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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Cinema

'I'm Banksy', la perla italiana conquista gli Usa e punta alla nomination agli Oscar

Il cortometraggio della regista faentina Samantha Casella sbanca i Festival oltreoceano ed è in lizza per entrare nella cinquina 2020. "Il successo? Inatteso, frutto di lavoro e disciplina"

C'è una piccola gemma, oltreoceano, che brilla nella città del cinema. Con una luce propria, tutta italica, che punta in lontananza verso le statuette della celebre Academy. La gemma si intitola 'I'm Banksy' ed è il cortometraggio della 38enne regista faentina Samantha Casella, negli States ormai quasi un caso dopo avere fatto incetta di premi nei festival di maggior prestigio. Il corto è ora in corsa per strappare una nomination agli Oscar 2020: un percorso denso di ostacoli ma percorribile.

Chi è davvero Banksy?

'I'm Banksy', una piccola gemma, lo è veramente: muovendosi attorno alla vicenda personale del giornalista interpretato dall'ottimo Marco Iannitello, racconta l'ossessiva ricerca di un volto e di un'identità per il celebre genio della street art, una ricerca che condurrà a una riflessione molto più profonda. "Ero un po' fuori dall'ambiente - così Samantha Casella racconta la nascita del progetto - Mi era tornata voglia di raccontare una storia particolare e una sera, tra amici, qualcuno pose la fatidica domanda 'Secondo voi chi è Banksy?'. Partì tutto in quel momento. Vivere negli States mi ha poi suggerito le scelte per strutturarlo: in quindici minuti abbiamo creato un intreccio, costruito personaggi, un finale surreale; è una sorta di piccolo noir". 

Negli Usa - e non solo - è stato accolto in maniera trionfale: Miglior corto internazionale al Golden State Film Festival; miglior corto categoria 'Mistero' all'Olympus Fest Festival; miglior corto straniero al Los Angeles Independent Film Festival Award; miglior corto internazionale al Los Angeles Theatrical Release Competition & Award; migliore regia al Gulf Of Naples Film Festival; miglior sonoro al Silicon Beach Film Festival; migliore regia femminile al Berlin Underground Film Festival. Cosa importantissima (e fondamentale per ottenere la nomination), 'I'm Banksy' è stato distribuito un mese nelle sale americane.

"Nel cinema siamo tutti un po' ragionieri"

"Non me lo aspettavo - racconta, con sincerità, Samantha - I miei meriti si intrecciano con una serie di persone che si incrociano nella vita, perché nessun lavoro può seguire una sua purezza assoluta. Navigare con sogni particolari è inutile, io credo che in questo mestiere occorra essere anche un po' ragionieri: la strada è quella di lavorare con disciplina. Di puro non c'è mai niente: devono quadrare tutti i mattoncini".

Il successo del piccolo corto italiano è ancora più suggestivo se si considerano i numerosi lavori - con ricchi budget - australiani, inglesi e americani presentati di recente nei festival. "Credo che ci fermeremo qui - spiega Samantha - Arrivare alla nomination è un percorso complicatissimo: servirebbe che in Italia qualcuno promuovesse 'I'm Banksy' per dargli un'ulteriore spinta. Paradossalmente, negli States l'ha avuta e ringrazio la città di Los Angeles e gli addetti ai lavori per la visibilità concessa".

Corto girato nella sua Faenza

Il paradosso si completa sapendo che il corto è stato girato in Italia, nella Faenza dei genitori di Samantha, con cast interamente romano. "In un certo senso mi creava meno pressione, perché 'giocavo' in casa. Però fare questo mestiere negli Usa è più semplice, dal reperire le risorse alla possibilità di emergere. In Italia tendiamo a complicare tutto con la solita burocrazia".

La 38enne regista faentina, che si definisce "coerente, disciplinata e sensibile", si è avvicinata al cinema con Ingmar Bergman, adora Nicole Kidman e Marlon Brando, ed è cresciuta con idoli dalla forte personalità, quasi ascetica, quali Madonna e Ayrton Senna. Samantha vanta un lungo curriculum tra corti e documentari, e non si fa certo consumare dall'attesa degli Oscar 2020. "Sto lavorando a un lungometraggio - confessa -, una sorta di horror ambientato interamente in un bosco, ma nel frattempo comincerò le riprese di un nuovo corto, un po' più complicato. L'importante è non rimanere mai fermi". Anche perché, parole sue (e suggestive), "l'unico stato temporale che non esiste è il presente: siamo solo proiezioni del futuro o carature che ci portiamo dietro dal passato".

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