tra gli elementi che fanno la differenza. Viverli con i loro occhi, attraverso le loro espressioni, fa si che il film si dilati e ogni attesa, ogni giorno diventi terribilmente lungo conferendo al racconto un velo di realtà. In più la performance ottima di Stellan Skarsgård lascia il segno tratteggiando un uomo in apparenza impassibile ma fortemente colpito dagli eventi.

L’altra faccia della medaglia è poi la condivisione della notizia con la famiglia, ed è qui che la speranza entra in gioco. Un medico suggerisce ai due di dare ai figli la notizia con almeno il 10% in più di speranza rispetto alla realtà. Ma questa non funziona solo per i ragazzi, ha effetto anche su Anja che però è sempre più confusa. Va avanti perché non può fare altro, spaventata e a volte determinata. Nel corso del film il suo approccio alla malattia cambia: vuole sapere tutto e pianifica la vita della famiglia senza di lei, poi la paura prende il sopravvento e si sente oppressa da ogni cosa, incluse le decisioni prese adesso che il tempo scorre e che hanno un retrogusto amaro. Tutto questo arriva grazie alla recitazione dei due protagonisti. Eccellente Andrea Bræin Hovig che conferisce al suo personaggio un caleidoscopio di emozioni, dalla dignità alla paura. La regia è poi molto delicata e regala tante scene di confronto tra i due, primi piani in cui profondi e pregnanti dialoghi danno spessore e realismo al momento di crisi che attraversano, il tutto con una fotografia dai toni pastello che riveste il film di una complessiva eleganza. Una pellicola non facile da affrontare e forse per questo non adatta a tutti, ma sicuramente meritevole per il suo approccio delicato ma al contempo privo di abbellimenti ad una tematica così complicata.

Voto: 8

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