Giovedì, 3 Dicembre 2020

Barbara Alberti attrice per Ozpetek: “Un film che è atto di civiltà. Mi piacciono i ragazzi di oggi perché parlano di 'fluid'” (INTERVISTA)

Scrittrice anticonvenzionale per eccellenza, sul set interpreta "una vecchia stronza" vittima di antichi pregiudizi. "È stata Mina a consigliare a Ferzan il mio nome. Il suo film è politico nel senso più alto del termine, perché non si parla più di gay o non gay, ma di persone felici o non felici". E sul Grande Fratello Vip...

Barbara Alberti durante il phocall del film ''La Dea Fortuna'', Roma 17 dicembre 2019. ANSA/FABIO FRUSTACI

Nel suo ultimo film 'La Dea Fortuna', che è rivendicazione dell'amore come libero arbitrio oltre etichette e convenzioni, Ferzan Ozpetek chiama al debutto come attrice una donna che è da sempre emblema dell'anticonvenzionalità: l'iconica Barbara Alberti, 76 anni, scrittrice, sceneggiatrice, giornalista, ed altre definizioni che risulterebbero riduttive per chi, illuminante ed illuminata, è nata libera dai preconcetti tanto da laurearsi in filosofia ma non per questo schivare i talk più popolari del pomeriggio televisivo.

A lei, forse proprio per amore di paradosso, il regista italo-turco assegna il ruolo della arcigna Elena Muscarà, ultimo baluardo di antichi pregiudizi e mamma crudele della protagonista Annamaria (Jasmine Trinca). Tanto che quest'ultima, quando si scoprirà malata, deciderà  di affidare i suoi due bambini ad una coppia di amici gay (Stefano Accorsi e Edoardo Leo) e non certo a lei. "Ozpetek dice che non vuole dare un messaggio e questo gli sarà conteggiato in paradiso, perché oggi tutti vogliono dare un messaggio - dice Alberti al termine della conferenza stampa, con le rughe orgogliose che le solcano il viso e lo chignon diligente a contrasto dell'umorismo vivace - Il suo, però, arriva molto forte. E' la prima volta che vado al cinema e la tematica non è 'siamo gay, non siamo gay', bensì è 'siamo felici o non siamo felici'. Questo è un film politico, nel senso più alto del termine".

Ci spieghi meglio.

Io trovo che la domanda 'Ma tu sei omosessuale?' sia veramente villana. Quando, nel corso della mia vita, me l'hanno chiesto, ho sempre risposto: 'Da qui a stasera, che ne so?'. Oggi c'è questo marchio dell'identità, identità, identità... Piano. Mi piacciono i ragazzini proprio perché cominciano a parlare di 'fluido'.

Il primo film cult di Ozpetek, Le Fate Ignoranti, uscì 18 anni fa. Nel frattempo che cos'è cambiato nella società?

A rispondere dovrebbe essere un sociologo. Io penso che c'è ancora una grande inciviltà. Perché alla fine quello che la gente vuole è la clava, ma non voglio parlare di politica segnatamente. Quello di Ozpetek è un atto di civiltà. E un atto di civiltà non ha valore se non è arte. Non puoi fare un manifesto se non c'è l'arte, se manca il sentimento.

Interpreta una donna agli antipodi da se stessa. "Una vecchia stronza", per usare le sue parole. Per costruire il personaggio si è affidata di più all'istinto o allo studio?

A Ferzan.

E che tipo di regista è Ferzan?

Una mamma, un papà, uno zio. E' un patriarca dotato di saggezza profondissima e grande attenzione per l'altro. Riesce a rapportarsi con chiunque, ha una sensibilità quasi medianica. Spesso gli artisti sono chiusi in loro stessi, lui invece è un'artista della percezione del prossimo, altrimenti non riuscirebbe così bene nel racconto. La sua filmografia è una letteratura completa, qualcosa che in Italia mancava e che ha arricchito una cinematografia già ricca come la nostra.

La Dea Fortuna, la lezione d'amore di Ferzan Ozpetek

Stefano Accorsi ha definito i set di Ozpetek come 'una famiglia'.

Io mi sono sentita come Pinocchio nel Paese dei balocchi. E' stata un'esperienza umanamente meravigliosa, difficile da immaginare se non ci si mette piede. Tutto funziona, tutto è amorevole. Sembra finto. Anche se, dopo aver ripetuto 18 volte il primo ciak, ho pensato che mi avrebbero cacciata a bastonate. E invece no.

E rivedersi che effetto le ha fatto?

Mi sono fatta paura. E' terrificante. (ride, ndr)

Allora i suoi sforzi sono riusciti. Per lei si tratta di un vero e proprio debutto. Come è avvenuto l'ingaggio?

Ho un piede nella fossa e mai avrei pensato di fare l'attrice. Un giorno mi ha chiamata mio figlio (il giornalista Malcom Pagani, ndr) e mi ha detto che Ferzan era interessato a me. 'Che vuole?', ho chiesto. 'Cerca una vecchia cattiva, una che abbia proprio la faccia da carogna', mi ha risposto. Io quella già ce l'ho di mio ma, dopo che mi ha conciato lui, avevo proprio la divisa da stronza. Prima d'ora avevo fatto solamente un'esperienza in teatro, ma in quel caso leggevo cose mie e a volte neanche dicevo le battute per la vergogna nei confronti dei miei compagni che già le conoscevano.

Stavolta galeotta fu Mina, interprete di 'Luna Diamante', colonna sonora del film. E' stata lei a fare il suo nome ad Ozpetek.

Eppure neanche la conosco. Non ho mai avuto occasione di baciarle la veste. Pensavo non avesse idea della mia esistenza. La mia prima sorpresa è stata proprio questa: che mi conoscesse.

Il suo primo set, dicevamo. E condiviso con "colleghi" attori di un certo calibro.

Le ragazze del quartiere mi inseguono pensando che sono intima di Edoardo Leo. Stamattina, in banca, ne avevo tre intorno. Lui e Stefano Accorsi mi sono piaciuti da pazzi. Mi ha entusiasmato anche veder lavorare i due bambini. Sono due piccoli Oscar: Sara Ciocca, un genio della recitazione, e Edoardo Brandi, esordiente e meraviglioso. E' bellissimo vedere la loro naturalezza nell'approccio alla recitazione, perché sono senza peccato. Io invece ero spaventata, perché ho sulle spalle una vita intera.

Si parla di un altro debutto per lei, quello da concorrente di un reality show, il Grande Fratello Vip,  in partenza a gennaio con la conduzione di Alfonso Signorini. C'è qualcosa di vero?

Tenga solo presente che io sono veramente una vecchia pazza.

In basso, una foto di Barbara Alberti nei panni di Elena Muscarà sul set de La Dea Fortuna, al cinema dal 19 dicembre

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