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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cinema

“Il Fronte Interno” racconta i conflitti umani in uno spazio fermo nel tempo

L’opera prima del regista Guido Acampa arriva nelle sale il 26 maggio dopo il successo al Tiburon International Film Festival in California dove ha vinto il Federico Fellini Award per i registi esordienti

Al cuore della narrazione ci sono due guerre parallele e simultanee: quella lontana, verso cui volano gli aerei sopra il cielo di Santa Mira, e quella interna che ogni personaggio affronta. Il regista ha espressamente dichiarato: “Volevo creare un luogo remoto e immaginario con una grande base militare che rappresentasse un intero Paese in un conflitto internazionale, tuttavia il conflitto non viene mai mostrato e ci resta una comunità persa nelle sue lotte interiori”. Prova quindi ad indagare la psiche di alcune di queste persone e darci un ritratto delle loro vite. Quelle che ne emergono sono storie complicate e stratificate di uomini e donne che sembrano vivere a metà, come i luoghi che li circondano. Boschi silenziosi, luoghi abbandonati battuti dal vento che viene dal mare e percossi dai suoni degli aerei che sfrecciano nel cielo.

“Il Fronte interno” diventa così un’indagine profonda di chi cerca delle risposte, di chi desidera andare avanti ma è imprigionato dove si trova tra presente e passato. Il film è liberamente ispirato al romanzo "Santa Mira, fatti e curiosità dal fronte interno” di Gabriele Frasca e rappresenta il primo lungometraggio scritto e diretto da Guido Acampa. Per quanto la storia sia interessante e sia pervasa da un certo magnetismo, che spinge chi guarda a voler scoprire cosa accade, risulta poso sequenziale cosa che rende difficile provare a mettere in ordine tutti i tasselli. Nel cast Luigi Iacuzio, Autilia Ranieri, Margherita Imparato e Nello Mascia. 

La trama 

Santa Mira è un piccolo paesino di pochi abitanti che si trova vicino al mare. Ciò che lo rende unico nel suo genere però è la presenza di una base militare italiana da cui molto spesso - troppo - partono e arrivano aerei che solcano il cielo lasciando scie sonore del loro passaggio. Il racconto si concentra sui componenti di una famiglia: Gaudì (Luigi Iacuzio) un addestratore di cani, introverso e taciturno e la moglie Dalia (Autilia Ranieri) in procinto di prendere il dottorato ma profondamente segnata da un passato che la segue e non la lascia mai andare. La coppia ha una figlia, Clara (Margherita Imparato) che ha un rapporto complicato con la madre da cui vorrebbe più attenzioni. 

E poi ci sono i genitori di Dalia. Suo padre Damiano (Nello Mascia) non sta bene, perde lentamente la memoria ed è ossessionato dal passato e dalla guerra, convinto che la città e i suoi abitanti vengano spiati e controllati. Conosce la storia del paese che ha vissuto in prima persona e non vede di buon occhio il ruolo che purtroppo è stato affidato a Santa Mirta. Ognuno di loro cerca di scendere a patti anche con la realtà che li circonda. Il conflitto non è sulla loro terra ma l’atmosfera che pervade la città, il suo silenzio e ciò che quegli aerei rappresentano, accrescono in loro la paura di diventare anch’essi un obiettivo. Non vi sveliamo altro sulla trama, lasciandovi però il trailer qui sotto.

 

Perché guardare “Il Fronte interno” 

L’elemento che colpisce a primo impatto del film è la fotografia. La macchina si ferma su paesaggi freddi, deserti e silenziosi che però proprio per queste caratteristiche sono affascinanti. Le inquadrature indugiano sui boschi freddi e solitari, sui sentieri ricoperti dalle foglie invernali bagnate dalla poggia che cade leggera. Il gradiente opaco con cui si filtrano queste immagini gli conferiscono un carattere quasi etero che incanta lo sguardo. Allo stesso modo ci sono tanti primi piani, sia sui cani che Gaudì alleva, che sui protagonisti. A volte questi vengono mostrati a metà, soprattutto all’inizio con lo scopo di svelarli in corso d’azione. A queste inquadrature si inframezzano quelle del cielo, o meglio delle nuvole che nel loro scorrere e nella loro vastità ovattata attutiscono i rumori e le sagome degli aerei che le attraversano. Come accennato invece la storia non è sempre chiaramente delineata. I personaggi ci vengono presentati senza spiegazioni sul loro passato, solo quello di Damiano, e sta a chi guarda cercare di comprenderli.

È interessante come il tema della guerra e del controllo che questa può esercitare si intrecci con la storia di Gaudì. L’addestratore di cani li controlla, li addomestica, un po’ come accade con le notizie, con le istituzioni che cercano di tenere la situazione sotto controllo e impedire che degeneri. Una sensazione che chi vive a Santa Mirta sente aleggiare nell’aria. Un’altra figura interessante è quella di Damiano, la cui storia fa riflettere sull’importanza del passato, troppo spesso dato per scontato. Elogia il ruolo del ricordo, delle testimonianze e di come ogni piccola cosa faccia parte di un’insieme più grande che serve a costruire una vita e darle significato. “Il Fronte interno” crea quindi una storia sospesa nel tempo, irrisolta come i conflitti vissuti dai protagonisti ( e infondo anche un po’ come quelli di ognuno di noi)  e la fa specchiare in questo luogo non-luogo in cui il tempo sembra fermarsi. 

Voto: 6,5 

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