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Martedì, 30 Novembre 2021
Cinema

Perché J.K. Rowling, autrice di "Harry Potter", è accusata di transfobia

L'atteso ritorno della saga al cinema nel ventennale di "carriera" si porta dietro un vero e proprio boicottaggio

L'atteso ritorno di Harry Potter sul grande schermo per festeggiare i 20 anni di 'carriera' si porta dietro qualche veleno di troppo. L'occasione è la proiezione di Harry Potter e la Pietra Filosofale che, dopo essere entrato nella storia del cinema vantando il record di incasso al botteghino per il weekend di apertura più alto di sempre, dal 9 al 12 dicembre sarà possibile rivedere nei cinema in Italia.

Harry Potter torna al cinema, ma viene boicottato

La notizia, accolta con entusiasmo dai milioni di fan italiani, ha 'scatenato' gli haters, che attaccano l'autrice J.K. Rowling 'rea' di essere diventata miliardaria grazie alla saga del maghetto di Hogwarts (è la seconda persona più ricca d'Inghilterra dopo la regina Elisabetta), ma anche e soprattutto per le sue dichiarazioni divisive sulla comunità Lgbt. "Non voglio più supportare in alcun modo un’autrice che utilizza i suoi guadagni e il suo potere mediatico per sostenere cause transfobiche", scrive uno dei tanti internauti. "Andando al cinema farete guadagnare altri soldi a quella transfobica!", rincara un altro. Qualcuno prova a difendere l'incolpevole maghetto: "Harry Potter non è la Rowling", scrive.

Ma c'è anche chi difende l'autrice britannica a spada tratta: "Colpevole di essere rimasta una voce libera. Imperdonabile diventare famosi e non adeguarsi alla narrazione dominante", sottolinea un fan. Che l'operazione boicottaggio non sembri alla fine prendere piede sembra comunque assodato, come conferma il sarcasmo di un utente: "Ora so che film andare a vedere con la mia famiglia, grazie!", ironizza eloquentemente.

Che cosa ha detto J. K. Rowling

Tutto è iniziato quando J.K. Rowling - la seconda donna più ricca del Regno Unito dopo la regina Elisabetta - si è schierata via Twitter in sostegno di Maya Forstater, licenziata a causa della sua resistenza a una serie di proposte di legge sull'identità di genere. Rowling aveva dato il supporto alla donna sostenendo che non era giusto licenziare una persona "solo per aver detto che il sesso biologico è reale". 

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